La scienza (stavolta) assolve la parolaccia, non come educazione, ma come trucco mentale: più “flow”, meno freni, più resistenza
Risposta rapida per chi ha fretta
Imprecare durante uno sforzo breve e intenso può aiutarti a “non trattenerti”, perché allenta i freni sociali interiorizzati e ti fa sentire più concentrato, più sicuro, e meno agganciato alla fatica. In due esperimenti su 192 persone, chi ripeteva una parolaccia reggeva più a lungo un esercizio di “chair push-up” rispetto a chi ripeteva una parola neutra. (Medical Xpress)
La scena: quando la buona educazione perde un round, e i muscoli ringraziano
C’è un momento, tra la fatica e la resa, in cui il corpo chiede aiuto e la testa risponde con un vecchio attrezzo da ferramenta emotiva. La parolaccia. Quella che tua nonna avrebbe spento con uno sguardo capace di staccare l’elettricità al quartiere.
Eppure, in palestra, in bici, sotto uno sforzo che ti mette alle corde, la lingua fa una cosa antica come il mondo: tira fuori un suono proibito, e ti spinge un passo oltre. Non è poesia da spogliatoio, è psicologia sperimentale.
Cosa dice lo studio, senza imprecazioni inutili
Lo studio, guidato dallo psicologo Richard Stephens (Keele University) e colleghi, è uscito su American Psychologist e parte da una domanda semplice: perché imprecare migliora le prestazioni fisiche? (Medical Xpress)
Per testarlo, i ricercatori hanno condotto due esperimenti con 192 partecipanti. Il compito era concreto e un po’ sadico, come tutte le prove oneste: ripetere ogni due secondi una parolaccia scelta dal partecipante oppure una parola neutra, mentre si eseguiva un esercizio di resistenza tipo “chair push-up”, sostenendo il peso corporeo. Poi, questionari sullo stato mentale durante la prova. (Medical Xpress)
Risultato: chi impreca regge di più. E questa non è una stranezza isolata, perché la letteratura precedente dello stesso filone aveva già mostrato effetti simili su compiti come mano nell’acqua ghiacciata e altre prove di forza e resistenza. (Keele University)
Il punto chiave: non è magia, è “disinibizione”
Per anni si è pensato a una spiegazione tipo “scarica di adrenalina”, il classico interruttore lotta o fuga. Ma qui la proposta è diversa: imprecare ti mette in uno stato più disinibito, cioè meno frenato da quelle micro-censure interne che ti fanno dosare lo sforzo, anche quando potresti dare di più. (Medical Xpress)
Nei questionari, chi aveva usato parolacce riportava cambiamenti in aspetti legati a questo stato: più senso di immersione e “flow”, più sicurezza, e una forma di “distrazione” utile, nel senso buono, meno attenzione appiccicata alla fatica, più focus sull’azione. (Medical Xpress)
Detto in modo semplice: la parolaccia non ti dà nuovi muscoli, ti lascia usare meglio quelli che già hai.
Perché funziona proprio la parolaccia, e non “pippo”
Il segreto sembra stare nel suo essere un piccolo tabù. La parolaccia è una parola con corrente elettrica, socialmente marcata, capace di cambiare postura mentale in un attimo. È una scorciatoia, a costo zero, senza calorie, senza pillole, senza rituali. (Medical Xpress)
E qui la tradizione torna utile: un tempo si lavorava duro, e le parole “forti” non erano un vezzo, erano un colpo di scalpello emotivo. Oggi le ripuliamo, giustamente, ma sotto sforzo il cervello pesca ancora nella cassetta degli attrezzi di sempre.
Quando può aiutarti davvero
Questa roba sembra più plausibile in situazioni in cui serve superare esitazione e auto-censura, soprattutto in compiti brevi, intensi, ripetibili, dove molli non perché sei finito, ma perché ti trattieni. Esempi pratici:
- ultima serie di squat, plank, wall sit, sprint finale;
- test di resistenza a corpo libero;
- compiti in cui la fatica è anche “mentale”, cioè la voglia di smettere arriva prima del limite fisico. (Medical Xpress)
I ricercatori stanno anche esplorando se l’effetto valga in contesti diversi, dove “riuscire” dipende dal buttarsi, come parlare in pubblico o l’approccio romantico. Qui sì, la parolaccia diventerebbe quasi un talismano sociale, ma con rischio incorporato. (The Guardian)
Quando è meglio evitare, per restare umani
Qui la scienza non assolve la maleducazione. Una cosa è usare una parolaccia come strumento, un’altra è usarla come arma. Quindi:
- evita se sei in un contesto professionale o con persone che sai essere a disagio;
- evita se la parolaccia è diretta a qualcuno, perché cambia tutto, diventa aggressione;
- evita se ti serve un clima di fiducia, per esempio con bambini, pazienti, clienti, colleghi.
In breve: imprecare può aiutarti a spingere, ma non deve spingere via gli altri.
Mini guida “civile” per provarci senza rovinarti la reputazione
Se vuoi testare l’idea, falla alla vecchia maniera, con misura:
- Scegli una sola parola, breve, che per te abbia “carica”.
- Usala solo nello sforzo, come un grido di battaglia, non come commento sul mondo.
- Ambiente giusto: da solo, in palestra con amici che non si scandalizzano, o in auto.
- Volume basso, effetto alto: spesso basta anche sussurrarla.
- Non farne un’abitudine continua: se diventa rumore di fondo, perde potenza e diventa solo rumore. (The Times)
E se proprio non vuoi imprecare, puoi sperimentare una parola “tuo personale tabù”, purché per te abbia un significato emotivo. Non è garantito che funzioni uguale, ma l’idea è quella, scardinare il freno, non fare il comizio.
FAQ, domande che arrivano prima della parolaccia
Imprecare aumenta davvero la forza?
In questi esperimenti, sì, aumenta la performance in un compito di resistenza a corpo libero, e risultati simili sono stati osservati anche in studi precedenti su altre prove fisiche. (Medical Xpress)
È solo un effetto placebo?
È possibile che aspettative e contesto contino, ma i risultati sono coerenti e replicati. La spiegazione proposta punta su disinibizione e stato mentale, non su “magia linguistica”. (public-pages-files-2025.frontiersin.org)
Funziona con tutti?
Non è detto. Abitudini, cultura, frequenza d’uso e sensibilità personale possono modulare l’effetto. (The Times)
Quindi devo imprecare per allenarmi bene?
No. È un “tool” in più, non un requisito. Puoi allenarti benissimo anche in silenzio monastico. La scienza, al massimo, ti dice che se ogni tanto ti scappa, non è solo peccato veniale, può essere anche una strategia. (Medical Xpress)
Chiusura: la parolaccia come fiammifero, non come incendio
Imprecare non ti rende migliore, ti rende più libero per un istante. È un interruttore rapido, ruvido, antico. Usalo come si usavano certe cose una volta: con rispetto per il contesto, e con la saggezza di chi sa che le parole sono strumenti, non padroni.
Hashtag: #psicologia #fitness #scienza #benessere
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