Estratto

E se un giorno fosse il vestito a cercare te, invece del contrario? Dalla collaborazione tra KAIST e Stanford nasce SWAG, un sistema di abbigliamento robotico capace di vestirti in appena dieci secondi grazie a una rete di tubi gonfiabili. Una tecnologia che potrebbe restituire autonomia a milioni di persone.


Quando vestirsi diventa una sfida

Per la maggior parte delle persone infilarsi una maglietta o un paio di pantaloni richiede pochi secondi. Ma per un anziano con ridotta mobilità, una persona colpita da ictus, un paziente con artrite reumatoide o una persona con disabilità motoria, anche questo semplice gesto quotidiano può trasformarsi in un’impresa.

La tecnologia assistiva cerca da anni una soluzione elegante a questo problema. Oggi potrebbe essere arrivata una risposta sorprendente, che non utilizza bracci robotici né esoscheletri, ma semplicemente… aria.

È il progetto SWAG, sviluppato dai ricercatori del KAIST (Korea Advanced Institute of Science and Technology)insieme alla Stanford University, presentato come uno dei più interessanti esempi di robotica morbida applicata alla vita quotidiana.

Come funziona SWAG

L’acronimo SWAG identifica un innovativo sistema di abbigliamento robotico.

L’idea è tanto semplice quanto geniale.

All’interno del capo sono integrati sottili tubi flessibili che ricordano le liane delle piante rampicanti. Quando vengono riempiti di aria compressa, questi tubi si irrigidiscono temporaneamente e scorrono lungo il corpo, facendo letteralmente “rotolare” il tessuto sopra braccia, gambe o busto.

Il risultato è sorprendente:

  • il vestito si apre;
  • avvolge progressivamente il corpo;
  • si posiziona correttamente;
  • completa la vestizione in circa dieci secondi.

Il tutto senza che la persona debba usare le mani e persino mentre compie piccoli movimenti naturali.

Perché la robotica morbida cambia le regole

Negli ultimi anni la cosiddetta soft robotics, la robotica realizzata con materiali flessibili, sta rivoluzionando il settore dell’assistenza personale.

A differenza dei robot tradizionali, fatti di componenti rigidi, questi sistemi possono:

  • adattarsi al corpo umano;
  • esercitare forze molto ridotte;
  • diminuire il rischio di lesioni;
  • risultare più confortevoli.

SWAG rappresenta un esempio concreto di questa nuova filosofia progettuale.

Non è il corpo umano che deve adattarsi alla macchina.

È la macchina che si adatta al corpo.

Le applicazioni sono molte più di quanto sembri

L’immagine che viene subito in mente è quella di una persona anziana che vive sola.

Ma gli scenari sono molto più ampi.

Assistenza domiciliare

Chi soffre di Parkinson, artrite, esiti di ictus o altre limitazioni motorie potrebbe vestirsi in autonomia senza attendere l’arrivo di un caregiver.

Per molte persone significherebbe conservare indipendenza e dignità.

Ospedali e riabilitazione

In ambito sanitario il tempo dedicato alla vestizione dei pazienti rappresenta una parte importante dell’assistenza quotidiana.

Ridurre questa fase potrebbe alleggerire il lavoro del personale e permettere agli operatori di concentrarsi su attività a maggior valore clinico.

Camere bianche

L’industria dei semiconduttori richiede procedure rigorose per indossare indumenti sterili.

Un sistema automatico potrebbe ridurre gli errori umani e velocizzare le operazioni.

Emergenze

Anche vigili del fuoco, operatori della protezione civile e soccorritori potrebbero beneficiare di sistemi capaci di indossare rapidamente dispositivi protettivi in situazioni critiche.

Non è solo una questione di comodità

La vera innovazione non consiste nel risparmiare qualche secondo al mattino.

È il concetto stesso di autonomia.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’invecchiamento della popolazione renderà sempre più necessario sviluppare tecnologie che permettano alle persone di vivere più a lungo nelle proprie abitazioni.

Ogni attività quotidiana recuperata rappresenta un passo avanti nella qualità della vita.

Vestirsi senza aiuto significa mantenere indipendenza, autostima e privacy.

Tre aspetti spesso sottovalutati.

Le sfide ancora aperte

Naturalmente SWAG è ancora un prototipo.

Prima di arrivare nelle nostre case dovrà dimostrare:

  • affidabilità dopo migliaia di utilizzi;
  • facilità di lavaggio;
  • comfort durante l’uso quotidiano;
  • costi sostenibili;
  • sicurezza in ogni situazione.

Resta inoltre da capire come integrare il sistema pneumatico in indumenti comuni senza aumentarne peso o ingombro.

Sono sfide importanti, ma non sembrano insormontabili.

Una tecnologia che guarda al futuro dell’assistenza

Negli ultimi mesi abbiamo visto intelligenza artificiale, sensori intelligenti, esoscheletri e dispositivi indossabili evolvere rapidamente.

SWAG aggiunge un tassello diverso.

Non aumenta la forza.

Non misura parametri biologici.

Non sostituisce una persona.

Semplifica un gesto quotidiano.

Ed è proprio nelle piccole azioni ripetute ogni giorno che spesso si misura il vero impatto della tecnologia.

Per milioni di persone, quei dieci secondi potrebbero valere molto più del tempo risparmiato: potrebbero significare libertà.


In sintesi

Il sistema SWAG, sviluppato da ricercatori del KAIST e della Stanford University, utilizza tubi pneumatici flessibili integrati negli indumenti per permettere una vestizione automatica in circa dieci secondi. La tecnologia, ancora in fase sperimentale, potrebbe trovare applicazione nell’assistenza ad anziani e persone con disabilità, negli ospedali, nelle camere bianche dell’industria dei semiconduttori e nei servizi di emergenza. Più che un semplice esercizio di ingegneria, rappresenta una nuova idea di autonomia personale, nella quale è il vestito ad adattarsi alla persona e non il contrario.

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Di Roberto Lambertini

Roberto Lambertini è nato a Bologna il 4 settembre 1961. Fin da giovane è stato appassionato di lettura, libri e informazione.

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