Nella Sala Mappamondi, un confronto che unisce territori, salute e cultura dell’acqua

L’acqua è la nostra eredità più antica, e la nostra prova più attuale. Coltiva risaie e vigne, solleva mulini nella memoria, spegne la sete delle città, ma quando la trascuriamo sa trasformarsi in rischio, scarsità, alluvione. Per questo, mercoledì 3 dicembre 2025 alle 17 la Sala Mappamondi dell’Accademia delle Scienze ospiterà una seduta congiunta delle tre storiche istituzioni cittadine, Scienze, Agricoltura e Medicina, dedicata all’acqua come risorsa, bene comune e responsabilità condivisa. Un appuntamento che non promette slogan, ma una mappa, concreta e plurale, per attraversare il nostro secolo con lucidità. Informazioni ufficiali, programma e prenotazione sono disponibili online. (accademiadellescienze.it)

L’irrigazione italiana tra tradizione e innovazione necessaria

Ad aprire i lavori sarà Carlo Grignani, agronomo dell’Università di Torino, con un intervento che mette il dito dove spesso evitiamo di guardare: il sistema irriguo come primo utilizzatore di acqua dolce e, insieme, come cantiere di riforma. L’Italia pedemontana ha costruito la propria identità agricola su una ricca disponibilità idrica. Canali secolari, marcite, consorzi irrigui, risaie che hanno fatto scuola; un paesaggio del lavoro che è diventato anche paesaggio del gusto. Ma l’equilibrio antico oggi scricchiola. Siccità prolungate e piogge concentrate impongono di ripensare efficienza, perdite, turnazioni, tecniche di distribuzione e perfino la governance territoriale dell’acqua. Gli strumenti ci sono: microirrigazione, sensori, supporti decisionali, regole chiare che premino l’uso efficiente. Serve però una regia, capace di mettere a fattor comune saperi tecnici, dati e diritti dei territori. (Città Metropolitana di Torino)

In termini pratici, la sfida si traduce in tre verbi antichi, buoni ancora oggi: misurare, risparmiare, reimpiegare. Misurare significa conoscere i bilanci idrici reali, non quelli sulla carta; risparmiare vuol dire passare da scorrimento e sommersione a sistemi a precisione; reimpiegare richiede infrastrutture per il riuso sicuro di acque depurate, dove la normativa lo consente. Una transizione che non nega la tradizione, anzi la valorizza. Saperi contadini, consorzi e università possono camminare insieme, come accadeva ieri lungo i canali. Con meno retorica e più idrometri.

Cibo, fiumi e città: un legame da rammendare

Il secondo momento porta in primo piano Luca Ridolfi, idraulico del Politecnico di Torino, con “Cibo, fiumi e città”. Basta un numero per centrare la questione: circa i tre quarti dell’acqua utilizzata dall’uomo sono assorbiti dalla produzione alimentare, e una quota consistente proviene da coltivazioni irrigue. Se vogliamo sicurezza alimentare, dobbiamo volerla idrica. Ma fiumi e città, spesso, remano in direzioni opposte. Argini irrigiditi, alvei alterati, suoli urbani impermeabili, tombinature che trasformano la pioggia in minaccia. Ridolfi richiamerà il principio del “rammendo idraulico”: restituire spazio ai corsi d’acqua, ricucire le piane di esondazione, renaturare dove possibile, permeabilizzare le città, gestire il rischio in modo preventivo. Una svolta che non è romantica, è economica: ogni euro speso in prevenzione idraulica evita costi molte volte superiori in emergenza. (Politecnico di Torino)

Nel Piemonte e lungo il Po, dove l’industrializzazione ha stratificato opere e vincoli, la parola d’ordine non può che essere integrazione. Piano di bacino, piani comunali, agricoltura di precisione, reti di monitoraggio. Non un puzzle di buone intenzioni, ma un quadro unico. Torino lo sa, e questa seduta congiunta lo conferma.

L’acqua che cura, l’acqua che uccide: la lezione della sanità pubblica

Il terzo intervento, affidato a Fabrizio Bert dell’Università di Torino, affronta il paradosso sanitario: l’acqua come garanzia di igiene, nutrizione e benessere; l’acqua come vettore di rischio quando contaminata. Batteri, virus, protozoi, ma anche contaminanti chimici e microplastiche interrogano acquedotti e regolatori. I sistemi di distribuzione sono moderne cattedrali invisibili; vanno controllati, mantenuti, pensati con la logica della resilienza. La bussola proposta è l’approccio One Health, che unisce salute umana, animale e ambientale in un unico disegno, superando i silos. Significa, per esempio, che la qualità dei reflui zootecnici, la tutela delle captazioni e la salute dei cittadini fanno parte della stessa equazione, e richiedono sorveglianza integrata e comunicazione trasparente. (spmsf.dip.unipv.it)

Qui la tradizione italiana aiuta: la cultura igienista che ha costruito acquedotti e fognature tra Ottocento e Novecento, la rete dei laboratori pubblici, i controlli in campo. Ma oggi la posta in gioco si alza, e chiede investimenti su sensoristica, competenze, interoperabilità dei dati. Perché il rubinetto di casa non eroghi soltanto acqua potabile, ma fiducia.

