Un indice globale dell’Università di Cambridge rivela il prezzo reale degli account falsi su oltre 500 piattaforme, da TikTok ad Amazon, e mostra come i costi esplodano su Telegram e WhatsApp in prossimità delle elezioni, segnalando possibili operazioni di manipolazione politica.Un indice globale dell’Università di Cambridge rivela il prezzo reale degli account falsi su oltre 500 piattaforme, da TikTok ad Amazon, e mostra come i costi esplodano su Telegram e WhatsApp in prossimità delle elezioni, segnalando possibili operazioni di manipolazione politica.

Un esercito di bot a pochi centesimi

Una volta, per influenzare l’opinione pubblica, servivano manifesti, comizi in piazza, volantinaggi sotto la pioggia. Oggi basta una carta prepagata e qualche clic.

L’Università di Cambridge ha appena presentato il Cambridge Online Trust and Safety Index, COTSI, il primo indice globale che monitora in tempo reale il prezzo per acquistare verifiche di account falsi su oltre 500 piattaforme online in tutti i Paesi del mondo, dai social ai marketplace, passando per gaming, finanza e persino grandi marchi commerciali. (University of Cambridge)

In pratica, un listino prezzi dell’“economia della manipolazione” digitale, dove con pochi centesimi ti porti a casa un’identità usa e getta.


Dove i falsi costano meno: Russia, USA e Regno Unito

Lo studio mostra che Russia, Stati Uniti e Regno Unito sono tra i luoghi più economici per comprare verifiche SMS necessarie a registrare account falsi. Il costo medio per un singolo codice di verifica può scendere fino a circa 0,08 dollari in Russia, intorno ai 0,10 dollari nel Regno Unito e a pochi centesimi in più negli USA. (University of Cambridge)

All’estremo opposto del listino troviamo Paesi come il Giappone, dove il prezzo medio sale fino a circa 4,93 dollari, e l’Australia, con oltre 3 dollari per verifica. La differenza non è casuale: sono nazioni che richiedono procedure più severe per ottenere una SIM, come prova di residenza o documento con foto, e questo fa lievitare il costo dell’operazione per chi vuole restare nell’ombra. (University of Cambridge)

È uno di quei casi in cui le vecchie regole “noiose” della burocrazia, documenti alla mano e identità verificata, diventano un argine moderno contro il caos digitale.


Piattaforme low cost e piattaforme “di lusso”

Il COTSI mostra anche un quadro sorprendente sulle piattaforme più vulnerabili. Meta, Shopify, X, Instagram, TikTok, LinkedIn e Amazon risultano tra gli ecosistemi dove la verifica di account falsi è più economica, spesso pochi centesimi per account. (University of Cambridge)

In altre parole:

  • creare un profilo fake su Facebook o Instagram è relativamente economico
  • gonfiare recensioni su marketplace come Amazon o Shopify è alla portata di molti
  • costruire una “fanbase” artificiale su TikTok o X costa meno di una colazione al bar

Le cose cambiano con Telegram e WhatsApp, dove i prezzi medi sono più alti, intorno a circa 0,89 dollari per Telegram e 1,02 dollari per WhatsApp, proprio perché il numero di telefono è più visibile e centrale nell’interazione. (Financial Times)

Qui l’anonimato costa di più. Ma c’è un dettaglio che inquieta: i ricercatori hanno osservato che i prezzi per le verifiche di account falsi su queste app aumentano in prossimità delle elezioni nazionali, segnalando una maggiore domanda, verosimilmente legata a operazioni di influenza politica. (University of Cambridge)


Un mercato da miliardi per comprare fiducia finta

Dietro quei pochi centesimi per un codice SMS c’è un’economia tutt’altro che marginale. I ricercatori stimano che il mercato globale delle verifiche via SMS per account fasulli possa valere almeno un miliardo di dollari all’anno. (University of Cambridge)

Il meccanismo è sempre lo stesso:

  1. esistono servizi di “attivazione SMS” che mettono a disposizione numeri temporanei
  2. i botmaster li usano per registrare profili su centinaia di piattaforme
  3. una volta creati, questi account possono:
    • amplificare contenuti politici o ideologici
    • spingere prodotti con recensioni false
    • gonfiare follower, like, visualizzazioni
    • inscenare conversazioni “spontanee” tra utenti che in realtà non esistono

Lo studio di Cambridge ha analizzato per un anno i dati di diversi fornitori di questi servizi di verifica SMS, mostrano come l’ostacolo teorico posto dalla “verifica via numero di telefono” sia in realtà fragile e facilmente aggirabile con numeri usa e getta reperibili a pochi centesimi. (Reuters)

È come se davanti alla porta di casa avessimo una serratura di sicurezza, ma la chiave si vendesse in stock da cento pezzi al mercatino sotto casa.


