Dal tostapane “vintage ma non funzionante” al barattolo di aria “emozionale”, il web è diventato il grande mercatino dell’assurdo. E noi, spettatori increduli, non sappiamo se ridere, piangere o aggiungere al carrello.

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In Breve:
Internet prometteva conoscenza infinita, connessioni globali e progresso. Poi qualcuno ha messo in vendita un sasso “con personalità difficile” a 19,99 euro più spedizione. Da quel momento abbiamo capito che il futuro non sarebbe stato solo tecnologico, ma anche profondamente comico.

Il grande bazar dell’assurdo digitale

Una volta si svuotavano le cantine. Si aprivano scatoloni polverosi, si ritrovavano bomboniere, telecomandi senza televisore, centrini della zia e sedie zoppe. Poi si decideva cosa buttare, cosa regalare e cosa conservare “perché non si sa mai”.

Oggi no. Oggi tutto finisce online.

E così Internet, nato per collegare università, scienziati e menti brillanti, si ritrova a ospitare annunci di gente che prova a vendere l’invendibile. Oggetti rotti, mezzi oggetti, idee confuse, esperimenti domestici, reliquie sentimentali e autentici monumenti alla faccia tosta.

Il bello, o il terribile, è che spesso non si capisce se l’annuncio sia serio, ironico o prodotto da un essere umano rimasto troppo tempo solo con una connessione Wi-Fi.

1. Il telecomando senza televisore

“Perfettamente funzionante, manca solo la TV compatibile.”

Una frase che è già poesia contemporanea. È come vendere una chiave senza serratura, un remo senza barca, una forchetta per un pasto che non arriverà mai.

Prezzo richiesto? Naturalmente “leggermente trattabile”.

2. Il tostapane rotto, ma con grande carattere

Alcuni annunci sembrano scritti da chi ha studiato marketing con un poeta maledetto.
“Non scalda più, ma arreda.”

Ecco, il tostapane non tosta, però sta lì. Presenzia. Ha una sua dignità estetica. Non fa colazione, ma fa atmosfera.

3. Un barattolo di aria “pura”

C’è chi vende barattoli pieni d’aria, magari descrivendoli come “aria di montagna”, “aria di mare”, “aria respirata durante un momento importante”.

Il problema non è solo che qualcuno li venda. Il problema è che da qualche parte, probabilmente, qualcuno li compra. E magari poi lascia pure una recensione: “Arrivata ben imballata, aria conforme alla descrizione”.

4. Una scarpa sola

Non un paio. Una.

Magari destra. Magari numero 43. Magari “usata pochissimo”.

La domanda sorge spontanea: chi è il cliente ideale? Un collezionista di solitudini? Un pirata elegante? Una persona che ha perso esattamente quella scarpa e crede ancora nei miracoli?

5. Manuali di istruzioni senza prodotto

“Vendo libretto originale lavatrice 1998.”

E qui siamo davanti a un oggetto che non lava, non asciuga, non centrifuga. Spiega soltanto come avrebbe potuto farlo qualcosa che non c’è.

È il fantasma della funzionalità domestica.

6. Cavi misteriosi

Ogni casa ha una scatola dei cavi. Nessuno sa a cosa servano. Nessuno osa buttarli. Ogni tanto qualcuno li fotografa male e li mette online:
“Vendo lotto cavi vari, non so per cosa siano.”

L’onestà è apprezzabile. L’utilità, meno.

7. Sassi decorativi “selezionati a mano”

La natura li produce gratis da qualche miliardo di anni. Ma c’è sempre qualcuno pronto a raccoglierli, fotografarli e promuoverli come “elementi di design naturale”.

Il sasso, poveretto, non ha colpe. È lì da prima di noi. Siamo noi che abbiamo deciso di dargli un prezzo e una descrizione emozionale.

8. Un puzzle incompleto

“Bellissimo puzzle, mancano solo 12 pezzi.”

Solo 12. Come dire: “auto perfetta, manca solo il motore”.
Il puzzle incompleto è una metafora della vita, certo, ma almeno la vita non te la vendono in scatola con spedizione a parte.

9. La tazza scheggiata “vintage”

Il confine tra vintage e rotto è sottile. Molto sottile.
Una tazza scheggiata può diventare “pezzo vissuto”, “oggetto con storia”, “ideale per arredamento rustico”.

In pratica non puoi berci senza rischiare il labbro, però fa tanto casa della nonna. E la nonna, se fosse viva, direbbe: “Buttala via, che ti tagli”.

