Diabete di tipo 1: ATG e Verapamil, nuove prospettive terapeutiche tra ricerca e regolazione in Italia
Le evidenze presentate all’EASD 2025 aprono la strada a un possibile utilizzo clinico di due farmaci già noti. Focus sulle prospettive regolatorie e sull’accesso in Italia ed Europa.
Al congresso EASD 2025 di Vienna sono stati presentati dati che potrebbero cambiare la gestione del diabete di tipo 1. Due molecole note da decenni – l’ATG e il verapamil – mostrano infatti nuove potenzialità per rallentare la progressione della malattia nelle fasi iniziali.
Lo studio MELD-ATG, guidato dalla professoressa Chantal Mathieu, ha dimostrato che una dose minima di 0,5 mg/kg di globulina antitimocitaria (ATG), somministrata in un’unica infusione, può preservare la funzionalità delle cellule beta pancreatiche riducendo il rischio di effetti collaterali. Un risultato particolarmente rilevante per bambini e adolescenti con diabete di tipo 1 di nuova diagnosi.
Parallelamente, lo studio Ver-A-T1D, condotto dal professor Thomas Pieber, ha indagato l’uso del verapamil a lento rilascio, farmaco cardiovascolare di uso consolidato. I dati mostrano segnali positivi sulla conservazione della funzione delle cellule beta negli adulti di nuova diagnosi, con un profilo di sicurezza solido e costi contenuti.
Cosa significa per l’Italia
Nel nostro Paese, l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) gioca un ruolo centrale nella valutazione di sicurezza, efficacia e rimborsabilità delle nuove terapie. Sebbene l’ATG sia già disponibile in Italia per l’ambito dei trapianti e il verapamil sia comunemente prescritto per l’ipertensione, un eventuale utilizzo per il diabete di tipo 1 richiederà:
- Valutazione clinica e regolatoria: EMA a livello europeo e AIFA in Italia dovranno pronunciarsi sull’indicazione terapeutica.
- Linee guida nazionali: la Società Italiana di Diabetologia (SID) e l’AMD (Associazione Medici Diabetologi) potranno integrare le nuove evidenze nelle raccomandazioni cliniche.
- Accesso e rimborsabilità: un punto cruciale per garantire che bambini e giovani possano beneficiare di queste terapie attraverso il Servizio Sanitario Nazionale.
Un cambio di paradigma
Oggi il trattamento del diabete di tipo 1 si concentra quasi esclusivamente sul controllo glicemico tramite insulina e tecnologie di monitoraggio (sensori CGM, microinfusori). L’introduzione di farmaci in grado di modificare il decorso della malattia rappresenterebbe un passaggio epocale: non solo gestire, ma rallentare l’evoluzione stessa della patologia.
Per famiglie e pazienti italiani questo significherebbe:
- ridurre la dipendenza immediata da insulina nelle fasi iniziali,
- preservare più a lungo la funzione pancreatica,
- migliorare la qualità di vita e ridurre il rischio di complicanze future.
Prospettive future
Il quadro regolatorio italiano, in linea con quello europeo, potrebbe favorire una rapida valutazione delle nuove indicazioni. Tuttavia, saranno necessari studi di fase successiva per consolidare i dati e verificare gli effetti a lungo termine.
Il professor Mathieu ha sottolineato come il basso dosaggio di ATG sia già disponibile in molti Paesi a costi accessibili, una condizione che potrebbe facilitare la futura approvazione. Allo stesso modo, il verapamil – diffuso da oltre 50 anni – potrebbe trovare spazio come trattamento di combinazione con agenti immunomodulatori.
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