Elezioni, disinformazione e il prezzo della democrazia

Il dato forse più delicato riguarda la relazione tra prezzi e cicli elettorali. Sulle piattaforme dove il numero di telefono è più visibile, come WhatsApp e Telegram, i ricercatori hanno visto chiaramente picchi di prezzo in corrispondenza delle elezioni in vari Paesi. (University of Cambridge)

Se il prezzo sale, significa che cresce la domanda. E se cresce la domanda, qualcuno sta comprando in massa account pronti a:

  • diffondere messaggi polarizzanti in gruppi chiusi
  • far circolare notizie false e teorie del complotto
  • simulare consenso o indignazione “popolare”
  • intimidire o sommergere di odio candidati, giornalisti, attivisti

La vecchia propaganda con i manifesti incollati di notte sui muri oggi viaggia su notifiche, inoltri senza sosta e chat di famiglia. Cambiano i mezzi, non l’obiettivo: orientare emozioni e decisioni, spesso senza che ce ne accorgiamo.


Perché i prezzi contano: dalla recensione truccata al voto

Guardare al prezzo di un account falso non è un esercizio accademico. Significa capire quanto sia economico manipolare:

  • la reputazione di un ristorante o di un negozio online
  • la credibilità di un’informazione
  • il clima di fiducia attorno a un’istituzione o a una persona pubblica

Se con pochi euro posso comprare una piccola “squadra” di bot su piattaforme dove le verifiche costano poco, posso:

  • bombardare di commenti un post critico
  • alzare o abbassare il punteggio di un prodotto
  • far sembrare “virale” un messaggio che nessuno ha letto davvero

In questo senso, COTSI ci offre una bussola: non ci dice solo dove è più facile creare account falsi, ma quanto è fragile l’infrastruttura di fiducia su cui si regge la nostra vita digitale quotidiana. (University of Cambridge)


Cosa possono fare governi, piattaforme e cittadini

Di fronte a questo scenario, la risposta non può essere una sola.

1. Regolare meglio l’accesso alle SIM
Lo studio indica con chiarezza che Paesi con controlli più rigidi sull’acquisto di SIM, come Giappone e Australia, presentano costi molto più alti per la creazione di account falsi, rendendo meno conveniente l’uso massiccio di numeri usa e getta. (University of Cambridge)

Senza scivolare in forme di sorveglianza eccessiva, è possibile rafforzare le verifiche sull’identità, soprattutto per chi acquista grandi quantità di numeri.

2. Piattaforme più trasparenti e meno pigre
I social e i marketplace dovrebbero:

  • ridurre la dipendenza esclusiva dall’SMS come unica barriera
  • incrociare più segnali di rischio (comportamento anomalo, geolocalizzazione incoerente, uso seriale di numeri)
  • rendere più trasparente l’origine degli account e dei contenuti sponsorizzati

Una scelta che costa alle aziende, ma che restituisce valore a ciò che oggi è in crisi: la fiducia.

3. Cittadini più consapevoli, non più cinici
Dal nostro lato dello schermo, non serve diventare paranoici, ma un po’ meno ingenui, sì:

  • non fidarsi solo del numero di like o follower
  • leggere le recensioni con occhio critico, cercando pattern sospetti
  • verificare le notizie su più fonti autorevoli, soprattutto in periodo elettorale (Carnegie Endowment)

È una forma di “igiene digitale”, l’equivalente moderno del vecchio consiglio dei nonni: “Prima di firmare, leggi bene”.


Tornare a guardarci negli occhi

Alla fine, COTSI ci ricorda una verità semplice: più diventa economico comprare consenso finto, più diventa prezioso il consenso vero.

Il like dell’amico che ti conosce da anni, la recensione scritta con cura dopo un’esperienza reale, il confronto diretto in una comunità che si vede e si riconosce, valgono infinitamente più di un esercito di avatar muti e programmabili.

La tecnologia ha messo un prezzo alla falsità, pochi centesimi alla volta. Sta a noi, come cittadini e istituzioni, decidere quanto vogliamo investire nella verità, nella responsabilità e in quel gesto antico che nessuna app può sostituire davvero: guardarci in faccia e prenderci la parola sul serio.


Hashtag

#bot #accountFalsi #sicurezzaDigitale #elezioni

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Di Roberto Lambertini

Roberto Lambertini è nato a Bologna il 4 settembre 1961. Fin da giovane è stato appassionato di lettura, libri e informazione.

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