Quando la risurrezione riaccende la speranza e fa tornare a trionfare l’amore nel nostro tempo

Pasqua oltre le tenebre

Ci sono stagioni della vita in cui il cuore conosce il Venerdì Santo molto più della domenica di Pasqua. Giorni in cui tutto sembra parlare di perdita, di stanchezza, di ferite, di guerre interiori ed esteriori. Giorni in cui il mondo appare come una stanza chiusa, con le finestre sbarrate, e l’anima si domanda se la luce tornerà davvero.

È proprio qui che la Pasqua entra nella storia dell’uomo, non come una decorazione religiosa, non come una parentesi del calendario, ma come una risposta viva di Dio alle notti dell’umanità.

La Pasqua ci annuncia che le tenebre non hanno l’ultima parola. Il sepolcro non è il punto finale. Il dolore non è il sovrano del mondo. La morte non è l’ultima firma sulla vicenda umana. In Cristo risorto, Dio proclama che l’amore è più forte del peccato, che la grazia è più forte della colpa, che la vita è più forte della morte.

Questo è il cuore del Vangelo. Questo è il centro della nostra fede. Questo è ciò che il mondo ha ancora bisogno di ascoltare, forse oggi più di ieri.

La Pasqua non nega il buio, lo attraversa

La fede cristiana non è una forma elegante di ottimismo. Non è il tentativo di sorridere mentre tutto crolla. Non è il trucco spirituale di chi mette un fiore sopra una ferita per non guardarla.

La Pasqua non cancella il Venerdì Santo, lo porta a compimento. Prima del mattino della risurrezione c’è il peso della croce. Prima dell’annuncio della vita c’è il silenzio del sepolcro. Prima del canto c’è il pianto.

E proprio per questo la speranza cristiana è vera. Perché non nasce dall’ingenuità, nasce dall’attraversamento del dolore. Gesù non risorge evitando la sofferenza, ma passando dentro la sofferenza. Non salva il mondo da lontano, lo salva entrando nelle sue ferite.

Questa è la buona notizia per ogni donna e ogni uomo del nostro tempo. Dio non ci guarda dall’alto di una distanza fredda. Dio entra nelle nostre notti. Conosce le lacrime, conosce il tradimento, conosce la paura, conosce l’abbandono. E proprio lì, nel luogo dove sembrava esserci soltanto fine, accende un principio nuovo.

Pasqua ci dice che Dio lavora anche quando noi non vediamo nulla. Il seme sotto terra sembra scomparso, e invece prepara la primavera. Il sepolcro sembra chiuso, e invece è già sul punto di arrendersi alla luce.

Il nostro tempo ha fame di speranza

Viviamo in anni inquieti. L’uomo contemporaneo ha molte informazioni, ma poca pace. Ha strumenti potenti, ma spesso un cuore stanco. Ha connessioni rapide, ma non sempre relazioni profonde. Siamo circondati da rumore, eppure soffriamo di un silenzio interiore che fa paura.

In questo contesto, la Pasqua non è una memoria lontana, è una necessità presente.

Abbiamo bisogno di speranza nelle famiglie ferite, nei giovani disorientati, negli anziani lasciati ai margini, nelle persone schiacciate dall’ansia, in chi si sente fallito, in chi combatte ogni giorno una battaglia invisibile. Abbiamo bisogno di speranza nelle città, nelle comunità, nella politica, nella cultura, nelle coscienze. Perché senza speranza l’uomo si irrigidisce, si difende, si chiude. E quando si chiude, l’amore smette di circolare.

La Pasqua, invece, riapre ciò che la paura aveva sigillato.

I discepoli, dopo la croce, si erano rinchiusi. Avevano paura. Erano delusi. Avevano visto crollare il loro orizzonte. Ma il Risorto entra a porte chiuse e porta una parola semplice, disarmante, necessaria, pace a voi.

È una parola che oggi risuona ancora. Pace a voi, a voi che siete stanchi. Pace a voi, che non sapete come rimettere insieme i pezzi. Pace a voi, che avete pregato e vi sembra di non aver ricevuto risposta. Pace a voi, che state attraversando una valle d’ombra. Pace a voi, perché il Risorto non entra per condannare, ma per rialzare.

La resurrezione è la vittoria dell’amore

Dire Pasqua significa dire che l’amore non è stato sconfitto. Agli occhi del mondo, la croce sembrava il trionfo della violenza. Sembrava che l’ingiustizia avesse vinto. Sembrava che la menzogna, la crudeltà, il potere arrogante avessero pronunciato l’ultima sentenza.

