Un nuovo sondaggio dell’Università del Michigan mostra che oltre l’80 per cento degli over 65 guida regolarmente, ma più della metà non ha alcun piano per il giorno in cui non potrà più farlo. Dal 1 al 5 dicembre la Settimana della consapevolezza sulla sicurezza dei conducenti anziani invita famiglie e sanitari a parlarne, prima che sia troppo tardi.
Quando la patente diventa una promessa di libertà
Per molti anziani la patente non è un pezzo di plastica, è un pezzo di vita. È il profumo dei primi viaggi con la radio accesa su “Drive My Car” dei Beatles o la voglia di fuga cantata da “Born to Run” di Springsteen. Guidare significa decidere da soli quando uscire, chi andare a trovare, come restare parte del mondo e non soltanto spettatori dalla finestra.
Un sondaggio nazionale dell’Università del Michigan racconta bene questa realtà: l’84 per cento delle persone con almeno 65 anni guida almeno una volta alla settimana, e il 62 per cento guida quasi tutti i giorni. (record.umich.edu)
La sorpresa, però, non è quante persone anziane guidano ancora, ma quante non si stanno preparando al momento in cui non potranno più farlo.
Sicuri al volante, ma poco pronti al futuro
Tra gli over 65 che hanno guidato negli ultimi sei mesi, ben l’81 per cento si dichiara “molto sicuro” di poter guidare in sicurezza, un altro 18 per cento “abbastanza sicuro”. Solo l’1 per cento ammette di non sentirsi molto sicuro al volante. Guardando avanti di cinque anni, le certezze iniziano a incrinarsi: il 51 per cento è solo “in parte sicuro” di poter continuare a guidare, il 43 per cento resta molto sicuro, il 5 per cento non lo è affatto. (ihpi.umich.edu)
Eppure, nonostante questa consapevolezza che qualcosa potrebbe cambiare, circa il 54 per cento degli automobilisti over 65 non ha alcun piano per quando non sarà più in grado di guidare. Sono soprattutto le donne e gli ultra 75enni ad averci pensato almeno un po’, ma la maggioranza, nel complesso, vive alla giornata. (ihpi.umich.edu)
È un paradosso moderno: programmiamo la pensione, le vacanze, perfino la spesa online, ma non programmiamo la nostra mobilità futura.
Settimana della consapevolezza: un invito a parlarne
Dal 1 al 5 dicembre si celebra la Settimana della consapevolezza sulla sicurezza dei conducenti anziani. Non è l’ennesima ricorrenza di calendario, è un promemoria collettivo: la sicurezza stradale in età avanzata non riguarda soltanto chi guida, riguarda le famiglie, le comunità, i sistemi sanitari.
Parlarne significa riconoscere che l’invecchiamento porta con sé cambiamenti nella vista, nei riflessi, nella capacità di concentrazione. Nel sondaggio dell’Università del Michigan, il 14 per cento degli automobilisti over 65 dichiara che i problemi visivi influiscono sulla propria capacità di guidare. Quote minori indicano problemi di salute o di mobilità, temporanei o permanenti. (ihpi.umich.edu)
Nonostante ciò, solo il 6 per cento ha mai parlato con un medico della propria guida. Sei su cento. È chiaro che qualcosa, nel dialogo tra strada e sanità, si sta ancora perdendo. (ihpi.umich.edu)
La direttiva di guida anticipata, un testamento di mobilità
Nel sondaggio emerge un concetto interessante: la direttiva di guida anticipata. In pratica, una specie di “testamento di mobilità” in cui la persona indica le proprie preferenze rispetto alla guida in caso di problemi di salute futuri, e designa qualcuno che possa aiutarla a decidere quando è arrivato il momento di lasciare le chiavi.
Solo il 16 per cento degli anziani conosceva questo strumento; ma una volta spiegato, il 70 per cento lo ha ritenuto molto o abbastanza importante. (ihpi.umich.edu)
Tradotto: non siamo prevenuti sul tema, semplicemente non ne sappiamo nulla. E senza strumenti, la decisione di smettere di guidare arriva spesso tardi, all’improvviso, magari dopo un incidente evitabile.
Una direttiva di guida anticipata può diventare un atto di responsabilità verso se stessi e verso gli altri, come quando si compila una disposizione anticipata di trattamento. È un modo per dire: “Quando non sarò più sicuro, aiutami a ricordarlo, anche se io farò fatica ad ammetterlo”.
