La professoressa Amalia GastaldelliLa professoressa Amalia Gastaldelli

La MASLD può restare silenziosa per anni. Dal congresso SID, il richiamo a valutare il rischio epatico nel diabete tipo 2: cosa cambia con i test non invasivi e le nuove terapie.

Il fegato raramente reclama attenzione con la puntualità di una sveglia. Può lavorare per anni in condizioni difficili senza dare segnali riconoscibili. Nel diabete tipo 2, occuparsi soltanto della glicemia rischia perciò di lasciare fuori dall’inquadratura una parte importante della salute metabolica.

Il comunicato diffuso dalla Società Italiana di Diabetologia il 29 ottobre, in occasione del 31° congresso nazionale a Rimini, richiama l’attenzione sulla MASLD, la malattia epatica steatosica associata a disfunzione metabolica. La domanda decisiva è questa: oltre al grasso, nel fegato si sta formando tessuto cicatriziale?

Individuare la fibrosi nelle persone a rischio è il passaggio che orienta controlli e possibili trattamenti. Le nuove terapie aprono opportunità concrete, ma riguardano pazienti selezionati e non autorizzano a promettere la scomparsa delle complicanze.

MASLD e MASH: che differenza c’è?

La MASLD indica l’accumulo di grasso epatico associato ad almeno un fattore di rischio cardiometabolico, nel corretto inquadramento delle altre possibili cause. La MASH è la forma con infiammazione e danno delle cellule del fegato. La fibrosi è invece il tessuto cicatriziale che può svilupparsi durante la malattia; quando diventa molto avanzata può arrivare alla cirrosi.

Queste condizioni non sono sinonimi. Avere steatosi non significa avere cirrosi, né essere destinati a svilupparla. La valutazione serve proprio a distinguere situazioni con rischi diversi e a evitare sia l’allarmismo sia il rassicurante «è soltanto un po’ di grasso».

Il diabete tipo 2 è un importante criterio per cercare attivamente il rischio epatico. Non bisogna però estendere automaticamente al diabete tipo 1 percentuali e indicazioni ricavate da popolazioni con tipo 2. Anche il peso, da solo, non racconta tutta la storia: la malattia può interessare persone senza obesità. [1]

Due milioni di italiani inconsapevoli? Il dato va contestualizzato

Il comunicato SID parla di due milioni di italiani che potrebbero avere una malattia del fegato senza saperlo. Nel documento, tuttavia, non viene indicata la fonte epidemiologica che permetta di ricostruire questa stima, la popolazione considerata e il metodo di calcolo.

È quindi una cifra attribuita alla comunicazione della società scientifica, non un risultato che qui possiamo verificare autonomamente. La distinzione conta: un numero efficace in un titolo non dovrebbe diventare, per ripetizione, una misura certa del fenomeno.

Quali esami aiutano a riconoscere la fibrosi?

Il percorso raccomandato dalle linee guida europee procede per passaggi. Un primo strumento è il FIB-4, un indice calcolato con età, AST, ALT e piastrine. Serve a stimare il rischio, non a formulare da solo una diagnosi. Quando necessario si passa all’elastografia, che misura la rigidità del fegato, o ad altri test specialistici. [1]

Anche transaminasi nei limiti possono accompagnarsi a una malattia significativa: il singolo valore sul referto non chiude la questione. Le soglie del FIB-4 richiedono interpretazione clinica, anche in relazione all’età. Per questo un calcolatore online non sostituisce il percorso medico. [2]

La biopsia non è più obbligatoria per ogni valutazione: la guida europea del 2026 ammette test non invasivi anche nella selezione dei candidati alle terapie. Rimane però uno strumento utile quando occorre chiarire il quadro. Dire che non serve quasi mai sarebbe una scorciatoia eccessiva. [3]

Alimentazione e movimento: dalla raccomandazione al sostegno

L’intervento sullo stile di vita accompagna la gestione della MASLD: alimentazione di tipo mediterraneo, attività fisica, riduzione del peso quando indicata e attenzione al consumo di alcol. Vanno affrontati insieme anche glicemia, pressione e lipidi. [4]

Ma «mangi meglio e si muova di più» è una prescrizione troppo comoda per chi la pronuncia. Nel comunicato, Amalia Gastaldelli richiama la necessità di preservare la massa muscolare mentre si riduce quella grassa. La guida del 2026 include inoltre il monitoraggio nutrizionale e muscolare durante il trattamento con semaglutide. [3]

Il risvolto pratico è un’assistenza adattata alle possibilità della persona: mobilità, fragilità e altre malattie devono entrare nel progetto di cura. L’aderenza non nasce dal rimprovero, ma da obiettivi sostenibili e da un supporto accessibile.

Resmetirom e semaglutide: che cosa dimostrano gli studi?

Due sperimentazioni di fase 3, randomizzate, in doppio cieco e controllate con placebo, hanno documentato miglioramenti del tessuto epatico.

