Restare senza fermaciRestare senza fermaci

Dalle carenze ai sostituti terapeutici, fino all’incertezza delle forniture: perché trovare un medicinale non è più sempre scontato e cosa devono sapere cittadini, medici e farmacisti.

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Le carenze di farmaci non sono più un incidente di percorso, ma una nuova fragilità del sistema sanitario globale. Produzione concentrata, materie prime, logistica, costi, domanda improvvisa e decisioni commerciali stanno trasformando il banco della farmacia in un piccolo osservatorio geopolitico. E il paziente, spesso, si trova davanti a una domanda semplice e inquietante: “E adesso cosa prendo?”


Quando il farmaco non c’è, la fiducia scricchiola

C’era un tempo, non remoto, in cui la ricetta medica sembrava una promessa quasi solenne. Il medico prescriveva, il paziente andava in farmacia, il farmacista apriva un cassetto e il medicinale compariva. Una liturgia civile, ordinata, rassicurante. Oggi quel gesto quotidiano è diventato meno automatico. A volte il farmaco manca. A volte arriva in ritardo. A volte esiste, ma non nella confezione prevista. A volte bisogna cercare un equivalente, un’alternativa, una formulazione diversa.

Le carenze di medicinali sono ormai una questione concreta in Europa e in Italia. Secondo il Parlamento europeo, nel biennio 2023 e 2024 l’Unione europea ha registrato livelli record di carenze, con 136 medicinali in situazione critica tra gennaio 2022 e ottobre 2024. Il fenomeno riguarda anche classi essenziali come antibiotici, insuline, trattamenti oncologici, vaccini e farmaci cardiovascolari. (Parlamento Europeo)

Non parliamo quindi di un fastidio logistico, tipo il pacco che arriva il giorno dopo. Parliamo di continuità terapeutica, sicurezza dei pazienti, organizzazione sanitaria e fiducia pubblica. Quando manca un farmaco, non manca solo una scatola. Manca un pezzo della tranquillità di chi convive con una malattia cronica, di chi affronta una terapia oncologica, di chi ha bisogno di un antibiotico appropriato, di chi non può permettersi pause.

Carenza o indisponibilità: non sono la stessa cosa

Nel linguaggio comune si dice “il farmaco non si trova”. Ma dal punto di vista regolatorio le situazioni possono essere diverse. AIFA distingue tra carenze legate a problemi produttivi, regolatori, commerciali o a cessata commercializzazione, e indisponibilità dovute anche a distorsioni del mercato, come il parallel trade, cioè l’esportazione verso mercati dove il prezzo del farmaco è più conveniente. (AIFA)

L’Agenzia Italiana del Farmaco aggiorna periodicamente l’elenco dei farmaci carenti dal 2010. La lista contiene informazioni come nome commerciale, principio attivo, forma farmaceutica, confezione, titolare dell’autorizzazione, data di inizio e presunta fine della carenza, presenza di equivalenti, motivazioni e provvedimenti adottati. (AIFA)

Questa distinzione non è burocrazia fine a sé stessa. È la differenza tra un problema di fabbrica, una scelta commerciale, una domanda improvvisa, una difficoltà di importazione, una distribuzione alterata. In altre parole, il farmaco può mancare per mille motivi. E il cittadino, che giustamente vorrebbe solo curarsi, finisce dentro un romanzo industriale scritto in piccolo sul retro della confezione.

Perché i farmaci mancano sempre più spesso

Le cause sono molte e si intrecciano. Il Parlamento europeo indica che oltre il 50% delle carenze segnalate è legato a problemi di produzione. Tra i fattori ci sono capacità produttiva insufficiente, aumento inatteso della domanda, decisioni commerciali, disponibilità limitata di principi attivi e dipendenza da fornitori collocati fuori dall’Unione europea. (Parlamento Europeo)

La medicina moderna vive dentro catene globali lunghe e delicate. Un principio attivo può essere prodotto in Asia, confezionato altrove, distribuito in Europa, rimborsato secondo regole nazionali e acquistato da sistemi sanitari con prezzi differenti. Basta che un anello si indebolisca, una fabbrica rallenti, una materia prima scarseggi, un trasporto si complichi, e la mancanza arriva al banco della farmacia.

