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Estratto: Su FoodNeverComes si riempie un carrello, si preme «ordina» e si segue un fattorino immaginario. Nessun pasto arriva e nessun acquisto viene addebitato. Il gioco pone una domanda: quanto piacere troviamo nel gesto di comprare, prima ancora di ricevere qualcosa?


Un menù invitante, il carrello che si riempie, un fattorino che sembra avvicinarsi. Poi arriva il colpo di scena: non arriva niente. È tutto previsto. Su FoodNeverComes si scelgono piatti e si simula una consegna, ma pagamento e corriere sono finti. Il sito si presenta come una dopamine kitchen e propone anche ricette vere per chi, chiuso il gioco, ha ancora fame. (foodnevercomes.com)

FoodNeverComes appartiene alla famiglia dei cosiddetti «siti della dopamina», che riproducono carrelli, ordini e altre esperienze di consumo senza l’acquisto degli oggetti mostrati. The Korea Times raccontava il fenomeno tra giovani sudcoreani già nel maggio 2026. FoodNeverComes.com, invece, è un progetto sviluppato in India e ispirato a quella tendenza. (The Korea Times)

Il piacere sta nel piatto o nel pulsante «ordina»?

Pensiamo a un acquisto rimandato: cercare, confrontare, immaginare come sarà usarlo. Una parte dell’esperienza avviene prima di avere l’oggetto in mano. Con una cena da asporto entrano in scena fotografie, offerte, attesa e notifiche. Il pasto diventa una piccola storia, completa di suspense.

Uno studio sperimentale sulle decisioni di acquisto ha osservato che l’attività di circuiti cerebrali legati all’anticipazione precede alcune scelte di comprare. Il risultato suggerisce un’ipotesi plausibile: anche la sequenza «guardo, scelgo, ordino» potrebbe risultare coinvolgente quando non segue alcuna consegna. Lo studio, però, non ha esaminato FoodNeverComes e non dimostra che visitarlo provochi uno specifico «picco di dopamina». (NIH)

La ricerca distingue inoltre il volere, cioè la spinta a cercare qualcosa, dal piacere di ottenerlo. La dopamina partecipa ai processi di motivazione e apprendimento legati alla ricompensa; chiamarla semplicemente «molecola del piacere» è una scorciatoia che fa perdere proprio la parte più interessante della storia. (pmc.ncbi.nlm.nih.gov)

Una finta consegna può aiutare a spendere meno?

Chi crea questi siti suggerisce che possano offrire il rituale dell’ordine evitando una spesa impulsiva. È possibile che alcune persone li vivano così. Nel reportage coreano, un intervistato racconta di usare una simulazione quando desidera uno spuntino notturno e preferisce non ordinare cibo. È una testimonianza individuale, non la prova che il sito riduca gli acquisti nel tempo. (The Korea Times)

Esiste anche la possibilità opposta: ripetere spesso il rito del carrello e delle notifiche potrebbe mantenere viva la voglia di acquistare in alcune persone. La psichiatra Anna Lembke, interpellata nel reportage della BBC, invita a considerare il rischio che la simulazione rinforzi le abitudini che vorrebbe sostituire. È una valutazione clinica, non il risultato di uno studio sperimentale su questi siti.

Per capire quale effetto prevalga servirebbero studi che confrontino nel tempo utenti e non utenti, misurando acquisti reali, tempo trascorso online, desiderio di comprare e benessere. Per ora le cronache descrivono soprattutto come funzionano le piattaforme e perché alcuni visitatori dicono di apprezzarle.

«Milioni di dipendenti»? Il dato non dice questo

Qui occorre separare visitatori e dipendenza. Secondo la BBC, i creatori di FoodNeverComes dichiarano oltre 2,7 milioni di visitatori dal lancio nel giugno 2026. La cifra riferita dal progetto riguarda la diffusione del sito: non misura quante persone abbiano sviluppato un problema clinico. Fonte: BBC.

Una revisione sulle dipendenze comportamentali richiama elementi come perdita di controllo, persistenza nonostante conseguenze negative, sofferenza e compromissione della vita quotidiana. Aprire un sito curioso, ridere della finta consegna o tornarci qualche volta non basta per parlare di dipendenza. Non abbiamo una stima clinica di persone «dipendenti dai siti della dopamina»: l’espressione è il nome di una tendenza, non una diagnosi. (pubmed.ncbi.nlm.nih.gov)

Il paradosso della vetrina che non vende

Anche se il cibo immaginario non viene venduto, l’attenzione del visitatore può avere valore. FoodNeverComes si presenta anche come progetto di uno studio che sviluppa prodotti digitali: la simulazione mostra ciò che i suoi creatori sanno costruire. Dire che il sito «non vende nulla» descrive la finta consegna, ma lascia fuori questa funzione di vetrina. (foodnevercomes.com)

Forse è questo l’angolo più interessante: i siti della dopamina mostrano quanto le piattaforme abbiano reso gratificante il percorso verso l’acquisto. Fotografie, scelta, conto alla rovescia, consegna tracciata. Tolto il prodotto, resta l’interfaccia. Un teatro del carrello, con il sipario che cala prima che arrivi la pizza.

In sintesi

  • FoodNeverComes imita un ordine di cibo senza addebito o consegna reali.
  • Il filone è stato raccontato in Corea del Sud nella primavera 2026; FoodNeverComes.com è un progetto indiano ispirato alla tendenza.
  • È plausibile che attesa e scelta contribuiscano al coinvolgimento, ma la dopamina degli utenti del sito non è stata misurata.
  • Non sappiamo se l’uso abituale riduca gli acquisti impulsivi o rinforzi il rituale. I visitatori dichiarati non sono persone con una dipendenza diagnosticata.

Fonti principali: BBC, The Korea Times, FoodNeverComes, studio sulle decisioni di acquisto, revisione su desiderio e piacere.

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Di Roberto Lambertini

Roberto Lambertini è nato a Bologna il 4 settembre 1961. Fin da giovane è stato appassionato di lettura, libri e informazione.

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