🌖 Cronaca interplanetaria da un universo che ci somiglia, ma con più portici lunari.
📚 Intro:
Era un 4 ottobre, o forse un 18 marzo, o una data che sulla Terra non esiste. Quel giorno, Bologna fu eletta Capitale della Luna.
Nessuno lo vide arrivare. Nemmeno i bolognesi, troppo impegnati a discutere su quale bar servisse il vero caffè corretto.Eppure accadde. E io ero lì. O forse no. Ma posso raccontarlo lo stesso.
🌒 1. La candidatura lunare
Tutto iniziò con un errore di traduzione: al posto di “Bologna città metropolitana” qualcuno scrisse “Bologna città astrale”.
L’Unione Galattica prese la cosa sul serio.
“Finalmente una città dove il tempo si piega tra i portici!” – dissero dal Consiglio degli Anelli di Saturno.
Fu così che Bologna venne inserita tra le finaliste insieme a Cracovia, Reykjavik e un asteroide sentimentalmente instabile.
🌕 2. Il giorno della proclamazione
Alle ore 23:33 UTC+∞, l’annuncio fu trasmesso su tutte le frequenze emotive:
“Con 28 voti contro 3, la Capitale della Luna sarà Bologna. Per i suoi tortellini gravitazionali, per la sua umanità caoticamente precisa, e per aver inventato l’umorismo al vapore.”
La città si svegliò con una nuova luce. Letteralmente. Il Nettuno cominciò a galleggiare.
🚀 3. Cambiamenti visibili
- Il Trenino San Luca divenne mezzo ufficiale per raggiungere i crateri lunari.
- L’Università fondò il Dipartimento di Filosofia Orbitale.
- Ogni studente ricevette una tuta spaziale e una copia di Guida galattica per gli studenti fuori sede.
🛸 4. Invasione turistica interstellare
I primi a sbarcare furono i Plutoniani, attratti dalla mortadella e dal jazz.
Poi vennero i Marziani, in cerca di un buon corso di scrittura creativa.
I problemi iniziarono con i Saturniani, che pretendevano di trasformare Piazza Maggiore in una pista da ballo ellittica.
🌌 5. Le conseguenze spirituali
Con la luna così vicina, la città imparò a riflettere meglio su se stessa.
I cittadini cominciarono a parlarsi con gentilezza.
I semafori lampeggiavano in versi poetici.
Anche il traffico in tangenziale divenne, stranamente, meditativo.
🪐 E poi…?
Poi un giorno ci svegliammo.
E la luna era tornata normale. Bologna anche.
Ma nessuno dimenticò.
Qualcosa era cambiato: la gravità delle cose aveva un peso diverso.
E ogni tanto, in certe notti silenziose, si sente ancora qualcuno dire:
“Te lo ricordi, quel periodo in cui eravamo la Capitale della Luna?”
E tutti annuiscono. Anche se non è mai successo.
✨ Conclusione:
A volte i mondi immaginari ci servono più di quelli reali.
Non per fuggire, ma per vedere la nostra città – e noi stessi – sotto una nuova luce.
Magari lunare. Magari più gentile.
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