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La perdita dell’udito nei pazienti con diabete non è un dettaglio da archiviare tra i fastidi dell’età. È una complicanza possibile, progressiva, spesso invisibile, che può compromettere relazioni, lavoro, autonomia e qualità della vita. Una nuova revisione internazionale accende i riflettori su un problema rimasto troppo a lungo in sordina.

Il diabete non colpisce solo occhi, reni e nervi

Quando si parla di complicanze del diabete, il pensiero corre quasi sempre agli occhi, ai reni, al cuore, ai piedi, ai nervi periferici. È giusto. Sono bersagli noti, monitorati, raccontati in ambulatorio e nei percorsi di cura. Ma c’è un altro organo che lavora in silenzio, finché il silenzio non diventa troppo grande: l’orecchio.

La perdita dell’udito nei pazienti diabetici viene sempre più descritta come una complicanza sottovalutata. Secondo una notizia diffusa dall’Università del Queensland il 2 luglio 2026, i ricercatori chiedono che i test dell’udito diventino parte integrante della cura del diabete, perché le persone con diabete hanno più del doppio della probabilità di sviluppare una perdita uditiva significativa rispetto alla popolazione senza diabete.

Il dato che fa sobbalzare sulla sedia, anche a chi ormai sulle complicanze diabetiche pensava di aver sentito tutto, è questo: un adulto su quattro con diabete, circa 130 milioni di persone nel mondo secondo gli autori, convivrebbe con una perdita uditiva seria.

E qui il paradosso è quasi crudele: parliamo di un problema che riguarda l’ascolto, ma che la medicina ha ascoltato troppo poco.

Perché il diabete può danneggiare l’udito?

L’orecchio interno è una meraviglia biologica minuscola e raffinatissima. Non perdona molto. Ha bisogno di vasi sanguigni sani, nervi efficienti, equilibrio metabolico. Il diabete, soprattutto quando la glicemia resta a lungo fuori bersaglio, può colpire proprio questi meccanismi.

Il CDC spiega che livelli elevati di glucosio nel tempo possono danneggiare i piccoli vasi sanguigni e i nervi dell’orecchio interno; anche episodi ripetuti di glicemia troppo bassa possono interferire con la trasmissione dei segnali nervosi dall’orecchio al cervello.

In parole semplici: se il diabete può danneggiare la retina, il rene e i nervi delle gambe, non c’è nulla di strano nel pensare che possa disturbare anche quella piccola orchestra nascosta che ci permette di distinguere una voce, un campanello, una risata, il suono della moka al mattino. E ammettiamolo, perdere il rumore della moka sarebbe già di per sé una piccola tragedia nazionale.

Una complicanza lenta, spesso ignorata

La perdita dell’udito legata al diabete non arriva quasi mai come un fulmine. Più spesso entra in casa in punta di piedi. Prima si alza un po’ il volume della televisione. Poi si chiede: “Scusa, puoi ripetere?”. Poi nei ristoranti diventa difficile seguire una conversazione. Poi si comincia a evitare luoghi rumorosi, cene, telefonate, incontri.

Il CDC ricorda che spesso sono familiari e amici ad accorgersi per primi del problema, proprio perché la perdita uditiva può progredire lentamente. Tra i segnali ci sono difficoltà a seguire conversazioni con più persone, problemi nei luoghi affollati, impressione che gli altri parlino sottovoce, necessità di aumentare troppo il volume di radio o televisione.

Questa gradualità è il suo travestimento migliore. La persona si abitua. Compensa. Sorride anche quando non ha capito. Annuisce per quieto vivere. E intanto perde pezzi di mondo.

Cosa dice la nuova revisione internazionale

La revisione citata dall’Università del Queensland ha analizzato 29 studi, con oltre 17.000 persone coinvolte, concentrandosi soprattutto su adulti con diabete tipo 2 e prediabete. I ricercatori hanno concluso che la perdita uditiva è una complicanza significativa, ma ancora poco riconosciuta nei percorsi clinici del diabete.

L’articolo scientifico, pubblicato su Diabetes/Metabolism Research and Reviews, descrive la perdita uditiva moderata o severa come una riduzione pari o superiore a 40 dB HL e stima una prevalenza aggregata del 24% negli adulti con diabete. Inoltre, undici studi inclusi nella meta-analisi indicano che il diabete è associato a un rischio più che doppio di perdita uditiva rispetto ai controlli, con un odds ratio di 2,41.

Un elemento importante riguarda l’età. Il rischio risulta particolarmente evidente negli adulti sotto i 60 anni, dove l’associazione appare più forte rispetto agli anziani. Questo è un punto decisivo: non stiamo parlando solo di “orecchie anziane”, ma di persone ancora nel pieno della vita lavorativa, familiare e sociale.

Tipo 1, tipo 2 e prediabete: cosa sappiamo

Molti studi riguardano soprattutto il diabete tipo 2, perché è più diffuso e più rappresentato nella letteratura scientifica. Ma il tema non può essere liquidato come questione esclusiva del tipo 2.

