Un nuovo dibattito internazionale propone modelli di rimborso ispirati alla dialisi per finanziare le terapie cellulari e geniche ad alto costo. In Italia abbiamo già strumenti (fondo per farmaci innovativi, payment-at-results) e centri clinici d’eccellenza: è il momento di un piano nazionale che unisca scienza, pagamenti e politiche pubbliche.

L’orizzonte è cambiato. Le terapie cellulari stanno dimostrando di poter ripristinare una funzione beta-cellulare sufficiente a liberare (almeno per un periodo) una parte dei pazienti con diabete di tipo 1 dall’insulina esogena. Non è più solo una prospettiva teorica: nel 2023 la FDA ha approvato Lantidra (donislecel), la prima terapia di isole allogeniche per adulti con T1D “brittle” e ipoglicemie gravi nonostante terapia intensiva. È un passo storico che ha aperto la stagione dell’accesso regolatorio alle “cure funzionali” per il T1D negli Stati Uniti. (U.S. Food and Drug Administration)

Parallelamente, nel 2025 sono arrivati dati clinici su isole derivate da cellule staminali (zimi­slecel, ex VX-880): in uno studio di fase 1/2, 10 pazienti su 12 (83%) trattati con la dose piena hanno raggiunto indipendenza dall’insulina a 12 mesi, con marcata riduzione degli eventi ipoglicemici e HbA1c <7%. Un risultato piccolo nella numerosità ma enorme nella portata clinica, che consolida l’idea di una “cura funzionale” per sottogruppi selezionati. (PubMed)

Questi progressi scientifici accendono però una domanda scomoda e centrale per i sistemi sanitari: come si pagano terapie ad altissimo costo, spesso one-shot, con benefici distribuiti nel tempo?

Perché si parla di un “modello dialisi” per cellule e geni

Negli USA, un recente Viewpoint su JAMA Internal Medicine discute l’ipotesi di un modello single-payer dedicato alle terapie cellulari e geniche (CGT), proprio per affrontarne i costi elevati e l’eterogeneità di accesso. L’argomento non nasce nel vuoto: prende spunto da precedenti storici in cui il legislatore ha costruito coperture malattia-specifiche, come avvenne per l’insufficienza renale terminale con l’estensione di Medicare nel 1972. (jamanetwork.com)

Il programma ESRD (End-Stage Renal Disease) è diventato l’architrave del finanziamento pubblico alla dialisi, garantendo, nel tempo, ampia copertura a quasi tutti i pazienti con IRC terminale indipendentemente dall’età. È un esempio potente di come una scelta di politica sanitaria possa trasformare una tecnologia salvavita da “inaccessibile” a standard di cura. (pmc.ncbi.nlm.nih.gov)

L’analogia con le terapie cellulari per il T1D non è perfetta (popolazione diversa, traiettoria di spesa differente, incertezza di durata dell’effetto), ma è utile: come per la dialisi negli anni ’70, oggi l’innovazione clinica corre più veloce dei modelli di rimborso. Se vogliamo che la promessa delle cellule diventi equità e salute, serve un’innovazione parallela nei pagamenti.

Il contesto italiano: punti di forza già disponibili

L’Italia non parte da zero. Anzi, ha già messo in campo strumenti avanzati per gestire l’arrivo di terapie ad alto impatto.

  1. Payment-at-results (o risk-sharing AIFA). Per le CAR-T l’Agenzia Italiana del Farmaco ha negoziato pagamenti condizionati all’esito: il SSN paga solo se la terapia funziona. Un precedente molto importante da estendere, adattandolo alle specificità delle terapie cellulari per il T1D. (aifa.gov.it)
  2. Fondo per farmaci innovativi. La dotazione nazionale dedicata ai trattamenti innovativi è stata rafforzata negli ultimi anni; i documenti AIFA indicano incrementi pluriennali dal 2022 in avanti, con l’obiettivo di assorbire l’impatto di nuovi ingressi ad alto costo. È il “polmone finanziario” naturale per avviare modelli a rate/annuity o a pagamento per esito anche nel T1D. (aifa.gov.it)
  3. Centri clinici e trapiantologici d’eccellenza. L’IRCCS Ospedale San Raffaele (Milano) ha pubblicato nel 2025 un’analisi su 20 anni di esperienza nel trapianto di isole pancreatiche, consolidando ruolo, indicazioni e risultati della terapia cellulare nei casi complessi. Anche Niguarda (Milano) ha avviato percorsi pionieristici su dispositivi “mini-pancreas” bioingegnerizzati. Queste esperienze sono la base per reti cliniche che possano scalare l’accesso in modo ordinato. (hsr.it)

Cosa abbiamo imparato: scienza e organizzazione viaggiano insieme

L’evidenza clinica sulle isole da donatore e sulle isole da staminali dice che una quota crescente di pazienti può ridurre drasticamente il fabbisogno insulinico e gli eventi ipoglicemici, con benefici sulla qualità di vita. Ma ogni indicazione porta con sé costi upfront elevati, gestione di immunosoppressione (o strategie per evitarla), necessità di follow-up strutturati e di registri di esito per misurare benefici reali e durata. Le autorità regolatorie e pagatrici stanno sperimentando nuovi strumenti: negli USA, il Cell and Gene Therapy Access Model di CMS punta ad accordi outcome-based con i produttori; in Europa e in Italia la via dei managed entry agreements è già percorsa con le CAR-T. La lezione è chiara: nessuna terapia trasformativa entra davvero in sanità pubblica senza un modello di pagamento trasformativo. (PubMed)

Un modello pratico per l’Italia (e per i territori)

1) Rete clinica hub&spoke e registri nazionali.