L’OCSE ha descritto le carenze di medicinali come una sfida ricorrente anche al di fuori delle fasi pandemiche, sottolineando la necessità di catene di fornitura più resilienti, non semplicemente più chiuse o più nazionalizzate. La vecchia tentazione del “facciamo tutto in casa” ha un fascino patriottico, ma non sempre regge alla prova dei costi, delle competenze e della complessità produttiva. (OECD)

Il sostituto non è un ripiego, ma va gestito bene

Quando un farmaco manca, la prima soluzione possibile è spesso l’equivalente, se disponibile. In altri casi si valuta un’alternativa terapeutica. Nei casi più delicati può essere autorizzata l’importazione dall’estero. AIFA, davanti alle segnalazioni di carenza, verifica l’entità del problema, valuta se esistono prodotti analoghi in Italia o all’estero e può adottare provvedimenti come autorizzazioni all’importazione o indicazioni di razionalizzazione d’uso per determinate categorie di pazienti. (AIFA)

Qui serve un punto fermo: il paziente non dovrebbe modificare da solo la terapia. Cambiare molecola, dosaggio, formulazione o schema di assunzione non è come cambiare marca di biscotti, anche se talvolta il mercato sembra volerci convincere del contrario. Il passaggio deve essere guidato dal medico o dal farmacista, soprattutto quando si tratta di farmaci salvavita, terapie croniche, anticoagulanti, antiepilettici, insuline, antibiotici, oncologici o medicinali con stretto margine terapeutico.

Il sostituto, quando appropriato, non è una medicina di serie B. Può essere un equivalente efficace e sicuro. Ma va spiegato. Il paziente deve sapere cosa cambia e cosa non cambia: principio attivo, dosaggio, modalità d’uso, aspetto della confezione, eventuali eccipienti, tempi di assunzione. La comunicazione è parte della cura. Una scatola diversa senza spiegazione può generare paura, sospensione spontanea, errori. E lì il problema non è più solo di fornitura, ma di aderenza terapeutica.

Farmacisti in prima linea, tra scienza e pazienza

La nuova realtà delle carenze ha riportato il farmacista al centro di una funzione antica e modernissima: mediare tra prescrizione, disponibilità reale e sicurezza della persona. Non è solo chi consegna il medicinale. È spesso il primo professionista che intercetta il problema, cerca alternative, contatta il medico, verifica le liste, rassicura il paziente e prova a impedire che l’incertezza diventi panico.

Il rapporto 2025 del Pharmaceutical Group of the European Union segnala che le carenze restano una sfida strutturale e sistemica: nel 96% dei Paesi rispondenti persistono problemi di disponibilità e in oltre un terzo dei Paesi sono stati riportati più di 600 medicinali in carenza. Tra le aree colpite figurano insuline, agonisti GLP-1, antibiotici, farmaci cardiovascolari, oncologici e del sistema nervoso. (PGEU)

È una pressione quotidiana. E spesso invisibile. Dietro ogni “torni domani” c’è un lavoro di telefonate, banche dati, verifiche, sostituzioni possibili, responsabilità professionale. Il farmacista diventa, volente o nolente, una specie di controllore del traffico in una stazione dove i treni non sempre arrivano, ma i passeggeri hanno comunque bisogno di partire.

L’Europa prova a correre ai ripari

La risposta europea si sta rafforzando. L’EMA, insieme alla Commissione europea e alle autorità nazionali, ha creato una lista dell’Unione dei medicinali critici, pensata per prevenire problemi di disponibilità e proteggere i farmaci la cui continuità di fornitura è prioritaria per i sistemi sanitari. La lista è aggiornata periodicamente e serve a individuare i medicinali da monitorare con maggiore attenzione. (European Medicines Agency (EMA))

Nel marzo 2025 la Commissione europea ha proposto il Critical Medicines Act, con l’obiettivo di migliorare disponibilità, fornitura e produzione dei medicinali critici nell’Unione europea. Tra le misure previste figurano progetti strategici per farmaci o ingredienti critici, appalti pubblici orientati alla resilienza, acquisti collaborativi tra Stati membri e partenariati internazionali per ridurre la dipendenza da singoli fornitori. (Public Health)

È un cambio di paradigma. La disponibilità dei farmaci non è più solo una questione sanitaria, ma industriale, economica e geopolitica. Il medicinale torna a essere ciò che forse non avrebbe mai dovuto smettere di essere: un bene essenziale, non una merce qualunque.

