Sotto strade, parcheggi ed edifici di molte città continua a scorrere una geografia dimenticata. Torrenti e piccoli fiumi che per secoli avevano modellato il territorio urbano sono stati deviati, incanalati e infine coperti, fino a diventare parte della rete sotterranea.

Interrare un corso d’acqua sembrava una soluzione razionale: liberava spazio per costruire, allontanava cattivi odori e acque contaminate e permetteva di controllare le piene. Oggi, però, quella scelta mostra tutti i suoi limiti. Con precipitazioni sempre più intense, temperature elevate e sistemi fognari sovraccarichi, alcune città stanno cercando di invertire il processo.

L’operazione si chiama daylighting: riportare un corso d’acqua alla luce, restituendogli almeno in parte un alveo naturale e trasformandolo in un’infrastruttura verde e blu.

Perché i torrenti sono scomparsi

Tra Ottocento e Novecento, la crescita urbana ha cambiato radicalmente il rapporto tra città e acqua. I torrenti venivano spesso considerati ostacoli allo sviluppo o problemi igienici. Molti erano diventati ricettacoli di scarichi domestici e industriali; coprirli appariva più semplice che risanarli.

La superficie occupata dall’acqua poteva inoltre essere convertita in strade, ferrovie o nuovi quartieri. I corsi d’acqua furono quindi raddrizzati e confinati in condotte di cemento, perdendo il contatto con il suolo, la vegetazione e la luce.

Questa trasformazione non ha eliminato l’acqua: l’ha soltanto resa invisibile. I torrenti sepolti continuano a seguire la gravità e a ricevere le precipitazioni del proprio bacino. Durante gli eventi meteorologici estremi, le condotte possono diventare insufficienti, provocando rigurgiti, allagamenti e pressioni sulle reti fognarie.

L’urbanizzazione aggrava il problema. Asfalto e cemento impediscono alla pioggia di infiltrarsi nel terreno, facendo confluire grandi quantità d’acqua nei canali in pochissimo tempo. Le ricerche dell’US Geological Survey mostrano che questa alterazione dei flussi, insieme all’inquinamento e alla perdita degli habitat, compromette profondamente gli ecosistemi dei corsi d’acqua urbani. (USGS)

Che cosa significa riportare un fiume alla luce

Il daylighting non consiste semplicemente nel rimuovere la copertura di cemento. Significa ricostruire un sistema fluviale funzionante: un alveo capace di accogliere portate diverse, sponde vegetate, zone di espansione per le piene e collegamenti con parchi, percorsi pedonali e spazi pubblici.

Quando il tracciato originario è ormai occupato da edifici o infrastrutture, il corso d’acqua può essere ricreato lungo un percorso vicino. In altri casi si scopre soltanto un tratto, collegandolo a canali sotterranei a monte e a valle. Non sempre, quindi, è possibile recuperare il fiume storico nella sua forma originale.

Un intervento efficace richiede innanzitutto di conoscere l’intero bacino idrografico. Bisogna ricostruire il percorso dell’acqua, individuare le sorgenti, misurare le portate, verificare la qualità dell’acqua e mappare fognature, cavi, tubazioni, terreni contaminati ed edifici vulnerabili.

Occorre poi ridurre l’afflusso troppo rapido delle piogge. Giardini pluviali, pavimentazioni permeabili, tetti verdi, aree umide e bacini di laminazione possono trattenere e filtrare l’acqua prima che raggiunga il torrente. Limitarsi a riaprire l’alveo senza intervenire sulle superfici impermeabili circostanti rischierebbe di creare un canale esteticamente gradevole ma ancora ecologicamente fragile.

Un’infrastruttura contro alluvioni e caldo

Riportare alla luce un corso d’acqua offre diversi benefici contemporaneamente.

Un alveo più ampio e vegetato può rallentare la corrente e offrire spazio alle piene. Il terreno permeabile favorisce l’infiltrazione, mentre piante e zone umide trattengono sedimenti e parte degli inquinanti. L’Environmental Protection Agency statunitense include tra i possibili benefici del daylighting il miglioramento della gestione delle acque meteoriche, il ripristino degli habitat e una maggiore resilienza agli eventi estremi. (US EPA)

Acqua e vegetazione contribuiscono anche a raffrescare l’ambiente attraverso ombreggiamento ed evaporazione. In quartieri dominati da superfici minerali, un corridoio fluviale può diventare un rifugio durante le ondate di calore.