Quando l’acqua diventa musica

La chiusura, inattesa e necessaria, è affidata a Paolo Gallarati, storico della musica, con un omaggio alla “musica dell’acqua”. Dai rivoletti barocchi alle onde sinfoniche, dai riflessi impressionisti ai rumori della modernità, i suoni dell’acqua attraversano secoli di partiture e immaginario. Non è un inciso estetico, è un promemoria civile: l’acqua non è solo ingegneria, è cultura. Se la risorsa si esaurisce, si impoverisce anche la lingua con cui raccontiamo il mondo. Per custodirla serve competenza, ma anche sentimento.

Perché questo incontro conta, qui e ora

Torino non sceglie un convegno qualunque, sceglie una seduta congiunta tra tre Accademie con radici profonde nel territorio. È un gesto simbolico e operativo. Simbolico, perché richiama l’unità dei saperi: scienziati, agronomi, medici, umanisti allo stesso tavolo. Operativo, perché il Piemonte è al crocevia tra cime e pianure, fiumi glaciali e distretti agricoli, città fitte e vallate fragili. Qui il cambiamento climatico non è tema astratto, è stagione agricola spostata, portate irregolari, episodi estremi che ricordiamo bene. Per questo l’appuntamento del 3 dicembre ha il sapore delle grandi occasioni utili: ascoltare, fare rete, uscire con idee pratiche, contatti, decisioni.

E non finisce nella sala. Gli organizzatori rendono disponibile la registrazione sul sito dell’Accademia, così che scuole, amministratori, tecnici e cittadini possano rivedere i passaggi chiave, citare numeri, riprendere suggerimenti. La prenotazione è consigliata, l’ingresso è libero fino a esaurimento posti. Un modo semplice per trasformare un pomeriggio d’inverno in un investimento sul futuro. (Periodicodaily)


Informazioni pratiche

  • Data e ora: mercoledì 3 dicembre 2025, ore 17.00
  • Luogo: Sala Mappamondi, Accademia delle Scienze, via Accademia delle Scienze 6, Torino
  • Ingresso: libero fino a esaurimento posti, prenotazione consigliata su Eventbrite
  • Registrazione video: disponibile sul sito dell’Accademia nei giorni successivi

Fonti ufficiali e prenotazione: scheda evento, pagina dell’Accademia e annuncio stampa. (eventbrite.it)


Idee da portare a casa, subito

  1. Acqua e cibo: ciò che mangiamo è anche acqua incorporata. Scegliere filiere efficienti e locali riduce il prelievo complessivo, sostiene agricolture che investono in risparmio idrico. (Politecnico di Torino)
  2. Città e rischio: favorire suoli permeabili, rinverdimenti, cisterne per la pioggia nei condomìni. La resilienza urbana comincia dal cortile. (Politecnico di Torino)
  3. Qualità sanitaria: conoscere i rapporti qualità dell’acqua del proprio gestore, segnalare anomalie, sostenere politiche One Health a livello locale. (IZS Venezie)
  4. Cultura dell’acqua: portare a scuola il tema, visitare canali storici, musei, archivi. La tradizione non è nostalgia, è competenza tramandata che aiuta a progettare il domani.

Una città che ricuce, un Paese che impara

C’è un filo antico che lega canali, piazze, laboratori. L’acqua li attraversa da sempre, paziente e necessaria. Davanti a crisi ormai visibili, Torino risponde come sa fare: chiamando saperi diversi a guardare lo stesso oggetto. L’agronomo che parla con l’ingegnere, il medico che discute con il giurista, lo storico della musica che ci ricorda perché ne vale la pena. Non basta per risolvere tutto, ma è il passo giusto. Come un ramo d’acqua che ritrova l’alveo, poco a poco, evitando gli strappi.

Il resto tocca a noi. Amministratori, consorzi, imprese, scuole, famiglie. L’acqua non è un tema da chiudere in convegno, è un patto quotidiano. Chi coltiva sa che ogni goccia conta. Chi abita la città sa che ogni tombino liberato, ogni cortile drenante, ogni impianto efficiente è un pezzo di sicurezza. Chi studia sa che i dati vanno letti, condivisi, trasformati in politiche. La ventisettesima ora non esiste, ma se la smettiamo di sprecarne venti minuti al giorno, possiamo già cambiare rotta. Con calma antica, con decisione moderna.


Come partecipare

Prenotare il posto è semplice, il modulo è online. Per chi non potrà esserci, la registrazione sarà pubblicata sul sito istituzionale nei giorni successivi. Torino vi aspetta in Sala Mappamondi per ascoltare, discutere, e riportare a casa non un titolo, ma un metodo. (eventbrite.it)


Hashtag: #Torino #Acqua #Accademie #FuturoComune

Nota: Informazioni su data, ora, luogo, prenotazione e disponibilità della registrazione provengono dalle pagine ufficiali e dai comunicati diffusi il 19 novembre 2025. (Torino Oggi)


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Di Roberto Lambertini

Roberto Lambertini è nato a Bologna il 4 settembre 1961. Fin da giovane è stato appassionato di lettura, libri e informazione.

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