Cosa può fare il cittadino, senza improvvisarsi esperto

Il cittadino non può risolvere le fragilità globali della filiera farmaceutica, e meno male: già abbiamo abbastanza persone convinte di poter sistemare il mondo con un post alle 23.47. Però può adottare comportamenti utili.

Prima regola: non accumulare farmaci senza necessità. Fare scorte eccessive può peggiorare la disponibilità per altri pazienti. Seconda: non sospendere una terapia perché la confezione abituale non si trova. Terza: rivolgersi al farmacista e al medico per valutare equivalenti o alternative. Quarta: controllare le informazioni ufficiali, evitando gruppi social dove ogni carenza diventa complotto e ogni sostituto diventa sospetto.

Nel caso di malattie croniche, è prudente verificare per tempo la disponibilità dei medicinali abituali, soprattutto prima di viaggi, festività o periodi di chiusura degli ambulatori. Questo non significa vivere in allarme. Significa fare come si faceva una volta con il buon senso domestico: guardare la dispensa prima che finisca il pane. Solo che qui il pane si chiama terapia.

Domande e risposte per capire subito

Che cos’è una carenza di farmaco?

È una situazione in cui un medicinale non è disponibile in quantità sufficiente per i pazienti che ne hanno bisogno, nel momento e nel luogo in cui serve. Può dipendere da problemi produttivi, aumento della domanda, carenza di materie prime, scelte commerciali o difficoltà distributive.

Un farmaco equivalente è meno efficace?

No, se autorizzato e correttamente prescritto o dispensato, un equivalente contiene lo stesso principio attivo e risponde a criteri regolatori di qualità, sicurezza ed efficacia. Tuttavia il cambio va sempre compreso e, nei casi delicati, condiviso con medico o farmacista.

Posso cambiare terapia da solo se il farmaco manca?

No. La sostituzione deve essere valutata da professionisti sanitari. Questo vale soprattutto per terapie croniche, farmaci salvavita, anticoagulanti, antiepilettici, insuline, antibiotici e farmaci oncologici.

Dove si controllano i farmaci carenti in Italia?

Il riferimento ufficiale è l’elenco dei farmaci carenti pubblicato e aggiornato da AIFA, che riporta informazioni su principio attivo, durata prevista della carenza, disponibilità di equivalenti e provvedimenti adottati. (AIFA)

Una nuova cultura della disponibilità

La carenza di farmaci ci obbliga a guardare dietro il bancone. Per anni abbiamo pensato alla salute come a un diritto garantito anche dalla presenza silenziosa delle cose: siringhe, blister, flaconi, fiale, compresse. Oggetti piccoli, quasi umili, ma decisivi. Oggi scopriamo che quella presenza non è automatica. Va protetta.

Servono filiere più trasparenti, produzione diversificata, scorte intelligenti, cooperazione europea, sistemi informativi rapidi, farmacisti messi nelle condizioni di lavorare bene, medici aggiornati sulle alternative e cittadini informati senza essere spaventati. La sicurezza farmaceutica non nasce dall’allarme permanente, ma dalla preparazione.

In fondo, la questione è semplice e antica: curare significa non lasciare solo nessuno davanti alla mancanza. Nemmeno quando a mancare è una scatola.

In sintesi

Le carenze di farmaci sono diventate una realtà strutturale, non più un evento raro. Le cause principali riguardano produzione, materie prime, distribuzione, domanda improvvisa, prezzi e dipendenza da catene globali fragili. I sostituti terapeutici possono essere sicuri ed efficaci, ma devono essere gestiti da medico e farmacista. AIFA, EMA e Unione europea stanno rafforzando monitoraggio e strumenti di prevenzione. Per i cittadini la regola d’oro resta una: non improvvisare, informarsi da fonti ufficiali e mantenere il dialogo con i professionisti sanitari.

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Di Roberto Lambertini

Roberto Lambertini è nato a Bologna il 4 settembre 1961. Fin da giovane è stato appassionato di lettura, libri e informazione.

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