road among treesPhoto by Lorenzo Manera on <a href="https://www.pexels.com/photo/road-among-trees-27096677/" rel="nofollow">Pexels.com</a>

Estratto: Una buca non nasce con l’ultimo temporale: è spesso il sintomo visibile di un deterioramento iniziato molto prima. Ripararla in emergenza serve, ma senza manutenzione preventiva il rattoppo rischia di diventare la metafora di una politica che interviene soltanto quando il danno è ormai sotto le ruote.


C’è un momento preciso nel quale il cittadino riscopre l’esistenza delle istituzioni: quando la ruota dell’automobile precipita in una buca, la bicicletta sobbalza o il piede inciampa in una pavimentazione dissestata.

Fino a un secondo prima, la manutenzione stradale sembrava un argomento grigio, buono per tecnici, assessori e capitolati d’appalto. Dopo il colpo, diventa improvvisamente politica, economia domestica, sicurezza e, non di rado, ortopedia.

In Australia le condizioni delle strade sono entrate nella campagna elettorale dello Stato di Victoria. Il governo ha annunciato 352 milioni di dollari australiani aggiuntivi per raddoppiare il numero delle buche riparate, portandolo a 500.000 entro gennaio 2027. L’opposizione ha rilanciato promettendo cinque miliardi in quattro anni e un milione di interventi.

La vicenda, raccontata dall’ingegnere civile Ehsan Yaghoubi su The Conversation, riguarda l’Australia, ma la lezione è universale: una buca non è soltanto un difetto dell’asfalto. È un indicatore molto visibile della capacità di un’amministrazione di programmare, prevenire e utilizzare le risorse pubbliche.

La buca è il sintomo, non la malattia

Una strada asfaltata non è una semplice striscia nera posata sul terreno. È una struttura composta da più strati: il rivestimento superficiale, gli strati di materiale granulare che distribuiscono il peso dei veicoli e il terreno sottostante.

Con il passare degli anni il bitume invecchia e perde parte della propria elasticità. Il traffico, soprattutto quello pesante, sottopone la pavimentazione a sollecitazioni ripetute. A queste si aggiungono escursioni termiche, assestamenti del terreno, lavori sui sottoservizi, difetti costruttivi e problemi di drenaggio.

Quando nell’asfalto compare una crepa, l’acqua può infiltrarsi negli strati inferiori. I materiali perdono stabilità e il passaggio dei veicoli continua a comprimere e disgregare la zona indebolita. A un certo punto la superficie cede.

La pioggia che sembra avere prodotto la buca, quindi, spesso si limita a rendere visibile un deterioramento cominciato mesi o anni prima. È un po’ come accusare il termometro di aver provocato la febbre.

Perché certi rattoppi durano pochissimo

Non tutte le riparazioni hanno lo stesso scopo. Quando si apre una cavità pericolosa, l’amministrazione deve mettere rapidamente in sicurezza la strada. Si può allora ricorrere a un conglomerato bituminoso utilizzabile anche a basse temperature e in condizioni non ideali.

È il cosiddetto intervento “a freddo”: indispensabile nell’emergenza, ma generalmente meno duraturo di una riparazione eseguita rimuovendo il materiale deteriorato, preparando la sede, applicando asfalto idoneo, compattandolo e sigillandolo correttamente.

Se sono compromessi anche gli strati sottostanti, riempire soltanto il foro equivale a sistemare una tegola mentre il tetto sta cedendo. La superficie appare nuovamente uniforme, ma acqua, traffico e movimenti della fondazione possono riaprire presto il cratere.

Per questo contare il numero delle buche chiuse può essere utile per documentare l’attività svolta, ma non basta a misurare la qualità della manutenzione. Sarebbe più significativo conoscere anche la durata media delle riparazioni, i chilometri di pavimentazione risanati in profondità, i tempi di intervento e la percentuale di segnalazioni risolte definitivamente.

Bologna, i numeri dietro l’asfalto

Il problema assume contorni molto concreti anche nel territorio bolognese.

La Città metropolitana gestisce circa 1.200 chilometri di strade provinciali e stima che, considerando un costo medio lordo di 100.000 euro per chilometro, sarebbero necessari all’incirca 20 milioni di euro ogni anno per la manutenzione straordinaria. I finanziamenti ministeriali indicati per il 2025 e gli anni successivi ammontano invece a circa 4,6 milioni annui.

Non significa che ogni chilometro debba essere rifatto ogni anno. Il confronto mostra però l’ampiezza del divario fra necessità stimate e risorse ordinarie disponibili.

Per il 2026 la Città metropolitana ha programmato interventi di asfaltatura su 17 strade provinciali. Durante i periodi di pioggia persistente le squadre operano anche con materiale a freddo, soprattutto quando le buche sono piene d’acqua e possono essere scambiate per innocue pozzanghere. L’ente chiarisce tuttavia che, quando il dissesto interessa un tratto già degradato, serve una vera manutenzione straordinaria e non la sola chiusura del foro.

Nel capoluogo, il Comune di Bologna ha annunciato per il 2026 quasi 12 milioni di euro destinati a strade, marciapiedi, accessibilità, ponti e altri interventi urbani. Un milione è stato stanziato specificamente per le buche prodotte o aggravate dal maltempo.

Sono investimenti importanti, ma il punto politico non consiste soltanto nello spendere di più. Occorre sapere dove intervenire prima, con quali priorità e con quale risultato misurabile.