Non è solo la macchina, è la rete intorno
Nel presente, molti anziani stanno già sperimentando alternative alla guida. Negli ultimi sei mesi, il 44 per cento ha ricevuto passaggi da amici o parenti, il 21 per cento ha usato servizi di ride sharing, taxi o auto prenotate tramite app, mentre solo il 14 per cento ha usato i mezzi pubblici. Una parte degli intervistati dichiara che servizi di trasporto pubblico o di car sharing semplicemente non esistono nel luogo in cui vive. (ihpi.umich.edu)
Qui la questione diventa politica e sociale, non più soltanto individuale. In diversi Stati americani, iniziative come il portale “Safe Drivers, Smart Options” offrono informazioni pratiche per aiutare gli anziani a restare alla guida in sicurezza il più a lungo possibile, e a pianificare il passaggio alla “pensione da automobilista” senza perdere autonomia. (michigan.gov)
I Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie, il CDC statunitense, hanno messo a punto strumenti come il MyMobility Plan, un vero e proprio piano di mobilità personale per aiutare gli anziani a prepararsi in anticipo a cambiamenti che possono aumentare il rischio di incidenti stradali o cadute. (cdc.gov)
AARP, AAA e altre organizzazioni propongono corsi di guida dedicati agli over 55, per aggiornare regole, riflessi e conoscenze sulle nuove tecnologie presenti nelle auto moderne. Valutazioni su questi programmi mostrano che migliorano la percezione di sicurezza e la consapevolezza degli errori più frequenti, come le svolte a sinistra eseguite male o la scarsa attenzione alla precedenza. (AARP)
Sono tutti strumenti pensati per una realtà americana, ma il messaggio parla anche a chi vive in Italia e in Europa: la mobilità degli anziani non è un dettaglio, è un pezzo di salute pubblica.
Cosa può fare un medico, cosa può fare una famiglia
Il sondaggio illumina una grande occasione mancata: i professionisti sanitari. Medici di base, oculisti, geriatri, neurologi, diabetologi, ortopedici, farmacisti, terapisti occupazionali, tutti incontrano regolarmente persone per cui la guida è un tema sensibile.
Integrare nei controlli di routine una domanda semplice, ma decisiva, “Come va con la guida?”, non richiede tecnologie costose; richiede tempo, ascolto, un minimo di formazione. Può essere l’inizio di un percorso di valutazione, di prescrizioni più attente ai farmaci che aumentano la sonnolenza, di consigli pratici su orari, percorsi, illuminazione, alternative di trasporto. (ihpi.umich.edu)
La famiglia, dal canto suo, ha due compiti difficili. Il primo è quello di non minimizzare segnali che tutti conosciamo: piccoli urti ripetuti, difficoltà a vedere la segnaletica, paura crescente nel guidare di notte o con il maltempo, confusione nei percorsi abituali. Il secondo è quello di non infantilizzare la persona anziana.
Smettere di guidare non è come togliere il tablet al nipote, è toccare un simbolo profondo di autonomia. Per questo è essenziale parlarne prima, quando ancora la persona è lucida, coinvolgendola nella costruzione di un piano: quali corse possono essere delegate, quali alternative di trasporto esistono, chi può accompagnare e quando.
Un consiglio pratico, senza troppi giri di parole
Per rendere questa Settimana della consapevolezza sulla sicurezza dei conducenti anziani qualcosa di concreto, si può partire da quattro passi, semplici ma impegnativi.
- Aprire il discorso in famiglia
Non aspettare l’incidente. Scegli un momento tranquillo, magari dopo aver letto una notizia o un articolo sul tema, e chiedi: “Hai mai pensato a come ti muoverai se un giorno sarà più difficile guidare?”. - Coinvolgere il medico di fiducia
Portare la questione in ambulatorio, non soltanto in salotto. Chiedere una valutazione della vista, dei riflessi, dei farmaci che possono alterare attenzione o prontezza. - Disegnare un piccolo “piano di mobilità” personale
Dove vai di solito, in una settimana tipo? Chi potrebbe accompagnarti, se non guidassi più? Che mezzi pubblici esistono nella tua zona? Hai mai provato un servizio di trasporto agevolato per anziani, se disponibile? - Informarsi sui corsi di aggiornamento alla guida
Anche in Italia esistono corsi di guida sicura, iniziative di educazione stradale per adulti, progetti locali dedicati agli over 65. Non è un esame a fine carriera, è un modo per prolungare la guida sicura, non per accorciarla.
Concludendo, la strada davanti a noi
L’immagine simbolica di questo sondaggio è chiara: la maggior parte degli automobilisti anziani guarda la strada di oggi con grande sicurezza, ma pochi guardano davvero alla strada di domani.
Eppure, la vera indipendenza non è stringere il volante ad ogni costo, è saper scegliere quando è il momento di lasciare che qualcun altro guidi, senza che la vita si restringa ai confini del salotto.
Guidare in età avanzata è possibile, spesso a lungo, ma richiede realismo, pianificazione, dialogo con i professionisti sanitari e con le famiglie, servizi pubblici che non lascino indietro nessuno. La Settimana della consapevolezza sulla sicurezza dei conducenti anziani non ci chiede di spegnere il motore; ci chiede di guardare un po’ più lontano, oltre la curva, con la saggezza di chi sa che ogni viaggio, prima o poi, ha bisogno di una sosta.
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