Tra scogliere a picco, cascate proibite e selfie impossibili, i travel influencer trasformano il rischio in spettacolo; ma ciò che non si vede nei reel è il prezzo reale di queste “imprese” e l’effetto domino sui follower.
Ci siamo cascati tutti: scorri il feed, vedi una persona in costume, sospesa su un dirupo che sembra disegnato ad acquerello, didascalia motivazionale, tramonto perfetto. Il pensiero è immediato: “Che posto incredibile, ci devo andare”.
Quello che non vedi, però, è il sentiero fangoso, il vento laterale, il cartello “pericolo di caduta”, la diatriba con i ranger del parco.
I travel influencer, oggi, sono i moderni cantastorie: al posto del fuoco in piazza, hanno uno smartphone; al posto del cavallo, un volo low cost. Raccontano il mondo, sì, ma per tenerci agganciati sono spinti a fare cose sempre più estreme, sempre più “wow”, sempre meno prudenti. E spesso presentano tutto come un gioco da ragazzi.
Social, like e rischio: cosa dicono gli studi
Non è solo impressione: le ricerche iniziano a collegare tempo passato sui social e propensione a prendersi rischi in natura. Uno studio recente su adulti australiani ha evidenziato che quasi il 10 per cento degli intervistati dichiara di essersi messo deliberatamente in situazioni pericolose all’aperto per creare contenuti da pubblicare. Gli “influencer” auto-dichiarati risultano più inclini a questi comportamenti rispetto agli utenti “normali”. (PMC)
Nel frattempo, cresce il fenomeno delle “selfie injuries”: incidenti durante la ricerca dello scatto perfetto. Analisi internazionali parlano di decine, se non centinaia, di morti legate a selfie in ambienti rischiosi, soprattutto in giovani e giovanissimi, spesso vicino a scogliere o cascate. (UNSW Sites) In alcune indagini, oltre il 40 per cento dei partecipanti ammette di aver messo a rischio la propria sicurezza almeno una volta pur di ottenere una foto più spettacolare. (Outdoor Adventure Store)
Insomma, non è solo una questione di estetica del feed, è un tema di salute pubblica.
Come i travel influencer minimizzano i pericoli
La dinamica è sottile. Il contenuto che funziona meglio è quello che unisce bellezza, adrenalina, apparente spontaneità. E allora vediamo:
- salti da rocce in mare dove la profondità non è chiara
- camminate su creste esposte senza casco né imbrago
- arrampicate improvvisate su massi instabili
- pose “instagrammabili” sul ciglio di un dirupo
Nel montaggio finale, il rischio viene addomesticato: niente inquadrature delle corde di sicurezza eventualmente usate, nessuna menzione delle ore di cammino, del meteo ballerino, della preparazione tecnica. Se compare, il pericolo è ridotto a slogan: “Non fatelo se avete paura delle altezze”, “Fate attenzione”, “Io mi sentivo al sicuro”.
Il problema è che, dall’altra parte dello schermo, chi guarda spesso non ha gli stessi livelli di esperienza, attrezzatura, forma fisica. Eppure tende a pensare: “Se l’ha fatto lei, posso farlo anch’io”. Alcuni incidenti tragici di influencer morti mentre scattavano foto in natura, come il caso di una giovane content creator precipitata da una cascata durante un selfie, mostrano quanto il confine tra spettacolo e tragedia possa essere sottile. (Adventure Magazine)
L’effetto imitazione: quando il feed diventa una mappa
Sempre più persone scelgono le proprie escursioni, le spiagge “segrete”, i punti panoramici proprio grazie ai social. Non è più la guida cartacea della nonna, ma la bacheca di Instagram o i video brevi su altre piattaforme a indicare dove andare, dove mettersi in posa, come replicare lo scatto “virale”. (TRC Tourism)
Questo ha almeno tre conseguenze:
- Sottovalutazione del contesto
Vediamo solo il frame perfetto, non il contorno: strada dissestata, mancanza di copertura telefonica, difficoltà del rientro con il buio. - Overcrowding in luoghi fragili
Alcuni spot diventano famosi proprio perché “instagrammabili”, ma spesso non sono pensati per reggere folle di visitatori non attrezzati. In varie aree del mondo, le autorità hanno dovuto chiudere o limitare l’accesso a scogliere e speroni di roccia famosi su Instagram per il rischio di crolli e cadute. (The Sun) - Nuove norme implicite
Se tutti scattano foto su quella roccia sporgente, sembra quasi “normale” farlo. Chi decide di restare qualche metro più indietro si sente esagerato, quasi fifone.
