A Bologna nasce DARELab, infrastruttura per la prevenzione digitale. Sensori, IA e ricerca per la salute: opportunità, evidenze e questioni aperte.A Bologna nasce DARELab, infrastruttura per la prevenzione digitale. Sensori, IA e ricerca per la salute: opportunità, evidenze e questioni aperte.

Bologna investe nella prevenzione digitale attraverso DARELab, un’infrastruttura di ricerca che combina sensori indossabili, valutazioni metaboliche e analisi dei dati nel tempo. Un progetto ambizioso, che apre prospettive interessanti per la salute e l’invecchiamento sano. Ma tra una tecnologia promettente e un miglioramento dimostrato della vita delle persone esiste una distanza che solo la ricerca può colmare.

A Bologna prende forma un laboratorio per la prevenzione digitale

Il 28 ottobre 2026 l’Università di Bologna ha presentato DARELab, nuova infrastruttura di ricerca sviluppata nell’ambito del progetto nazionale DARE, Digital Lifelong Prevention.

L’incontro, organizzato online dalle 16 alle 17, era rivolto principalmente ai ricercatori dei dipartimenti tecnici dell’Ateneo. Non si è trattato dell’inaugurazione di un servizio sanitario aperto al pubblico, ma della presentazione delle attività, delle attrezzature e delle possibilità di collaborazione scientifica offerte dal laboratorio.

DARELab integra piattaforme per valutazioni metaboliche, neuromotorie e cardiorespiratorie, dispositivi indossabili e strumenti destinati alla raccolta di dati longitudinali, cioè osservazioni ripetute nel tempo.

L’obiettivo è studiare come le tecnologie digitali possano sostenere nuovi modelli di prevenzione e promozione della salute.

Il cambiamento culturale è notevole: non aspettare necessariamente che la malattia si manifesti per intervenire, ma cercare di riconoscere precocemente i fattori di rischio e comprendere meglio le traiettorie individuali della salute.

Una prospettiva affascinante, purché il desiderio di anticipare il futuro non si trasformi nell’illusione di poterlo prevedere senza margini d’errore.

Che cosa significa prevenzione digitale?

La prevenzione digitale utilizza tecnologie informatiche, dispositivi di monitoraggio, analisi dei dati e, quando appropriato, intelligenza artificiale per sostenere interventi preventivi.

Un sensore indossabile può raccogliere informazioni sull’attività fisica, sul sonno o su determinati parametri fisiologici. L’osservazione prolungata può aiutare i ricercatori a individuare variazioni e associazioni che una misurazione occasionale potrebbe non cogliere.

Immaginiamo, per esempio, una persona anziana le cui caratteristiche del cammino cambiano progressivamente. Un sistema accuratamente validato potrebbe contribuire a identificare condizioni meritevoli di una valutazione specialistica.

Ma rilevare una variazione non significa necessariamente prevedere una caduta, e prevedere un rischio non equivale a dimostrare di averlo ridotto.

La prevenzione richiede infatti un passaggio ulteriore: tradurre l’informazione in un intervento appropriato, verificarne gli effetti e dimostrare che il beneficio supera gli eventuali danni.

La tecnologia può essere un eccellente strumento di osservazione. La sua utilità sanitaria dipende da ciò che medici, ricercatori, professionisti della salute e cittadini riescono concretamente a farne.

Un progetto nazionale da 124 milioni di euro

DARELab si inserisce nell’iniziativa DARE, finanziata dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del Piano Nazionale Complementare al PNRR.

Secondo l’Università di Bologna, il finanziamento complessivo del progetto nazionale ammonta a 124 milioni di euro. È importante precisare che questa cifra riguarda l’intera iniziativa DARE, non il solo laboratorio bolognese.

Il programma coinvolge università, istituti scientifici, strutture sanitarie e partner tecnologici, con tre grandi ambiti: sviluppo delle tecnologie abilitanti, prevenzione primaria nella comunità e prevenzione secondaria e terziaria sostenuta dal digitale.

L’Università di Bologna guida l’ambito dedicato alle tecnologie per la prevenzione.

Il progetto si propone anche di affrontare le disuguaglianze sociali e territoriali nell’accesso ai servizi sociosanitari.