Il cambiamento climatico può peggiorare il problema

Temperature elevate, precipitazioni intense e alternanza fra periodi siccitosi e piogge abbondanti possono accelerare alcune forme di deterioramento.

Il caldo influenza l’invecchiamento e la deformazione dell’asfalto. L’acqua, penetrando attraverso le fessure, indebolisce gli strati inferiori e il legame fra bitume e aggregati. Nei territori con terreni argillosi, inoltre, le variazioni di umidità possono provocare rigonfiamenti e ritiri capaci di alterare la pavimentazione.

Non si può attribuire ogni buca al cambiamento climatico. Sarebbe una semplificazione comoda quanto incolpare sempre l’ultimo temporale. Le condizioni meteorologiche agiscono insieme alla qualità progettuale, al drenaggio, al traffico, all’età della strada e alla continuità della manutenzione.

Il dato rilevante è un altro: progettare le infrastrutture sulla base del clima del passato potrebbe non essere più sufficiente.

Riparare prima che compaia il cratere

La strategia più efficace è intervenire quando il danno è ancora poco appariscente. Sigillare le piccole crepe, mantenere efficienti tombini e sistemi di drenaggio, rinnovare le superfici invecchiate e consolidare tempestivamente i tratti deboli costa normalmente meno che ricostruire una pavimentazione ormai compromessa.

Qui entra in gioco anche la tecnologia. Telecamere montate sui veicoli di servizio, immagini satellitari, sensori, dati meteorologici e sistemi di visione artificiale possono riconoscere fessure e deformazioni, geolocalizzarle e seguirne l’evoluzione.

L’intelligenza artificiale, tuttavia, non stende l’asfalto e non crea fondi di bilancio. Può aiutare a stabilire dove e quando intervenire, ma funziona soltanto se le rilevazioni sono affidabili, i dati vengono aggiornati e qualcuno è responsabile di trasformare la previsione in manutenzione.

Anche le segnalazioni dei cittadini sono preziose. Il Comune di Bologna mette a disposizione un servizio online per comunicare problemi su strade, marciapiedi e spazi pubblici. Queste piattaforme, però, presentano un possibile limite: i quartieri nei quali i residenti hanno maggiore familiarità con gli strumenti digitali e più tempo per interagire con l’amministrazione possono risultare sovrarappresentati.

Una mappa delle segnalazioni non coincide necessariamente con una mappa completa del bisogno. La partecipazione dei cittadini deve integrare, non sostituire, ispezioni sistematiche e criteri tecnici trasparenti.

Perché le buche spostano voti

Una ricerca pubblicata nel 2017 sul Journal of Politics ha esaminato la relazione fra qualità dei servizi locali e comportamento elettorale, utilizzando proprio le segnalazioni di buche. Lo studio ha riscontrato che le differenze fra quartieri potevano contribuire a spiegare le variazioni nel sostegno al sindaco e ai consiglieri in carica.

Si tratta di un’associazione osservata in uno specifico contesto statunitense, non della prova che una singola buca determini automaticamente il voto. Il risultato suggerisce però che i cittadini valutano l’amministrazione anche attraverso servizi quotidiani, tangibili e facilmente attribuibili al governo locale.

Una grande infrastruttura può essere inaugurata fra molti anni. Una strada dissestata viene percorsa questa mattina.

La manutenzione ha inoltre un problema comunicativo: quando funziona bene, quasi nessuno la nota. Non esiste il taglio del nastro per una crepa sigillata in tempo. Eppure è proprio quell’intervento invisibile a evitare il danno, la caduta e la spesa più consistente.

Dalla politica del rattoppo alla politica della cura

Una città non si giudica soltanto dai progetti spettacolari, dai rendering o dalle opere destinate a lasciare il nome dell’amministratore su una targa. Si giudica anche dalla continuità con cui conserva ciò che possiede.

La buca diventa politica quando rivela le priorità del bilancio, la capacità di programmare e l’attenzione riservata a chi è più esposto. Per un’automobile può significare uno pneumatico danneggiato. Per chi usa una bicicletta, una moto, una carrozzina, un deambulatore o cammina con equilibrio precario può diventare una barriera o un pericolo serio.

L’obiettivo realistico non è promettere una città nella quale non si formerà mai più una buca. È passare da una manutenzione prevalentemente reattiva a un sistema capace di conoscere lo stato delle strade, prevederne il deterioramento, pubblicare tempi e priorità e verificare la durata degli interventi.

L’asfalto non vota, ma chi ci passa sopra sì.

In sintesi

Le buche sono generalmente il risultato finale di crepe, infiltrazioni, traffico, invecchiamento dei materiali e cedimenti degli strati inferiori. Il maltempo può accelerarne la comparsa, ma raramente rappresenta l’unica causa.

I rattoppi d’emergenza sono necessari per la sicurezza, tuttavia non sostituiscono il risanamento profondo delle pavimentazioni deteriorate. Prevenzione, drenaggio, controlli periodici e manutenzione programmata possono ridurre costi e rischi.

La vera questione politica non è soltanto quante buche vengano chiuse, ma quanto durino le riparazioni, come siano distribuite fra i quartieri e se le amministrazioni intervengano prima che il piccolo difetto diventi una voragine.

Fonti

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Di Roberto Lambertini

Roberto Lambertini è nato a Bologna il 4 settembre 1961. Fin da giovane è stato appassionato di lettura, libri e informazione.

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