I ricercatori hanno utilizzato i registri sanitari nazionali svedesi di 3.542.647 persone con almeno 50 anni, seguite fino a dieci anni. Durante il periodo di osservazione si sono verificate 142.327 fratture dell’anca.
Il modello, chiamato FRACTURE-ML, utilizza diagnosi, farmaci, procedure, informazioni demografiche e socioeconomiche già presenti nei database sanitari. Non richiede una visita specifica né misure come BMI o questionari sullo stile di vita.
Nella validazione indipendente ha mostrato un’AUC di 0,89 a un anno e 0,85 a cinque anni. Rispetto al sistema di screening oggi utilizzato in Svezia, individuava circa l’84% delle persone che avrebbero avuto una frattura nei due anni successivi contro il 12% dello screening convenzionale, con una riduzione della specificità.
Curiosamente, una versione semplificata con appena 35 variabili funzionava quasi altrettanto bene del modello che poteva utilizzare oltre centomila informazioni.
È quasi un caso da manuale di IA utile alla prevenzione della disabilità.
La frattura dell’anca nell’anziano non è un semplice incidente ortopedico. Può segnare l’inizio di perdita di autonomia, immobilità, necessità assistenziale e aumento della mortalità. Individuare prima chi rischia maggiormente significa poter intervenire su osteoporosi, farmaci, equilibrio, attività fisica e rischio di cadute.
Lo studio è stato pubblicato ed lo trovate disponibile gratuitamente su PLOS Medicine : https://plos.io/4gE8BXf
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