Quest’ultimo punto merita particolare attenzione. L’innovazione sanitaria non si misura soltanto dalla sofisticazione delle apparecchiature, ma dalla possibilità di utilizzarle in contesti reali, anche dove le risorse, le competenze digitali e l’accessibilità sono limitati.

La ricerca scientifica: 16 indagini e oltre 8.000 partecipanti previsti

Un contributo utile per comprendere la direzione scientifica di DARE è stato pubblicato il 19 settembre 2026 sulla rivista peer-reviewed npj Digital Medicine.

L’articolo, intitolato DARE to wear: digital health promotion and disease prevention using wearable devices, descrive 16 indagini previste nell’ambito del programma DARE, progettate per studiare l’impiego dei dispositivi indossabili in differenti condizioni di salute.

I protocolli interessano complessivamente oltre 8.000 partecipanti previsti e comprendono 18 dispositivi differenti, prodotti da 12 aziende.

Gli ambiti di osservazione includono attività fisica, mobilità articolare, sonno, variabilità della frequenza cardiaca, nutrizione e omeostasi del glucosio.

È una base progettuale di notevole interesse, soprattutto per la possibilità di confrontare dati raccolti in popolazioni e contesti differenti.

Occorre però distinguere rigorosamente il disegno della ricerca dai suoi risultati.

L’articolo presenta soprattutto protocolli, caratteristiche tecniche e limiti dei dispositivi. Non dimostra che gli interventi abbiano già ridotto malattie, ricoveri, cadute o mortalità.

La pubblicazione è dunque un documento scientifico importante per conoscere ciò che viene studiato, non una prova definitiva dell’efficacia clinica della prevenzione digitale.

Gli autori dichiarano il finanziamento nell’ambito di DARE e riportano specifici conflitti d’interesse, consultabili nella pubblicazione originale.

Sensori, diabete e malattie croniche: quali possibilità?

Uno dei campi più interessanti riguarda la gestione delle malattie croniche.

Nel diabete, per esempio, i sistemi di monitoraggio continuo del glucosio hanno già modificato profondamente la possibilità di osservare l’andamento glicemico nella vita quotidiana.

Ma il possibile contributo della prevenzione digitale va oltre il singolo parametro.

Movimento, qualità del sonno, funzionalità cardiorespiratoria, autonomia e fattori metabolici possono offrire informazioni complementari sulla salute della persona.

La sfida scientifica consiste nel comprendere quali combinazioni di dati siano realmente utili e quali, invece, producano soltanto informazioni aggiuntive, senza modificare decisioni o risultati clinici.

Un numero maggiore di misurazioni non garantisce automaticamente una salute migliore.

Inoltre, la raccolta continua di informazioni può comportare falsi allarmi, interpretazioni errate, sovraccarico informativo e nuove responsabilità per pazienti e professionisti.

L’obiettivo dovrebbe essere una prevenzione più personalizzata, non una medicina trasformata in una sorveglianza permanente della normalità biologica.

Invecchiamento sano e prevenzione delle cadute

Il tema dell’invecchiamento assume un significato particolare.

Il 27 ottobre 2026, il giorno precedente alla presentazione di DARELab, l’Università di Bologna ha organizzato anche un incontro pubblico dedicato alle nuove tecnologie per stimare il rischio di caduta nelle persone anziane.

L’iniziativa ha presentato le attività del progetto DARE-FALLSPREDICT e il possibile contributo dei sensori alla valutazione del rischio.

È un esempio concreto delle domande affrontate dalla ricerca: riconoscere condizioni di fragilità, migliorare la valutazione del movimento e individuare possibili opportunità preventive.

Per valutare l’efficacia di questi strumenti, tuttavia, non sarà sufficiente dimostrare che un algoritmo riconosce correttamente determinate caratteristiche del cammino.

Occorrerà stabilire se il suo utilizzo conduca a interventi più appropriati e a risultati significativi: meno cadute, minore disabilità, migliore autonomia e qualità della vita.

Soprattutto, occorrerà comprendere se tali benefici siano ottenibili anche fuori dai laboratori, nelle abitazioni, negli ambulatori e nei servizi territoriali.

Intelligenza artificiale, privacy e disuguaglianze: le questioni ancora aperte

DARE affronta anche la possibilità di utilizzare intelligenza artificiale e grandi raccolte di dati per rendere più precisi alcuni processi di valutazione e prevenzione.

