Quasi un anziano su quattro ha riconquistato un benessere ottimale in soli tre anni: lo stile di vita e il supporto sociale fanno la differenza.
Un nuovo studio canadese lancia un messaggio di speranza a milioni di persone anziane e alle loro famiglie: non è mai troppo tardi per ritrovare salute, felicità e indipendenza.
I ricercatori dell’Università di Toronto hanno infatti scoperto che quasi un anziano su quattro di età pari o superiore a 60 anni, inizialmente in condizioni di scarso benessere, è riuscito a raggiungere uno stato di benessere ottimale nell’arco di soli tre anni. Il risultato ribalta la visione tradizionale secondo cui l’invecchiamento è inevitabilmente legato al declino e apre nuove prospettive per politiche e programmi dedicati alla terza età.
Lo studio e i risultati
La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica PLOS One, ha coinvolto 8.332 partecipanti del Canadian Longitudinal Study on Aging (CLSA). Tutti avevano almeno 60 anni e al momento dell’avvio dello studio presentavano uno stato di salute definito “subottimale” a causa di dolore cronico, cattivo umore, isolamento sociale o problemi fisici.
Dopo tre anni di follow-up, i ricercatori hanno osservato che circa il 24% di questi individui era riuscito a raggiungere un benessere completo, caratterizzato da:
- assenza di condizioni gravi che interferissero con le attività quotidiane,
- buona salute fisica e mentale,
- alti livelli di felicità,
- soddisfazione generale per la propria vita.
“Questa non è solo una storia di resilienza, è una mappa stradale per aiutare più anziani a riprendersi e prosperare”, spiega la prima autrice Mabel Ho, dell’Istituto per il Corso di Vita e l’Invecchiamento dell’Università di Toronto.
I fattori che favoriscono il recupero
Gli studiosi hanno identificato una serie di abitudini e condizioni che aumentano le probabilità di recupero:
- forte benessere psicologico ed emotivo all’inizio del percorso,
- mantenimento di un peso corporeo sano,
- attività fisica regolare,
- assenza di insonnia,
- non fumare,
- partecipazione attiva alla vita sociale.
Secondo i dati, chi godeva di un buon equilibrio psicologico aveva oltre cinque volte più probabilità di ritrovare un benessere completo rispetto a chi partiva da una condizione di difficoltà emotiva.
Una nuova narrazione sull’invecchiamento
“Troppo spesso la ricerca sull’invecchiamento si concentra sul declino e sulla disabilità”, commenta Esme Fuller-Thomson, autrice senior dello studio e direttrice dell’Institute for Life Course & Aging. “I nostri risultati cambiano questa narrazione: gli anziani possono riprendersi e lo fanno. Dobbiamo costruire sistemi che supportino questo processo”.
Il messaggio è chiaro: invecchiare bene non è un’utopia. Con il giusto supporto familiare, comunitario e istituzionale, e con scelte consapevoli legate allo stile di vita, gli anziani possono non solo vivere più a lungo, ma anche meglio.
Le implicazioni per la società
Lo studio suggerisce che le politiche pubbliche e i servizi per la terza età dovrebbero puntare non soltanto alla gestione delle malattie, ma anche al potenziamento del benessere complessivo della persona.
Programmi che promuovono attività fisica accessibile, spazi per la socializzazione, sostegno psicologico e campagne contro il fumo possono rappresentare strumenti fondamentali per migliorare la qualità della vita.
“Con l’ambiente, le risorse e il supporto giusti – conclude Ho – gli anziani non solo sopravvivono dopo momenti difficili, ma riescono a prosperare”.
Perché questo studio è importante anche in Italia
L’Italia è uno dei Paesi più longevi al mondo, ma deve fare i conti con l’aumento della popolazione over 65 e con i costi sociali e sanitari legati alla cronicità. I risultati dello studio canadese possono rappresentare un modello: investire sul benessere psicosociale e sulle abitudini sane degli anziani non è un costo, ma un investimento per il futuro della società.
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