Rete di relazioni tra insetti e vertebrati.Rete di relazioni tra insetti e vertebrati.

Estratto: Cibo, rifugi, materiali per i nidi e possibili strumenti di cura: gli insetti sostengono la vita dei vertebrati in modi sorprendenti. Una nuova revisione invita a proteggere anche le relazioni che tengono insieme gli ecosistemi.


Perché gli insetti sono essenziali per i vertebrati?

Gli insetti sostengono molti vertebrati attraverso l’alimentazione e una rete di servizi: costruiscono strutture utilizzabili come rifugi, producono materiali e modificano gli ambienti. La loro importanza supera quindi il ruolo di prede.

È la prospettiva della revisione pubblicata il 30 settembre 2026 su Nature Reviews Biodiversity, firmata da Rob Cooke, Eliza M. Grames, Chris S. Elphick e colleghi. Gli autori riuniscono una letteratura dispersa e segnalano quanto sia ancora difficile quantificare le conseguenze della perdita di queste relazioni.

Il punto editoriale è semplice: salvare gli animali più visibili richiede attenzione anche a quelli che abitualmente ignoriamo. Un’aquila conquista facilmente la copertina. Una falena deve ancora superare il colloquio con il reparto marketing.

Una casa costruita da altri, senza mutuo

Il comunicato dell’università presenta esempi che cambiano il nostro sguardo. Alcuni uccelli e rettili utilizzano termitai per la deposizione delle uova; alcune rane di ambienti desertici trovano nei formicai condizioni di umidità favorevoli.

In questi casi, il valore dell’insetto comprende l’edificio che produce. Guardare soltanto a chi mangia chi lascerebbe fuori una parte importante della relazione.

Altri uccelli impiegano seta nella costruzione dei nidi o nidificano vicino a insetti pungenti, beneficiando della loro presenza come difesa. Una precisazione zoologica: quando la seta proviene dai ragni, i produttori sono aracnidi, non insetti. La distinzione evita di trasformare “piccolo animale con molte zampe” in una categoria scientifica.

Questi esempi suggeriscono una domanda per la conservazione: quanto vale proteggere un abitante se perdiamo chi contribuisce a costruirgli la casa?

Scimpanzé e ferite: il comportamento è reale, la medicina resta un’ipotesi

L’esempio più affascinante è anche quello che richiede maggiore prudenza. Nel 2022, su Current Biology, Alessandra Mascaro e colleghi hanno descritto scimpanzé selvatici che applicavano insetti sulle proprie ferite e su quelle di altri individui.

Osservare l’applicazione non equivale a dimostrare una sterilizzazione. Per parlare di efficacia terapeutica servirebbero informazioni sulla specie utilizzata, sulle sostanze coinvolte e sugli effetti rispetto a ferite comparabili non trattate.

Uno studio del 2025 su scimpanzé dell’Africa orientale ha documentato ulteriori episodi: cattura dell’insetto, applicazione sulla superficie della ferita e successiva rimozione. Queste osservazioni ampliano la documentazione del comportamento, ma non costituiscono una sperimentazione clinica.

L’interpretazione come possibile automedicazione è interessante. Anche l’applicazione ad altri individui apre domande sui comportamenti di cura sociale. Entrambe meritano ricerca; nessuna autorizza a scrivere che gli scimpanzé possiedano un disinfettante di efficacia accertata.

La natura può essere un laboratorio straordinario, purché non le attribuiamo risultati che deve ancora produrre.

Un nuovo studio, condotto da docenti della Binghamton University, State University of New York, rivela che i vertebrati come i bradipi dipendono dagli insetti per una varietà di scopi.
Credito
“Bradipo bidattilo di Hoffmann (Choloepus hoffmanni) 霍夫曼兩趾樹懶 e bradipi (Cryptoses choloepi) 樹懶蛾” di Dash Huang, CC BY-NC-SA 2.0

Il bradipo, la falena e il giardino nel pelo

Nel mantello dei bradipi convivono organismi diversi. Uno studio del 2014 ha proposto un sistema di mutualismo tra bradipi, falene e alghe: le falene contribuirebbero all’arricchimento nutritivo del pelo, favorendo le alghe, potenzialmente utilizzabili come alimento.