Ma l’affidabilità di un sistema dipende dalla qualità dei dati, dalla rappresentatività delle popolazioni utilizzate per svilupparlo e dalla verifica indipendente delle sue prestazioni.

Un algoritmo efficace in condizioni sperimentali potrebbe funzionare diversamente su persone anziane, individui con molteplici patologie o pazienti con limitazioni funzionali.

Esiste inoltre il problema della protezione dei dati sanitari, particolarmente delicati perché possono raccontare abitudini, condizioni biologiche e comportamenti quotidiani.

Servono regole trasparenti per stabilire finalità della raccolta, accesso alle informazioni, tempi di conservazione, sicurezza e diritti delle persone coinvolte.

Un’altra questione riguarda l’equità.

Chi non possiede uno smartphone? Chi ha difficoltà motorie, visive o cognitive? Chi vive in territori con servizi digitali insufficienti?

Una prevenzione davvero innovativa dovrebbe includere queste persone, non trasformarle nei grandi assenti del progresso tecnologico.

Cinque domande che DARELab dovrebbe aiutare a chiarire

Il valore di un’infrastruttura pubblica si giudica anche dalla capacità di produrre risposte verificabili.

Per questo sarebbe utile conoscere:

  1. Quali progetti di ricerca utilizzeranno concretamente DARELab e con quali criteri saranno selezionati i partecipanti?
  2. Quali risultati clinici, oltre alle prestazioni tecnologiche, verranno misurati per verificare l’efficacia degli interventi?
  3. Come saranno coinvolte persone anziane, pazienti cronici e cittadini con disabilità o scarse competenze digitali?
  4. Quali garanzie saranno adottate per la protezione, la gestione e l’eventuale condivisione dei dati sanitari?
  5. Quali condizioni economiche, organizzative e scientifiche consentiranno di trasferire le tecnologie validate ai servizi sanitari territoriali?

Queste sono domande aperte, non criticità già dimostrate del laboratorio. Sono necessarie per distinguere il potenziale della ricerca dalla sua futura applicazione.

La vera innovazione non è misurare tutto, ma migliorare qualcosa

DARELab rappresenta un investimento importante nella capacità di studiare la salute attraverso strumenti multidisciplinari.

L’iniziativa merita attenzione perché affronta una delle grandi sfide della medicina contemporanea: passare da un sistema prevalentemente orientato alla cura della malattia a un modello capace di sostenere anche la prevenzione lungo l’intero arco della vita.

Ma occorre evitare un equivoco.

La disponibilità di dati non coincide con la conoscenza, e la conoscenza non coincide automaticamente con il beneficio clinico.

Una buona tecnologia sanitaria non è quella che produce più grafici, ma quella che aiuta a prendere decisioni migliori, riduce rischi reali e rispetta la dignità della persona.

Se DARELab contribuirà a dimostrare tutto questo, Bologna potrà offrire un contributo significativo alla sanità del futuro.

Perché la prevenzione migliore non è quella che ci dice continuamente quanto siamo fragili. È quella che ci aiuta, concretamente, a vivere meglio.

In sintesi

  • DARELab è una nuova infrastruttura di ricerca dell’Università di Bologna, presentata il 28 ottobre 2026.
  • Integra valutazioni metaboliche, neuromotorie e cardiorespiratorie, sensori indossabili e analisi longitudinali.
  • Il progetto nazionale DARE dispone di un finanziamento complessivo di 124 milioni di euro, che non riguarda esclusivamente il laboratorio.
  • Una pubblicazione scientifica del settembre 2026 descrive 16 indagini e 18 dispositivi, ma non documenta ancora risultati clinici conclusivi.
  • La sfida è dimostrare benefici reali, accessibilità e sostenibilità, tutelando la privacy e contrastando le disuguaglianze.

Fonti

  1. Università di Bologna, presentazione DARELab, 28 ottobre 2026.
  2. Università di Bologna, progetto Piano Nazionale Complementare DARE.
  3. D’Ascanio I. e collaboratori, DARE to wear, npj Digital Medicine, 19 settembre 2026.
  4. Università di Bologna, Cadute nelle persone anziane: un aiuto dalle nuove tecnologie.
  5. Fondazione DARE, missione e obiettivi.

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Di Roberto Lambertini

Roberto Lambertini è nato a Bologna il 4 settembre 1961. Fin da giovane è stato appassionato di lettura, libri e informazione.

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