Resmetirom, studio MAESTRO-NASH. L’analisi principale pubblicata nel 2024 comprendeva 966 pazienti con steatoepatite e fibrosi F1B, F2 o F3. A 52 settimane, la risoluzione della steatoepatite senza peggioramento della fibrosi riguardava il 25,9% con 80 mg e il 29,9% con 100 mg, contro il 9,7% con placebo. Il miglioramento della fibrosi di almeno uno stadio, senza peggioramento del punteggio di attività della malattia, era del 24,2% e 25,9%, contro il 14,2%. Diarrea e nausea erano più frequenti con il farmaco. Lo studio era finanziato da Madrigal Pharmaceuticals. [5]

Semaglutide, studio ESSENCE. L’analisi intermedia del 2025 riguardava i primi 800 partecipanti di uno studio con 1.197 pazienti con MASH e fibrosi F2-F3. A 72 settimane, la risoluzione della steatoepatite senza peggioramento della fibrosi era del 62,9% con semaglutide contro il 34,3% con placebo; il miglioramento della fibrosi senza peggioramento della steatoepatite era del 36,8% contro il 22,4%. Per quest’ultimo esito, la differenza stimata era di 14,4 punti percentuali, con intervallo di confidenza al 95% tra 7,5 e 21,3. Gli eventi gastrointestinali erano più frequenti nel gruppo trattato. Finanziamento: Novo Nordisk. [6]

Le percentuali dei due studi non stabiliscono quale farmaco sia migliore: popolazioni, tempi e criteri non sono identici. I risultati sostengono l’efficacia sugli endpoint istologici studiati; non dimostrano ancora, da soli, meno trapianti, tumori epatici o decessi nel lungo periodo. Le autorizzazioni europee sono condizionate alla produzione di ulteriori dati. [7,8]

Autorizzazione europea e accesso in Italia sono la stessa cosa?

No. Rezdiffra, a base di resmetirom, ha ricevuto l’autorizzazione condizionata europea il 18 agosto 2025; Kayshild, a base di semaglutide, il 26 marzo 2026. L’indicazione riguarda adulti con MASH non cirrotica e fibrosi F2-F3, insieme a dieta ed esercizio. Non qualsiasi persona con un’ecografia che segnala steatosi. [7,8]

Per l’Italia occorre verificare separatamente classificazione, rimborso e commercializzazione. Esiste una determina AIFA per Kayshild pubblicata il 16 luglio 2026. Per Rezdiffra, gli esiti della Commissione scientifica ed economica del 12-16 ottobre riportano «Parere espresso»: questa dicitura, da sola, non certifica l’accesso rimborsato. Le fonti consultate non consentono di confermare l’effettiva disponibilità nazionale aggiornata di entrambe le terapie. [9,10]

La novità più utile è un percorso che funzioni

L’angolo meno spettacolare, ma forse più importante, è organizzativo: chi individua il rischio, chi richiede l’elastografia, chi interpreta il risultato e chi garantisce il controllo successivo?

Un farmaco innovativo può essere utile soltanto se la persona che ne ha indicazione arriva alla valutazione appropriata. Integrare diabetologia, medicina generale ed epatologia significa dare una destinazione agli esami, invece di aggiungere un altro referto alla cartella.

Il fegato può restare silenzioso. Il percorso di cura dovrebbe essere molto più chiaro.

In sintesi
La MASLD comprende condizioni diverse: steatosi, MASH e fibrosi non sono sinonimi. Nel diabete tipo 2 è importante valutare il rischio epatico con un percorso graduale. Resmetirom e semaglutide hanno migliorato parametri istologici in pazienti selezionati; i benefici sugli eventi epatici a lungo termine richiedono ulteriori conferme. Autorizzazione europea e accesso rimborsato in Italia vanno distinti.

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Fonti

Fonte di partenza: SID, comunicato stampa n. 3, Rimini, 29 ottobre 2026, documento fornito alla redazione. Le dichiarazioni sono tratte dal comunicato, non da un’intervista originale.

  1. EASL–EASD–EASO, Clinical Practice Guidelines on the Management of MASLD, 2024: testo su PMC.
  2. EASL, linee guida 2024, PDF ufficiale.
  3. EASL–EASD–EASO, Guidance on the use of resmetirom and semaglutide as MASH-targeted therapy, 2026: PubMed, PMID 42805503.
  4. Abstract delle linee guida europee 2024, PMID 38852583.
  5. Harrison SA et al., A Phase 3, Randomized, Controlled Trial of Resmetirom in NASH with Liver Fibrosis. NEJM, 2024. DOI: 10.1056/NEJMoa2309000. Registro: NCT03900429.
  6. Sanyal AJ et al., Phase 3 Trial of Semaglutide in Metabolic Dysfunction–Associated Steatohepatitis. NEJM, 30 aprile 2025. DOI: 10.1056/NEJMoa2413258. Registro: NCT04822181.
  7. EMA, Rezdiffra: indicazione, risultati e autorizzazione.
  8. EMA, Kayshild: indicazione, risultati e autorizzazione.
  9. Gazzetta Ufficiale, determina AIFA n. 858/2026, Kayshild.
  10. AIFA, esiti CSE, Ufficio Prezzi e Rimborso, 12-16 ottobre 2026.
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Di Roberto Lambertini

Roberto Lambertini è nato a Bologna il 4 settembre 1961. Fin da giovane è stato appassionato di lettura, libri e informazione.

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