10. La candela già consumata

“Candela profumata, usata una volta.”

Una volta lunga, evidentemente, perché resta un centimetro di cera e lo stoppino sembra reduce da una guerra napoleonica.

Ma l’annuncio insiste: “Profumo ancora percepibile.”

Sì, come il ricordo di un’estate finita male.

11. Piante morte, ma con vaso incluso

La pianta non ce l’ha fatta. Ha combattuto, forse. Ha ingiallito, si è piegata, ha guardato il proprietario con l’ultima foglia rimasta.

Poi è stata messa in vendita.
“Pianta secca, vaso bello.”

Qui almeno la sincerità merita un applauso. La botanica, un minuto di silenzio.

12. Regali indesiderati venduti ancora incartati

“Vendo regalo ricevuto, mai aperto.”

C’è una brutalità elegante in questi annunci. La carta è ancora lì, intatta, testimone muta di una relazione probabilmente non solidissima.

Internet è anche questo: il luogo dove le delusioni natalizie diventano economia circolare.

13. Abiti “indossati una sola volta”, ma visibilmente stanchi

La frase “indossato una volta sola” è il grande classico. Poi guardi la foto e il capo sembra aver attraversato tre matrimoni, due divorzi e una festa di paese sotto la pioggia.

Ma niente, “pari al nuovo”.
Il nuovo, a quanto pare, ha avuto una vita difficile.

14. Oggetti “da sistemare”

“Da sistemare” è una formula magica. Significa tutto e niente. Può voler dire “manca una vite” oppure “è esploso internamente nel 2014”.

È l’annuncio che si rivolge agli ottimisti. A quelli che guardano un rottame e vedono un progetto. Beati loro, il mondo ha bisogno anche di illusionisti con il cacciavite.

15. Bottiglie vuote “da collezione”

A un certo punto qualcuno ha bevuto qualcosa, ha guardato la bottiglia e ha pensato: “Questa non è spazzatura. Questa è un’opportunità commerciale.”

Ed eccola lì, online, fotografata sul tavolo della cucina.
“Bottiglia rara, vuota.”

Rara forse no. Vuota sicuramente.

16. Cuscini senza imbottitura

“Fodera cuscino, imbottitura non inclusa.”

Fin qui normale. Poi scopri che non è una fodera, è proprio un cuscino svuotato dalla vita, una specie di raviolo triste dell’arredamento domestico.

17. Profumi quasi finiti

“Resta poco, ma è originale.”

Questo è il capitalismo dell’ultima goccia. Una boccetta con tre spruzzi superstiti venduta come se contenesse l’essenza segreta dell’immortalità.

18. Diari usati

Qui si entra in territorio delicato. Vendere un diario scritto da qualcun altro è come vendere un pezzetto di anima trovata in un cassetto.

Se è vuoto, passi. Se è pieno di pensieri, amori, rabbie e liste della spesa, diventa archeologia sentimentale. Un po’ affascinante, un po’ inquietante.

19. Sedie “stabili se appoggiate bene”

Questa frase dovrebbe essere illegale.
Una sedia deve fare una cosa sola: sostenerti. Se richiede diplomazia, equilibrio e fede, non è una sedia, è una prova iniziatica.

20. Specchi rotti “decorativi”

Lo specchio rotto ha un suo fascino gotico, certo. Ma venduto online come “decorativo” fa subito casa infestata da un interior designer nervoso.

Sette anni di sfortuna non inclusi, probabilmente.

21. Libri con pagine mancanti

“Libro raro, mancano alcune pagine.”

Alcune. Quali? L’inizio? Il finale? Il capitolo in cui finalmente si capiva qualcosa?

Comprare un libro incompleto è come guardare un film con qualcuno che ti spegne la TV dieci minuti prima della fine.

22. Giochi da tavolo senza dadi

Il dado è piccolo, ma decisivo. Senza dado, molti giochi diventano semplici assemblee familiari attorno a un cartone colorato.

“Dado facilmente reperibile”, dice l’annuncio.
Sì, anche la pazienza, teoricamente.

23. Orologi fermi

“Orologio non funzionante, molto bello.”

L’orologio fermo ha almeno una virtù: due volte al giorno segna l’ora giusta. Ma questo non lo rende automaticamente un affare, semmai un filosofo da parete.

24. Quadri “dipinti a mano” da autori ignoti, forse parenti

Ogni famiglia ha un quadro misterioso. Un paesaggio con alberi tristi, una marina storta, un vaso di fiori aggressivo.