Non è nostalgia, è buon senso: cosa ci insegnava il turismo “di una volta”
No, non era tutto meglio prima. Ma qualcosa sì. Il turismo pre social aveva alcuni anticorpi naturali:
- ci si informava prima leggendo guide o parlando con chi c’era stato
- il tempo tra il viaggio e il racconto era più lungo, c’era spazio per riflettere e filtrare
- la “prestazione” era il ricordo, non la foto perfetta per gli altri
Oggi tutto è immediato. Si parte già pensando a come raccontarlo, a come “battere” gli altri creator. In questo contesto, recuperare un po’ di saggezza antica non è regressione, è strategia di sopravvivenza.
La nonna non avrebbe mai camminato su una cornice di roccia a strapiombo solo per un’istantanea. E forse, ogni tanto, vale la pena chiedersi: “Lo farei lo stesso se non potessi pubblicarlo?”.
Come seguire i travel influencer senza finirci male
Niente moralismo: i travel influencer possono essere una risorsa preziosa, fanno scoprire luoghi, culture, esperienze che altrimenti resterebbero lontane. Ma vanno “letti” con senso critico. Ecco qualche regola pratica.
1. Separare intrattenimento e imitazione
Prendi i contenuti come ispirazione, non come tutorial. Che un influencer stia su un bordo pericoloso non significa che quello sia un comportamento accettabile per tutti, in tutte le condizioni.
2. Leggere oltre il frame
Chiediti sempre: quanto c’è dietro questa foto? Che tempo faceva, quanto hanno camminato, che attrezzatura hanno usato, quante persone c’erano con loro? Se queste informazioni non ci sono, non dare per scontato che “sia facile”.
3. Verificare le informazioni di sicurezza
Prima di replicare un’escursione vista online, controlla il sito ufficiale del parco, le guide locali, le mappe di sentieri affidabili. I social non sono un bollettino meteo né un piano di sicurezza.
4. Ascoltare le autorità locali, non l’algoritmo
Se una zona è chiusa, se ci sono cartelli che invitano a restare a distanza, non è un suggerimento, è una misura di sicurezza. Le chiusure di alcuni spot famosi sono arrivate proprio dopo incidenti legati a selfie estremi. (The Sun)
5. Premiare i creator responsabili
Segui e sostieni chi mostra anche i “dietro le quinte”: la fatica, le regole, i limiti, le rinunce. Chi dice chiaramente “qui non andare, è pericoloso”, “ho usato una guida”, “indossate casco e imbrago”. Il futuro del viaggio social dipende anche dal pubblico che scegliamo di essere.
Domande frequenti
I travel influencer dovrebbero smettere di fare contenuti in luoghi spettacolari?
No, il punto non è censurare la bellezza, ma contestualizzarla. Mostrare la difficoltà del percorso, ricordare i pericoli, dare informazioni pratiche, spiegare quando serve una guida o un equipaggiamento tecnico: sono tutti modi per trasformare un post da semplice show a strumento di educazione. (OUP Academic)
È colpa dei social se aumentano gli incidenti?
I social amplificano dinamiche già presenti: competitività, ricerca di approvazione, desiderio di distinguersi. Gli algoritmi premiano i contenuti più estremi, ma la responsabilità finale resta umana, individuale e collettiva. Possiamo scegliere cosa pubblicare, cosa premiare con un like, cosa imitare e cosa, semplicemente, guardare da casa con un tè in mano.
Alla fine, il vero lusso del viaggio non è la foto perfetta, è tornare a casa interi, con una storia da raccontare e magari qualche ruga d’espressione in più, non un gesso.
I travel influencer continueranno a fare cose “pazze” per intrattenerci; sta a noi decidere se vogliamo essere fan consapevoli o comparse inconsapevoli in un reality ad alto rischio.
Magari, ogni tanto, spegniamo la fotocamera, facciamo un passo indietro dal bordo e ci godiamo il panorama solo con gli occhi. Il like più prezioso resta quello che ci diamo da soli quando, la sera, possiamo dire: “È stata un’avventura bellissima, e l’ho vissuta per davvero”.
Hashtag
#TravelInfluencer #TurismoResponsabile #SicurezzaInMontagna #SocialMediaERealtà
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