  • Hub trapiantologici/cellulari (es. Milano) con spoke regionali (Emilia-Romagna, Veneto, Lazio, ecc.) per prese in carico, screening ed educazione.
  • Registro nazionale esiti con indicatori condivisi: indipendenza dall’insulina, tempo in range, SHE/DAFNE, HbA1c, QALY, eventi avversi, durata dell’effetto; audit periodici pubblici. Le esperienze italiane sul trapianto di isole offrono un punto di partenza solido. (hsr.it)

2) Rimborso in “annuity” condizionato agli esiti.

  • Fase 1 (0-12 mesi): quota iniziale ridotta + milestone cliniche (engraftment C-peptide; riduzione SHE; HbA1c <7%).
  • Fase 2 (12-36 mesi): rate annuali riconosciute solo se si mantengono gli outcome (indipendenza parziale/totale dall’insulina, tempo in range >70%).
  • Stop-payment se gli obiettivi non sono centrati; warranty del produttore per rigenero/ciclo di salvataggio.
    La logica è analoga al payment-at-results già usato per CAR-T, ma con metriche metaboliche specifiche del T1D. (aifa.gov.it)

3) Fondo dedicato + riassicurazione regionale.

  • Impiego del Fondo per farmaci innovativi per coprire la fase di lancio, con riassicurazione centralizzata su eventi rari ad alta spesa.
  • Riparto perequativo tra Regioni per evitare “migrazioni” del rischio finanziario e garantire equità di accesso, incluse aree come Emilia-Romagna e Bologna, dove la domanda potenziale è alta e la rete diabetologica è capillare. (aifa.gov.it)

4) Criteri di eleggibilità e priorità trasparenti.

  • Allineare l’accesso alle evidenze: iniziare con pazienti con SHE/ipoglicemie non avvertite e scarso controllo nonostante AID di ultima generazione, estendendo progressivamente secondo i dati di durabilità dell’effetto (oggi il principale punto di incertezza).
  • Programmi di patient-reported outcomes e supporto psicologico, perché la “cura funzionale” non è solo glicemia ma vita reale.

5) HTA iterativo e prezzi adattivi.

  • HTA “vivente” con aggiornamenti annuali su efficacia/costi; sconti progressivi e/o prezzi legati al volume quando aumentano capacità produttiva e standardizzazione dei processi cellulari.

Perché agire adesso

La pipeline corre. Nel 2024-25 i dati sugli isleti da staminali hanno segnato un cambio di passo; e le terapie di isole da donatore hanno già uno status regolatorio in un grande mercato come gli USA. Se l’Italia struttura oggi regole di ingaggio chiare, può: (a) attrarre studi e investimenti, (b) proteggere il SSN da shock di spesa disordinati, (c) dare ai pazienti percorsi equi e misurabili. Rimandare significa arrivare tardi, con costi maggiori e più diseguaglianze. (PubMed)

Cosa chiediamo a decisori e clinici

  • Al Ministero/AIFA/Regioni: tavolo tecnico per un “ATMP Diabetes Access Program”, integrando payment-at-results, annuity e warranty; inserimento prioritario nel Fondo innovativi; linee guida di eleggibilità nazionali. (aifa.gov.it)
  • Ai centri clinici (hub): protocolli condivisi, training per spoke territoriali, trasparenza sugli esiti, uso esteso di registri e audit. (hsr.it)
  • All’ecosistema industriale: impegni contrattuali su outcome e durata, prezzi adattivi, investimenti in produzione scalabile e, quando possibile, riduzione o eliminazione dell’immunosoppressione con incapsulamento e nuove piattaforme. (ospedaleniguarda.it)
  • Alle associazioni di pazienti: partecipazione alla governance dei registri e alla definizione dei PROs (patient-reported outcomes) che contano davvero nella vita quotidiana con il T1D.

Conclusione: innovazione clinica + innovazione nei pagamenti = accesso

Se “curare” il T1D sul piano funzionale smette di essere un sogno e diventa ipotesi terapeutica concreta, l’accesso non può essere un ripensamento. L’esperienza della dialisi ci ricorda che le grandi innovazioni cliniche arrivano davvero alle persone solo quando vengono accompagnate da grandi innovazioni nei modelli di copertura. L’Italia ha già strumenti, esperienze cliniche e reti per farlo: mettiamoli a sistema adesso.


Riferimenti essenziali citati nell’articolo

  • Viewpoint JAMA Internal Medicine (20/10/2025) su un modello single-payer per terapie cellulari e geniche. (jamanetwork.com)
  • Medicare/ESRD: estensione 1972 come precedente di copertura malattia-specifica. (nejm.org)
  • FDA: approvazione di Lantidra (donislecel) per adulti con T1D e ipoglicemie gravi (28/06/2023). (U.S. Food and Drug Administration)
  • Isoli da staminali (zimi­slecel): studio di fase 1/2, 83% indipendenza insulinica a 12 mesi. (PubMed)
  • Italia – strumenti di accesso: payment-at-results AIFA per CAR-T; Fondo farmaci innovativi. (aifa.gov.it)
  • Esperienze cliniche italiane: 20 anni di trapianto di isole al San Raffaele; mini-pancreas bioingegnerizzato a Niguarda. (hsr.it)

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Di Roberto Lambertini

Roberto Lambertini è nato a Bologna il 4 settembre 1961. Fin da giovane è stato appassionato di lettura, libri e informazione.

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