Quel “crac” quando ti alzi, ti giri o fai stretching può impressionare, ma nella maggior parte dei casi non significa che qualcosa si sia rotto o che una vertebra sia “tornata al suo posto”. Vediamo cosa accade davvero nella schiena, con lo sguardo della fisioterapia e le prove scientifiche disponibili.
Estratto: Ti pieghi, ruoti il busto e all’improvviso senti un sonoro “crac”. La schiena si è sistemata? Hai consumato una vertebra? Nella maggior parte dei casi, nessuna delle due cose. Dietro agli scricchiolii della colonna ci sono fenomeni articolari e meccanici molto più ordinari di quanto suggerisca il rumore.
Quel “crac” che sembra molto peggio di ciò che è
Succede al mattino alzandosi dal letto, dopo molte ore alla scrivania oppure durante una torsione del busto. Un movimento, poi crac. Per una frazione di secondo immaginiamo vertebre che si spostano, ossa che si consumano, dischi che protestano e il fisioterapista che già prepara la fattura.
Fortunatamente, la realtà è generalmente assai meno drammatica.
La colonna vertebrale non è una pila rigida di mattoni. Tra le sue numerose strutture ci sono anche le articolazioni interapofisarie, o faccette articolari, piccole articolazioni sinoviali che collegano tra loro le vertebre e contribuiscono al movimento e alla stabilità della colonna.
Ed è proprio in strutture articolari di questo tipo che può nascere uno dei rumori più caratteristici del nostro apparato muscoloscheletrico.
La spiegazione più famosa: la cavitazione
Quando un’articolazione sinoviale viene portata verso una certa ampiezza di movimento, le superfici articolari possono separarsi rapidamente. La pressione all’interno dell’articolazione cambia e nel liquido sinoviale può formarsi una cavità gassosa.
Il fenomeno viene comunemente chiamato cavitazione.
Per molti anni si è pensato che il rumore derivasse semplicemente dall’esplosione o dal collasso di una bolla. Nel 2015 uno studio con risonanza magnetica in tempo reale ha osservato invece che il caratteristico “crack” coincideva con la formazione rapida di una cavità all’interno dell’articolazione.
Il meccanismo esatto continua a essere studiato. Modelli successivi hanno proposto che anche la dinamica delle bolle possa contribuire alla produzione del suono. Insomma, perfino il più umile “crac” delle articolazioni è riuscito a procurare qualche discussione agli scienziati.
La cosa fondamentale è un’altra: un rumore articolare isolato non significa automaticamente che un osso si sia spostato o rimesso in posizione.
Non tutti gli scricchiolii vengono dal gas
Qui il fisioterapista probabilmente ci inviterebbe ad ascoltare non soltanto quanto rumore fa la schiena, ma soprattutto quando lo fa e cosa sentiamo insieme al rumore.
Le articolazioni possono produrre suoni per diversi motivi. Oltre alla cavitazione, un tendine o un legamento può spostarsi sopra una struttura vicina, i diversi piani fasciali possono muoversi reciprocamente e, nelle articolazioni interessate da fenomeni degenerativi, può comparire il cosiddetto crepitio.
Un singolo “toc” durante una torsione, quindi, è cosa diversa da una sensazione continua di sfregamento accompagnata da dolore, rigidità o limitazione funzionale.
Il rumore da solo dice relativamente poco. Il contesto clinico dice molto di più.
Se non fa male, devo preoccuparmi?
In generale, uno scricchiolio occasionale che compare durante il movimento e non è accompagnato da dolore, gonfiore, perdita di forza o limitazione della mobilità è spesso un fenomeno articolare benigno. Le fonti cliniche sottolineano infatti che i rumori articolari sono comuni e diventano più interessanti dal punto di vista medico soprattutto quando sono associati ad altri sintomi.
Non possiamo tuttavia trasferire automaticamente alla colonna ogni studio eseguito sulle dita. Sappiamo, per esempio, che gli studi disponibili sullo scrocchiamento abituale delle nocche non mostrano un’associazione convincente con l’artrosi della mano. È un buon antidoto all’idea popolare secondo cui ogni “crac” consumerebbe inevitabilmente l’articolazione, ma non è una licenza universale per torcere la colonna come il tappo di una bottiglia.
La regola pratica rimane semplice: rumore senza sintomi e rumore accompagnato da sintomi sono due situazioni differenti.
E quella sensazione di sollievo dopo aver “scrocchiato” la schiena?
È reale per molte persone, ma non dimostra necessariamente che qualcosa fosse “fuori posto”.
Il movimento può modificare temporaneamente la percezione di rigidità e l’escursione articolare. In alcuni studi sulla manipolazione articolare, la cavitazione è stata associata a modificazioni immediate della mobilità.
Ma c’è un dettaglio particolarmente interessante.
Una revisione sistematica pubblicata nel 2022 ha analizzato il rapporto fra il pop udibile durante la manipolazione spinale e il risultato sul dolore. La conclusione è stata che la presenza o assenza del rumore non sembra essere un elemento importante nel determinare l’efficacia clinica.
Tradotto dal fisioterapese all’italiano quotidiano: più forte fa “crac” non significa che il trattamento abbia funzionato meglio.
La schiena, per fortuna, non è un sacchetto di patatine.
