🔀 E se avessi detto no invece di sì? E se fossi rimasto invece di partire? Un viaggio nei luoghi che non ho vissuto, ma che porto comunque con me.
📚 Intro:
Ogni tanto, nella quiete di certe ore, sento la voce di un’altra versione di me.
Non è nostalgia, non è rimpianto. È curiosità quantistica.In quella vita parallela ho fatto scelte opposte.
Eppure… ricordo tutto. Come se fosse successo davvero.O forse è solo immaginazione. Ma chi ha detto che l’immaginazione non lasci cicatrici?
🔁 Ricordi da una vita che non ho vissuto (ma che ho sognato con precisione chirurgica)
– In quella vita, non ho mai lasciato Bologna.
Lavoro in un’edicola sotto i portici. Vendo parole stampate e ascolto vite altrui. Ogni mattina saluto le stesse persone, e ogni tanto sogno città che non ho mai visto. Ma va bene così.
– In quella vita, non ho mai scritto un blog.
Parlo a voce alta per strada, e chi vuole ascoltare lo fa. Una volta ho registrato un pensiero su un vecchio registratore a cassette, e ho poi buttato via la cassetta. Solo per il gusto di lasciare andare.
– In quella vita, ho sposato la persona sbagliata.
Ma l’ho amata con autenticità, e alla fine ci siamo lasciati con gratitudine. Ogni tanto ci sentiamo ancora, per raccontarci chi siamo diventati nonostante noi stessi.
– In quella vita, ho detto “no” al lavoro sicuro.
Ho scelto di viaggiare in treno senza meta, intervistando sconosciuti. Ho scritto i loro ritratti su tovaglioli di carta. Nessuno li ha mai letti. Eppure tutti esistono.
– In quella vita, non ho mai avuto paura di espormi.
Parlavo sul palco senza scalette. Scrivevo lettere che firmavo con nome e cognome. Chiedevo scusa guardando negli occhi. E avevo il coraggio di dire “non lo so” senza sentirmi debole.
– In quella vita, sono diventato vecchio senza diventare cinico.
Ogni ruga aveva un nome. Ogni acciacco una storia. E mi sedevo al parco a insegnare ai bambini come si cammina piano.
🌙 Conclusione:
Forse non sono esistito in quella vita.
Ma lei è esistita in me.Le vite che non viviamo non sono perse.
Sono lì, accanto a noi, come stanze chiuse a chiave.
A volte ci passiamo davanti. A volte ci abitiamo per un attimo, in sogno, in scrittura, in silenzio.E ci scopriamo diversi.
Ma incredibilmente familiari.
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