Tornano inoltre habitat che nelle condotte erano praticamente scomparsi. Piante ripariali, insetti, anfibi, pesci e uccelli possono colonizzare nuovamente il corso d’acqua, soprattutto quando il progetto lo collega ad altre aree verdi.

Il vantaggio non è soltanto ecologico. Un torrente recuperato può diventare un parco lineare, un percorso ciclabile, uno spazio educativo o un luogo d’incontro. Rende visibile il funzionamento del territorio e ricorda agli abitanti che anche la città appartiene a un bacino idrografico.

Da Zurigo a New York

Le esperienze internazionali mostrano che non esiste un solo modello.

Zurigo ha adottato un approccio diffuso, recuperando progressivamente numerosi corsi d’acqua minori. Secondo UN-Habitat, dal 1986 il programma cittadino ha riportato alla luce circa 24 chilometri di torrenti. Seoul ha invece scelto un intervento emblematico: la riqualificazione del Cheonggyecheon, accompagnata dalla rimozione di una grande infrastruttura stradale. (UN-Habitat, World Cities Report 2024)

Nel Bronx, New York sta lavorando al recupero di parti del Tibbetts Brook, sepolto da oltre un secolo. L’obiettivo è separare le sue acque relativamente pulite dal sistema fognario, ridurre gli scarichi misti nell’Harlem River e contribuire a limitare gli allagamenti locali. (New York City Department of Environmental Protection)

Questi casi dimostrano che il daylighting può assumere forme molto diverse: da piccoli interventi distribuiti nei quartieri a grandi progetti capaci di ridisegnare intere parti della città.

I limiti e i rischi

Riaprire un corso d’acqua è complesso e costoso. Nel sottosuolo urbano convivono reti tecnologiche, fondazioni, gallerie e suoli contaminati. Deviare questi elementi o bonificare i terreni può richiedere investimenti rilevanti.

Esiste anche un problema sociale. La creazione di un parco fluviale può far aumentare il valore degli immobili e attirare nuovi investimenti, ma anche accelerare la sostituzione degli abitanti con redditi più bassi. Il rischio è che un progetto finanziato come infrastruttura climatica produca una forma di “gentrificazione verde”.

Per evitarlo, la riapertura dei corsi d’acqua dovrebbe essere accompagnata da politiche per l’abitare accessibile, protezioni per gli affittuari, servizi pubblici e coinvolgimento effettivo delle comunità. Gli abitanti non devono essere consultati soltanto a progetto concluso: la loro conoscenza degli allagamenti, degli spazi abbandonati e delle necessità del quartiere può influenzare fin dall’inizio il disegno dell’intervento.

Una nuova idea di città

Non tutti i torrenti sepolti possono essere riaperti. Dove lo spazio manca, è comunque possibile recuperarne alcune funzioni attraverso parchi allagabili, canali superficiali, fasce vegetate e sistemi di drenaggio sostenibile.

Il punto non è ricostruire un paesaggio ideale del passato. È riconoscere che l’acqua non può essere trattata esclusivamente come un problema da nascondere e far defluire il più rapidamente possibile.

Per gran parte del Novecento, la città moderna ha cercato di dominare i processi naturali con condotte, argini e cemento. La crisi climatica suggerisce un approccio diverso: dare spazio all’acqua, rallentarla e renderla nuovamente parte del paesaggio urbano.

Riportare alla luce un torrente significa allora molto più che riscoprire un elemento cancellato dalle mappe. Significa trasformare un’infrastruttura nascosta e vulnerabile in uno spazio pubblico capace di ridurre il rischio climatico, sostenere la biodiversità e migliorare la vita quotidiana. In altre parole, restituire alla città una parte della sua memoria — e, nello stesso tempo, prepararla al futuro.

Articolo originale sviluppato a partire dal tema proposto da The Conversation.

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Di Roberto Lambertini

Roberto Lambertini è nato a Bologna il 4 settembre 1961. Fin da giovane è stato appassionato di lettura, libri e informazione.

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