Quindi bisogna farsi “scrocchiare” la schiena?
Non necessariamente.
Le linee guida di fisioterapia comprendono tecniche di mobilizzazione e, in determinate condizioni, manipolazioni articolari fra gli interventi possibili per alcuni tipi di lombalgia. Ma la terapia manuale è soltanto uno degli strumenti disponibili e viene inserita all’interno di una valutazione e di un programma terapeutico più ampio. Le linee guida danno grande spazio anche all’esercizio e al recupero della funzione.
Il bersaglio, quindi, non dovrebbe essere ottenere il rumore, bensì muoversi meglio, recuperare capacità, ridurre il dolore quando presente e capire quali fattori lo stanno mantenendo.
Se si sente continuamente il bisogno di torcersi o “scrocchiarsi” per ottenere sollievo, può essere più utile chiedersi perché quella zona venga percepita costantemente rigida anziché collezionare crac come figurine.
Quando invece lo scricchiolio merita attenzione
Il rumore diventa secondario quando compaiono sintomi importanti.
Una valutazione sanitaria è opportuna se il “crac” segue un trauma significativo, oppure se compare insieme a dolore intenso o persistente, debolezza, alterazioni della sensibilità, difficoltà motorie o altri sintomi nuovi. Le linee guida sulla lombalgia raccomandano infatti di valutare la possibilità di patologie specifiche quando anamnesi e sintomi suggeriscono qualcosa di diverso dal comune dolore muscoloscheletrico.
Particolare attenzione richiedono alcuni rarissimi ma importanti segnali neurologici: perdita o alterazione della sensibilità nell’area genitale e perineale, difficoltà improvvise a urinare, perdita del controllo della vescica o dell’intestino e debolezza significativa, soprattutto se coinvolge entrambe le gambe. Possono essere segnali compatibili con una sindrome della cauda equina, che richiede una valutazione urgente.
Insomma, non è il decibel dello scricchiolio a decidere quanto dobbiamo preoccuparci. Sono i sintomi che lo accompagnano.
Serve una radiografia perché la schiena scricchiola?
Di norma, il rumore da solo non costituisce un’indicazione sufficiente per eseguire esami di imaging.
Nella lombalgia non specifica le linee guida NICE raccomandano di non richiedere abitualmente radiografie, TAC o risonanze in assenza di elementi che facciano sospettare una patologia specifica, perché le immagini possono mostrare cambiamenti anatomici che non necessariamente spiegano i sintomi della persona.
Prima delle immagini vengono quindi la storia clinica, l’esame fisico, il modo in cui ci si muove, la presenza o assenza di dolore e gli eventuali segni neurologici.
Una vecchia regola della buona medicina, insomma: prima si visita la persona, poi eventualmente si fotografa la colonna.
Il messaggio del fisioterapista: ascolta la schiena, non averne paura
Viviamo in un corpo rumoroso.
Ginocchia che schioccano salendo le scale, dita che fanno crack, caviglie che protestano al primo passo del mattino e schiene che, dopo otto ore davanti a un computer, sembrano voler mandare un messaggio in codice Morse.
Non ogni suono è una diagnosi.
Molto spesso uno scricchiolio della schiena è semplicemente il prodotto della normale meccanica di articolazioni e tessuti. Ciò che conta è come sta funzionando quella schiena.
Fa male? Il dolore persiste? Si irradia? È comparsa debolezza? Ci sono formicolii o perdita di sensibilità? Il movimento è diventato difficile?
Sono queste le domande importanti.
Il “crac”, da solo, è spesso soltanto la colonna che fa rumore mentre svolge il mestiere che pratica da qualche milione di anni: muoversi.
In conclusione
Uno scricchiolio occasionale della schiena senza dolore è generalmente poco preoccupante. Può essere prodotto dalla cavitazione delle articolazioni sinoviali oppure dal movimento di tendini, legamenti, fasce e altre strutture.
Il rumore non dimostra che una vertebra fosse “fuori posto” e non certifica nemmeno il successo di una manipolazione. Gli studi disponibili indicano infatti che ottenere un pop udibile non equivale automaticamente a ottenere un beneficio maggiore sul dolore.
Ciò che merita attenzione non è tanto il suono, quanto ciò che lo accompagna. Dolore persistente o intenso, trauma, perdita di forza, alterazioni neurologiche o problemi nella funzione di vescica e intestino richiedono una valutazione sanitaria, in alcuni casi urgente.
Per tutto il resto, la prossima volta che la schiena farà “crac”, potremo evitare di immaginare una vertebra partita per destinazioni ignote.
Probabilmente è ancora lì. E sta semplicemente facendo il suo lavoro.
Fonti essenziali
Kawchuk GN et al., Real-Time Visualization of Joint Cavitation, PLOS One, studio con risonanza magnetica in tempo reale sul fenomeno della cavitazione articolare.
Moorman AC et al., revisione sistematica sul significato clinico del pop udibile durante la manipolazione spinale.
NICE, linea guida Low back pain and sciatica in over 16s: assessment and management, riferimento per valutazione, imaging e gestione della lombalgia.
George SZ et al., Interventions for the Management of Acute and Chronic Low Back Pain, Clinical Practice Guideline, Journal of Orthopaedic & Sports Physical Therapy.
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