Estratto
Un uomo con un bidone della spazzatura in testa potrebbe diventare parlamentare? A prima vista sembra una barzelletta britannica. Eppure la candidatura di Count Binface racconta molto più dello stato di salute della democrazia che delle sue trovate comiche.
Un candidato nato come parodia
Nel Regno Unito i candidati “eccentrici” fanno parte della tradizione elettorale da decenni. Tra costumi improbabili, slogan surreali e programmi volutamente assurdi, la loro funzione non è tanto vincere quanto mettere in ridicolo il potere.
Count Binface, interpretato dal comico Jon Harvey, è oggi il più celebre di questi personaggi. Casco metallico a forma di bidone, mantello argentato e un programma che alterna provocazioni e idee sorprendentemente sensate.
Dietro la maschera, però, c’è una satira raffinata. Ridere, sì. Ma facendo riflettere.
Perché oggi tutti parlano di lui
La sua candidatura contro Nigel Farage nella particolare elezione suppletiva di Clacton ha improvvisamente cambiato il racconto politico britannico. Con i principali partiti che hanno deciso di non presentare un proprio candidato, Binface si è ritrovato, almeno mediaticamente, nel ruolo di principale sfidante. (The Guardian)
Il risultato è paradossale.
Un politico professionista, abituato a dominare il dibattito pubblico da oltre trent’anni, si trova costretto a confrontarsi con un uomo che indossa un cestino della spazzatura come elmetto.
Se non fosse politica sembrerebbe una puntata dei Monty Python.
Potrebbe davvero vincere?
La risposta breve è: sì, matematicamente.
La risposta realistica è molto diversa.
Nel sistema elettorale britannico basta ottenere più voti degli avversari. In teoria ogni candidato può riuscirci.
Nella pratica, però, le probabilità rimangono molto basse. Nigel Farage conserva un forte consenso locale e il sistema maggioritario tende a favorire chi possiede già una solida base elettorale. Gli analisti ritengono che una vittoria di Count Binface richiederebbe una combinazione estremamente improbabile di astensione, voto di protesta e crollo del consenso dell’avversario. (The Wall Street Journal)
Molto più plausibile sarebbe un risultato simbolicamente importante, come ottenere una quota di voti tale da superare partiti tradizionali o dimostrare un diffuso malcontento.
Ma forse la vittoria è già arrivata
Esiste però una domanda più interessante.
Che cosa significa “vincere”?
Dal punto di vista elettorale probabilmente no.
Dal punto di vista comunicativo, invece, Count Binface ha già ottenuto ciò che cercava.
Ha trasformato un’elezione locale in una storia seguita dalla stampa internazionale. Ha costretto i media a parlare di partecipazione democratica, fiducia nelle istituzioni e distanza tra cittadini e politica. Perfino studiosi della comunicazione osservano che il vero fenomeno non è il personaggio, ma la capacità della sua campagna di usare meme e umorismo per cambiare l’agenda del dibattito pubblico. (ntu.ac.uk)
La protesta che indossa un costume
Non è un caso isolato.
Negli ultimi anni molti elettori hanno iniziato a usare il voto come forma di protesta più che di adesione.
Alcuni scelgono partiti antisistema.
Altri si astengono.
Qualcuno vota un candidato satirico.
Non sempre perché lo ritenga il migliore, ma perché vuole lanciare un messaggio.
È un fenomeno che attraversa molte democrazie occidentali e segnala una crescente crisi di fiducia verso la politica tradizionale.
Ridere della politica o della realtà?
La vera domanda non è se Count Binface possa entrare in Parlamento.
La domanda è perché milioni di persone trovino perfettamente plausibile che un candidato con un bidone sulla testa rappresenti meglio il loro malcontento rispetto a tanti politici in giacca e cravatta.
Forse la satira funziona proprio perché esaspera ciò che già percepiamo.
Quando la politica appare distante, autoreferenziale e spettacolarizzata, il confine tra il serio e il grottesco diventa sorprendentemente sottile.
E allora il candidato più assurdo non è più soltanto una battuta.
Diventa uno specchio.
Infine
Count Binface difficilmente conquisterà il seggio di Clacton. Tuttavia la sua campagna rappresenta qualcosa di più di una curiosità folkloristica. È il sintomo di un’epoca in cui la satira riesce talvolta a raccontare la politica meglio della politica stessa. E se un uomo con un bidone in testa riesce a monopolizzare il dibattito pubblico, forse non è lui il vero problema. Forse è il sistema che gli permette di sembrare, agli occhi di molti, incredibilmente credibile.
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