I ricercatori hanno trovato associazioni fra presenza di falene, nutrienti nel mantello e crescita algale. È una proposta ecologica suggestiva, ma il contributo nutrizionale delle alghe e alcuni passaggi del meccanismo restano da chiarire, come sottolinea una successiva revisione.

La formulazione corretta è dunque “è stato proposto un beneficio reciproco”, evitando di presentare ogni anello della catena come definitivamente dimostrato.

Il bradipo assomiglia così a un piccolo ecosistema ambulante. Procede lentamente, ma porta con sé un condominio biologico piuttosto affollato.

Quanto stanno diminuendo gli insetti?

Il comunicato riporta un calo indicativo dell’1–2% annuo. Usarlo come contatore universale sarebbe però fuorviante: specie, ambienti, aree geografiche e misure considerate differiscono.

Un esempio concreto arriva da Science nel 2025. Analizzando 12,6 milioni di farfalle registrate in oltre 76.000 rilevamenti, attraverso 35 programmi di monitoraggio, i ricercatori hanno stimato un calo complessivo dell’abbondanza del 22% tra il 2000 e il 2020 negli Stati Uniti contigui. I dati comprendevano 554 specie.

È un risultato ampio e preoccupante. Riguarda però quelle farfalle e quell’area: non misura tutti gli insetti del pianeta e non significa che il 22% delle specie si sia estinto.

Un altro studio, pubblicato su PLOS ONE nel 2017, ha stimato una riduzione stagionale della biomassa degli insetti volanti del 76% in 27 anni, sulla base di campionamenti in 63 aree protette tedesche. Solo una parte dei siti aveva misure ripetute in anni diversi.

Qui l’indicatore era la biomassa, ossia la massa complessiva raccolta, non il numero di specie. Abbondanza, biomassa e diversità raccontano aspetti differenti della biodiversità. Confonderli rende la notizia più spettacolare e meno utile.

Che cosa sappiamo e che cosa dobbiamo ancora capire

La nuova pubblicazione è una revisione sottoposta a valutazione tra pari, non un singolo esperimento con un campione omogeneo. Gli autori dichiarano assenza di conflitti d’interesse.

La conclusione generale, cioè l’esistenza di molteplici legami tra insetti e vertebrati, è ben documentata. Più incerta è la possibilità di prevedere quanto la perdita di uno specifico insetto danneggerà una determinata popolazione di vertebrati.

Pesano squilibri geografici e tassonomici, studi difficili da confrontare e pochi test robusti dei rapporti causali. Anche una diminuzione contemporanea di insetti e uccelli non dimostra, da sola, che la prima abbia causato la seconda.

La revisione considera inoltre effetti negativi, come trasmissione di malattie e predazione. Comprendere la biodiversità richiede attenzione alle interazioni, senza trasformare ogni insetto in un benefattore.

Eliza Grames, professoressa associata di scienze biologiche presso la Binghamton University, State University of New York, è co-autrice principale dell’articolo “L’importanza della biodiversità degli insetti per i vertebrati”, pubblicato il 30 settembre su Nature Reviews Biodiversity.
Credito
Università di Binghamton, Università statale di New York,

Proteggere le relazioni, oltre alle specie

L’angolo che emerge per la conservazione è questo: la biodiversità comprende anche ciò che gli organismi fanno gli uni per gli altri.

Per un territorio, sarebbe interessante affiancare al censimento delle specie una mappa delle dipendenze: quali animali utilizzano determinati rifugi? Quali materiali servono ai nidi? Quali relazioni conosciamo poco?

È una proposta di lettura, non un risultato sperimentale. Aiuta però a formulare domande migliori e a valutare gli interventi senza fermarsi al numero di animali osservati.

La prossima volta che una falena attraversa la luce, possiamo concederle almeno il beneficio della curiosità. Il mondo che vediamo poggia anche su una moltitudine che quasi mai guardiamo.

In sintesi
Gli insetti sostengono molti vertebrati offrendo cibo, strutture e altri servizi. L’impiego sulle ferite degli scimpanzé è osservato, ma l’efficacia terapeutica non è dimostrata. Il declino richiede dati riferiti a gruppi, luoghi e indicatori precisi. Conservare la biodiversità significa considerare anche le relazioni fra le specie.

Fonti

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Di Roberto Lambertini

Roberto Lambertini è nato a Bologna il 4 settembre 1961. Fin da giovane è stato appassionato di lettura, libri e informazione.

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