Una revisione del 2021 pubblicata su Ageing Research Reviews sottolinea che sia il diabete tipo 1 sia il diabete tipo 2 sono stati associati a perdita uditiva, anche se stabilire un rapporto causale definitivo resta complesso. La stessa revisione riporta che le persone con diabete hanno circa il doppio dell’incidenza di perdita uditiva rispetto a chi non ha diabete, mentre nel prediabete il tasso è circa il 30% più alto rispetto alle persone con glicemia normale.

Questo suggerisce una cosa semplice, ma potente: il metabolismo del glucosio e la salute dell’udito parlano tra loro. Non sempre li ascoltiamo, ma loro conversano eccome.

Perché il test dell’udito dovrebbe entrare nella routine diabetologica

Nella cura del diabete siamo abituati a controllare HbA1c, profilo lipidico, pressione, fondo oculare, albuminuria, piede, funzione renale. Tutto sacrosanto. Ma se l’udito è davvero una complicanza frequente e sottovalutata, allora il controllo audiometrico non dovrebbe essere visto come un lusso da specialisti, ma come un pezzo ragionevole della prevenzione.

Il CDC raccomanda alle persone con diabete di far controllare l’udito alla diagnosi e poi ogni anno, rendendolo parte del programma di cura del diabete. Anche l’American Diabetes Association riconosce che la perdita dell’udito è due volte più comune nelle persone con diabete rispetto a chi non ha la malattia.

Non serve trasformare ogni visita diabetologica in un concerto per otorini. Serve però una domanda in più, un controllo in più, un invio tempestivo quando compaiono segnali sospetti. A volte la medicina migliore non è quella più spettacolare, ma quella che arriva prima.

I segnali da non ignorare

Chi vive con il diabete dovrebbe parlare con il medico se nota uno o più di questi segnali:

• difficoltà a capire le parole nei luoghi rumorosi;
• necessità frequente di chiedere “puoi ripetere?”;
• volume di televisione o telefono sempre più alto;
• sensazione che gli altri parlino male o borbottino;
• difficoltà a sentire bambini, voci basse o suoni acuti;
• isolamento sociale per fatica nel seguire le conversazioni;
• acufeni, fischi, ronzii o disturbi dell’equilibrio.

Il punto non è spaventarsi. Il punto è non normalizzare tutto. L’età fa la sua parte, certo. Ma non ogni cosa va attribuita all’età con la stessa allegria con cui si dà la colpa all’umidità per il mal di schiena.

Cosa si può fare per proteggere l’udito

La prima misura resta il buon controllo metabolico, dentro obiettivi personalizzati e realistici concordati con il team curante. Il CDC indica la gestione della glicemia tra le azioni utili per proteggere l’udito, insieme al controllo annuale, alla riduzione dell’esposizione ai rumori forti e alla verifica di eventuali farmaci ototossici.

Poi c’è il buon senso, quello antico, quasi contadino: proteggere le orecchie dai rumori eccessivi, non trascurare infezioni o tappi di cerume, riferire sintomi nuovi, non aspettare di “non sentire più niente” prima di prenotare una valutazione.

E se una perdita uditiva viene confermata, gli apparecchi acustici e gli interventi riabilitativi non sono una sconfitta. Sono strumenti di libertà. Come gli occhiali, come il microinfusore, come il sensore glicemico. Piccoli alleati tecnologici per restare dentro la vita, non ai margini della conversazione.

Il vero rischio: perdere relazioni, non solo decibel

La perdita dell’udito non toglie solo suoni. Toglie sfumature. Toglie sicurezza. Toglie partecipazione. Rende più faticosa la socialità, può aumentare isolamento e incomprensioni, può far sembrare distante una persona che invece è solo stanca di non capire.

Per questo riconoscere il legame tra diabete e udito è importante. Non per aggiungere un’altra paura alla lunga lista delle paure diabetiche, che già fanno la fila come alla posta il lunedì mattina. Ma per aggiungere una possibilità di prevenzione.

Il diabete moderno non può limitarsi a evitare l’emergenza. Deve proteggere qualità della vita, autonomia, lavoro, affetti, presenza nel mondo. E l’udito è presenza. È relazione. È voce che arriva. È memoria sonora. È il nome pronunciato da qualcuno che amiamo.

In sintesi

La perdita dell’udito nei pazienti diabetici è una complicanza reale, frequente e ancora troppo poco considerata. Nuovi dati indicano che circa un adulto su quattro con diabete potrebbe convivere con una perdita uditiva moderata o severa. Il rischio appare più che doppio rispetto alle persone senza diabete e può riguardare anche adulti sotto i 60 anni.

Inserire il test dell’udito nella cura del diabete non significa medicalizzare tutto, ma ascoltare meglio ciò che il corpo prova a dirci. Perché prevenire non vuol dire soltanto vedere meglio il futuro. A volte vuol dire anche riuscire ancora a sentirlo arrivare.

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Di Roberto Lambertini

Roberto Lambertini è nato a Bologna il 4 settembre 1961. Fin da giovane è stato appassionato di lettura, libri e informazione.

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