Online diventano “arte originale”.
E in fondo è vero. Originale lo è. Il problema è capire perché.

25. Biciclette senza ruote

“Bici da restaurare.”

Senza ruote, senza sella, senza freni. Resta il telaio, cioè l’idea platonica della bicicletta. Pedalare no, contemplare sì.

26. Cornici senza vetro

Non è grave, ma fa sorridere.
“Cornice elegante, vetro mancante.”

È come una finestra senza mondo. Però, ammettiamolo, rispetto ad altre meraviglie dell’assurdo online, qui siamo quasi nel ragionevole.

27. Elettrodomestici “accendono ma non funzionano”

Questa frase merita un museo.
“Si accende” viene usato come garanzia, anche se poi l’oggetto non compie nessuna delle sue funzioni.

Anche una lampadina si accende. Ma non per questo frulla, aspira o cucina.

28. Pacchi di oggetti “a sorpresa”

Il lotto misterioso è il gioco d’azzardo dei mercatini online. Comprando, non sai cosa riceverai. Forse cose utili. Forse una collezione di calamite, un caricatore Nokia e un cucchiaio commemorativo.

È il Natale, ma senza affetto e con più polvere.

29. Oggetti descritti come “unici” solo perché nessuno li vuole

La parola “unico” è diventata l’ultimo rifugio dell’invendibile.
Unico perché raro? Unico perché fatto a mano? No. Unico perché nessun altro, nella storia recente dell’umanità, ha pensato di desiderarlo.

Eppure eccolo lì, in vendita. Con prezzo fisso.

Perché ci affascinano tanto questi annunci assurdi?

Perché raccontano qualcosa di noi. Della nostra difficoltà a separarci dalle cose. Della speranza che anche l’oggetto più inutile possa trovare una seconda vita. Del desiderio antico, quasi contadino, di non buttare nulla.

Una volta si diceva: “Può sempre servire.”
Oggi si dice: “Lo metto online, magari qualcuno lo compra.”

E forse è proprio qui il punto. Dietro ogni annuncio ridicolo c’è una piccola storia domestica. Un trasloco, una cantina da svuotare, un regalo sbagliato, una passione finita, una tazza che ha visto troppi caffè e ancora non vuole arrendersi.

Certo, alcune vendite sembrano scritte da un comico involontario. Ma in un mondo dove tutto corre, dove il nuovo divora il vecchio e l’algoritmo decide perfino cosa dobbiamo desiderare, questi oggetti inutili resistono come relitti buffi sulla spiaggia del consumo.

Ci fanno ridere perché sono assurdi.
Ci inquietano perché qualcuno li vende davvero.
Ci inteneriscono perché, in fondo, anche noi abbiamo almeno un cassetto pieno di cose che non servono più ma che non riusciamo a lasciare andare.

Il web è il nuovo mercatino della domenica

I mercatini di una volta avevano odore di polvere, caffè del bar vicino, vecchi libri e ferro arrugginito. Si contrattava guardandosi negli occhi. “Mi fa uno sconto?” “Guardi, è già regalato.” E intanto passava la mattina.

Oggi il mercatino è digitale. Le foto sono sfocate, le descrizioni creative, le trattative infinite. Ma lo spirito è lo stesso: dare valore a ciò che sembrava averlo perso.

Solo che Internet amplifica tutto. Anche il ridicolo. Soprattutto il ridicolo.

E così una sedia instabile diventa “pezzo particolare”. Un aspirapolvere rotto diventa “per intenditori”. Un sasso diventa “oggetto meditativo”. La fantasia commerciale umana non conosce crisi, al massimo conosce spedizione tracciata.

In sintesi

Internet è pieno di cose incredibili, utili, belle, rare. Ma è anche pieno di oggetti improbabili che qualcuno prova davvero a vendere con una convinzione degna di cause migliori.

Tra telecomandi orfani, puzzle incompleti, sedie filosoficamente instabili e barattoli d’aria, il web ci ricorda una verità semplice: l’essere umano è creativo, testardo e incapace di buttare via un cavo sconosciuto.

E forse va bene così. Perché dentro questo grande bazar dell’assurdo c’è anche una lezione antica: tutto passa, tutto si consuma, ma qualcuno, prima o poi, proverà comunque a venderlo online come “pezzo unico”.

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Di Roberto Lambertini

Roberto Lambertini è nato a Bologna il 4 settembre 1961. Fin da giovane è stato appassionato di lettura, libri e informazione.

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