Uno studio della Cornell University svela che la chiave per mantenere gli obiettivi non è il risultato, ma il piacere del percorso. Addio sensi di colpa, benvenuto divertimento!

Goditi la strada, non la destinazione: così si mantengono i buoni propositi

C’è qualcosa di poeticamente tragico nei buoni propositi di inizio anno. Quei giuramenti solenni fatti tra le bollicine dello spumante e il profumo del pandoro, promesse che spesso evaporano più in fretta dei fumi dell’alcol di Capodanno. Ma perché è così difficile mantenerli?

Una nuova ricerca della Cornell University, pubblicata su Psychological Science, ribalta le carte in tavola: non è l’importanza del proposito a determinare il successo, ma quanto ci diverte perseguirlo.

Una scoperta tanto semplice quanto rivoluzionaria.

“Fare qualcosa perché ci piace, non perché dobbiamo farla: è questa la chiave del successo a lungo termine”, afferma la professoressa Kaitlin Woolley, coautrice dello studio.

La ricetta della perseveranza? Un pizzico di piacere, un cucchiaio di coinvolgimento

Lo studio ha coinvolto 2.000 adulti statunitensi, seguiti per un anno dopo aver stabilito i loro propositi per il nuovo anno. A cadenza regolare, i partecipanti rispondevano a domande su quanto fossero motivati, quanto apprezzassero l’obiettivo e quanto lo stessero rispettando.

Il risultato è sorprendente solo in apparenza: chi ha scelto obiettivi intrinsecamente piacevoli ha avuto una probabilità significativamente più alta di mantenerli nel tempo.

Tradotto: se ti imponi di andare in palestra solo per perdere cinque chili, mollerai. Ma se vai perché ti piace ballare zumba o sentire la musica nelle cuffie mentre corri, continuerai. Il piacere è la colla della costanza.

Dalla Cina con motivazione: la prova interculturale

Per evitare che la scoperta fosse un vezzo culturale occidentale, il team ha replicato lo studio in Cina, con risultati sovrapponibili: le motivazioni intrinseche hanno superato quelle estrinseche anche in contesti culturali profondamente diversi.

Insomma, che tu stia a Pechino o a Perugia, a vincere non è la forza di volontà, ma la gioia del gesto.

Un’app per giocare con la salute

In un altro esperimento, i ricercatori hanno chiesto ai partecipanti di usare un’app che scansiona prodotti di uso quotidiano (alimenti, cosmetici) per scoprirne l’impatto sulla salute. Chi si è concentrato su quanto fosse interessante e divertente l’esperienza, ha utilizzato l’app il 25% in più rispetto a chi era focalizzato sull’utilità.

Un esempio perfetto di come l’engagement personale superi il dovere morale o sanitario.

Il paradosso dell’autodisciplina: meno ti forzi, più resisti

Ci siamo convinti che per ottenere risultati serva sudore, disciplina e fatica. E invece — udite udite — se un obiettivo sembra un peso, tenderemo ad abbandonarlo, per quanto desideriamo il risultato.

“Le persone credono che la motivazione estrinseca sia più efficace, ma questa convinzione è fuorviante”, conclude Woolley.

Il trucco, quindi, è rovesciare la narrazione: non puntare al premio, ma al piacere dell’azione.

Vuoi leggere di più? Scegli un genere che ti appassiona. Vuoi mangiare sano? Prepara piatti che ti piacciono davvero. Vuoi muoverti di più? Trova un’attività che ti faccia battere il cuore di gioia, non solo di sforzo.


Conclusione: la felicità è un esercizio quotidiano, non una meta da raggiungere

I buoni propositi non sono fallimenti in attesa, ma occasioni per coltivare ciò che ci nutre dentro. Non serve essere supereroi della produttività, basta essere curiosi esploratori di ciò che ci fa bene.

Dimenticate le liste di “cose da fare” che sembrano bollettini militari. Scrivete invece la vostra playlist di piaceri, la vostra ricetta di quotidiana motivazione, e ricordate:
la costanza nasce dal sorriso, non dal sacrificio.


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Di Roberto Lambertini

Roberto Lambertini è nato a Bologna il 4 settembre 1961. Fin da giovane è stato appassionato di lettura, libri e informazione.

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