Qual è la scusa migliore che hai sentito ultimamente?

C’è un’arte che nessuna scuola insegna, ma che quasi tutti, almeno una volta nella vita, hanno praticato. È l’arte della scusa.

Alcune sono sincere e disarmanti. Altre sono così improbabili da meritare un premio alla sceneggiatura. E poi ci sono quelle che, pur essendo palesemente inventate, vengono raccontate con una tale sicurezza da farci dubitare per qualche secondo della nostra stessa percezione della realtà.

In un’epoca in cui ogni telefonino lascia tracce, ogni appuntamento finisce sul calendario digitale e ogni ritardo può essere verificato con un messaggio in tempo reale, trovare una buona scusa è diventato paradossalmente più difficile. E forse proprio per questo, quando qualcuno ci riesce, non possiamo fare a meno di sorridere.

Le scuse più memorabili sono quelle inutilmente elaborate

Esiste una regola non scritta.

Più una giustificazione contiene dettagli, più cresce il sospetto che sia stata costruita a tavolino.

“Stavo uscendo quando un gabbiano mi ha rubato il panino, sono tornato a casa, ho incontrato il vicino che aveva perso il gatto e…”

A quel punto nessuno ascolta più il finale.

La semplicità convince. L’eccesso di particolari, invece, alimenta i dubbi.

Il grande classico: “Non avevo campo”

Negli anni Novanta funzionava.

Oggi molto meno.

Viviamo circondati da Wi-Fi, reti mobili, smartwatch e applicazioni che riescono persino a dirci dove abbiamo parcheggiato l’auto.

Eppure la frase continua a sopravvivere.

Forse perché appartiene ormai al patrimonio culturale delle giustificazioni universali.

Le scuse tecnologiche hanno sostituito quelle meteorologiche

Un tempo era sempre colpa del traffico.

Oppure della pioggia.

Oggi il principale responsabile è diventata la tecnologia.

“L’intelligenza artificiale ha cancellato il file.”

“Il computer ha deciso di aggiornarsi.”

“Il cloud non sincronizzava.”

“È stato l’algoritmo.”

L’informatica è diventata il nuovo capro espiatorio delle nostre dimenticanze.

La psicologia dietro una buona scusa

Le scuse servono a proteggere qualcosa.

L’autostima.

La reputazione.

Il rapporto con gli altri.

Gli psicologi distinguono spesso tra chi si assume la responsabilità dell’errore e chi, invece, cerca una causa esterna.

Dire semplicemente “ho sbagliato” richiede una certa sicurezza personale.

Inventare una storia improbabile, invece, permette di salvare la faccia, almeno nell’immediato.

Il problema è che quasi sempre produce l’effetto opposto.

Le più divertenti sono quelle dette dai bambini

I bambini possiedono una fantasia che gli adulti hanno perso.

“Non sono stato io. È stato il pupazzo.”

“Il gelato è sparito perché aveva caldo.”

“Il compito l’ha mangiato il cane.”

Quest’ultima è così famosa da essere diventata un modo di dire internazionale.

Eppure continua a strappare un sorriso.

Anche gli adulti, però, sanno essere creativi

Nel mondo del lavoro circolano autentici capolavori.

C’è chi sostiene di essere arrivato tardi perché il navigatore lo ha mandato nel comune sbagliato.

Chi giura di aver partecipato alla riunione… dimenticando di togliere il microfono spento.

Chi attribuisce ogni errore a un aggiornamento automatico.

E poi c’è la categoria più affascinante di tutte.

Quelli che ammettono candidamente:

“Me ne sono completamente dimenticato.”

Paradossalmente sono proprio loro a risultare più credibili.

Perché le scuse ci affascinano così tanto?

Perché raccontano qualcosa di profondamente umano.

Tutti sbagliamo.

Tutti arriviamo in ritardo.

Tutti dimentichiamo un compleanno, un appuntamento o una telefonata importante.

La differenza sta nel modo in cui scegliamo di raccontarlo.

Le scuse migliori non sono necessariamente quelle più elaborate.

Sono quelle che riescono a trasformare un momento imbarazzante in un episodio da ricordare, magari davanti a un caffè, ridendo insieme.

E tu?

Ora tocca ai lettori.

Qual è la scusa più incredibile che hai sentito negli ultimi tempi?

Quella che ti ha fatto ridere.

Quella che non hai mai dimenticato.

Oppure, diciamolo senza vergogna, quella che hai inventato tu e che, contro ogni previsione, ha persino funzionato.

Perché se è vero che errare è umano, trovare una buona scusa… richiede una fantasia decisamente fuori dal comune.


Infine

Le scuse fanno parte della vita quotidiana e riflettono il nostro desiderio di proteggerci dagli errori. Alcune sono sincere, altre improbabili, altre ancora irresistibilmente divertenti. In fondo, più che giudicarle, vale la pena sorridere: spesso raccontano molto del carattere di chi le pronuncia e ricordano che l’autoironia resta la migliore via d’uscita da qualsiasi figuraccia.

Estratto: Dalle giustificazioni improbabili alle bugie raccontate con sorprendente sicurezza, le scuse più memorabili sono quelle che trasformano un semplice errore in una storia da raccontare. E voi, qual è la migliore che avete sentito ultimamente?

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Di Roberto Lambertini

Roberto Lambertini è nato a Bologna il 4 settembre 1961. Fin da giovane è stato appassionato di lettura, libri e informazione.

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