Ma Dio ha rovesciato il verdetto.

La risurrezione di Gesù Cristo è la dichiarazione divina che l’amore donato non è mai perduto. È la conferma che ogni gesto di misericordia ha un’eternità dentro. È la prova che il bene, anche quando appare fragile, possiede una forza che il male non comprende.

Nel nostro tempo, spesso affascinato dalla durezza, dalla polemica, dalla sopraffazione, la Pasqua rimette al centro la mitezza forte di Cristo. Non la debolezza del rassegnato, ma la forza del redentore. Non l’amore sentimentale, ma l’amore che resta, che perdona, che ricostruisce, che continua a credere nella possibilità di una vita nuova.

Ecco allora il messaggio pasquale per l’uomo di oggi, l’amore può ancora trionfare. Non perché il mondo sia diventato facile, ma perché Cristo è risorto. Non perché il male sia sparito, ma perché non è più assoluto. Non perché ogni ferita sia già guarita, ma perché nessuna ferita è fuori dalla portata di Dio.

Pasqua chiama anche noi a risorgere

La Pasqua non è soltanto qualcosa da contemplare, è anche qualcosa da vivere. Il Cristo risorto non ci invita a restare spettatori emozionati, ci chiama a diventare testimoni.

Risorgere, per noi, significa lasciare che la grazia sollevi ciò che si era piegato. Significa rialzarsi dall’indifferenza, uscire dal cinismo, rompere la catena del rancore. Significa smettere di chiamare destino ciò che invece può essere trasformato dalla presenza di Dio.

Una comunità pasquale è una comunità che porta luce. Una famiglia pasquale è una famiglia che reimpara il perdono. Un credente pasquale è una persona che, pur conoscendo il dolore, non si consegna alla disperazione.

La tradizione metodista ci ricorda che la fede vera non resta chiusa nel tempio, ma si fa vita, servizio, santità concreta, amore operoso. La grazia di Dio non accarezza soltanto l’interiorità, trasforma i gesti, le parole, le scelte, il modo di guardare gli altri. Pasqua allora diventa anche responsabilità. Se Cristo è risorto, non possiamo continuare a vivere come prigionieri della notte.

Dobbiamo diventare, nel nome del Signore, artigiani di riconciliazione, seminatori di speranza, custodi di chi soffre, annunciatori di misericordia.

Una parola finale al cuore

Forse qualcuno oggi si sente ancora fermo al venerdì. Forse qualcuno prega con voce bassa, quasi consumata. Forse qualcuno pensa che per sé non ci sia più primavera. Ma la Pasqua viene proprio per questo.

Viene a dirti che Dio non ha finito con te.
Viene a dirti che la pietra può essere rimossa.
Viene a dirti che il tuo nome può essere pronunciato ancora con amore.
Viene a dirti che la notte, per quanto lunga, non è eterna.

Il mattino di Pasqua non è soltanto il ricordo di ciò che accadde a Gerusalemme. È il segno di ciò che Dio continua a compiere ovunque un cuore si apre alla sua grazia. Dove c’è una lacrima raccolta, dove c’è una coscienza risvegliata, dove c’è una mano che rialza un’altra mano, lì la Pasqua respira ancora.

Perciò, fratelli e sorelle, non consegniamo il nostro tempo alla disperazione. Non abituiamoci alle tenebre. Non facciamo pace con il cinismo. Guardiamo al Cristo risorto e torniamo a credere che l’amore, quello vero, umile, santo, perseverante, può ancora trionfare.

Pasqua è questo, il cielo che riapre la terra, la speranza che visita l’uomo, la luce che attraversa il buio, l’amore che risorge e non muore più.

Amen.


Risposta breve

Che cosa significa la Pasqua per l’uomo di oggi?
La Pasqua, per il credente, è il segno che le tenebre non hanno l’ultima parola. La resurrezione di Cristo annuncia speranza, vita nuova e il trionfo dell’amore di Dio sul male, sulla paura e sulla morte.

Conclusione pastorale

La Pasqua cristiana non è evasione dalla realtà, ma forza spirituale per attraversarla. Nel Cristo risorto, l’uomo trova una speranza concreta, capace di illuminare il dolore del presente e di riaccendere l’amore nel nostro tempo.

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Di Roberto Lambertini

Roberto Lambertini è nato a Bologna il 4 settembre 1961. Fin da giovane è stato appassionato di lettura, libri e informazione.

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