C’è chi scherza per sdrammatizzare, “prendo il numeretto e torno quando mio nipote darà la maturità”, ma la risata si spegne presto. Davvero, nel 2025, può capitare di attendere due anni per una visita fisiatrica, di trovare il dermatologo solo in libera professione, di inseguire una radiografia che scivola di mese in mese. Succede a Bologna, succede in Emilia-Romagna, succede in molte regioni italiane, con un mosaico di esperienze che racconta la stessa stanchezza. Il Servizio sanitario nazionale rimane una conquista civile, e proprio per questo va difeso con fatti, non con slogan.

Negli ultimi mesi il tema è tornato al centro dell’agenda. Il Governo ha promesso e varato misure sulle liste d’attesa, riduzione dei tetti alle assunzioni, incentivi alla produttività, una piattaforma nazionale per monitorare tempi e prenotazioni. Sono impegni importanti, che disegnano una direzione, ma sul territorio molti cittadini continuano a scontrarsi con attese non compatibili con i bisogni di salute quotidiani. (Governo)

Che cosa dicono oggi i numeri

I numeri aiutano a togliere il velo alla sensazione diffusa. Nel 2024 e nel 2025 diverse rilevazioni hanno fotografato tempi spesso oltre gli standard programmabili. Per le visite, la regola nazionale distingue quattro classi di priorità clinica: U urgente entro 72 ore, B entro 10 giorni, D entro 30 giorni per le visite e 60 per gli accertamenti, P programmabile entro 120 giorni. È la bussola di base da tenere sempre in tasca quando si prenota. (Info Data)

Guardando alle specialità, le attese “programmabili” più critiche restano oculistica, pneumologia e neurologia, con picchi che superano di molto i 120 giorni in alcune realtà; più vicine agli standard risultano invece ginecologia, oncologia e fisiatria, almeno sulla carta. Questa fotografia, rielaborata da fonti giornalistiche nazionali su dati regionali e associativi, è utile per contestualizzare il caso concreto del lettore che si vede assegnare un appuntamento fisiatrico a distanza di due anni. Accade quando l’agenda pubblica è satura, quando la classe di priorità utilizzata è “P” senza rivalutazioni, quando il territorio è scoperto o quando c’è un collo di bottiglia organizzativo. (Sky TG24)

Un altro campanello d’allarme arriva dagli esami di diagnostica per immagini, dove la coda è storicamente più lunga. Tac, risonanze, mammografie e, in alcune aree, persino le radiografie, accumulano slittamenti che congestionano i percorsi clinici e rinviano le decisioni terapeutiche. Le associazioni dei professionisti dell’area tecnica e i rapporti civici lo segnalano da tempo. (Sanità Informazione)

Il punto più preoccupante non è solo l’attesa in sé, ma la rinuncia. Nel 2024 milioni di italiani hanno dichiarato di aver rinunciato a una prestazione sanitaria a causa dei tempi di attesa. È un dato che deve inquietare tutti, perché trasforma un diritto in un privilegio di tempo e di portafoglio, con conseguenze sulla diagnosi precoce e sugli esiti. (Sky TG24)

Le norme in campo, tra promesse e realtà

Nel 2024 è stato approvato il Decreto-legge n. 73, noto come “decreto liste d’attesa”, che ha introdotto, tra l’altro, una Piattaforma nazionale per il monitoraggio, il rafforzamento del Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa e misure per incrementare l’offerta pubblica, anche tramite estensione degli orari. Una scelta che, nelle intenzioni, dovrebbe aiutare a recuperare arretrati e rendere trasparenti i tempi. A ciò si è aggiunto l’annuncio di abolire dal 2025 il tetto di spesa per le assunzioni, leva cruciale per colmare i vuoti di organico. Resta tuttavia il tema dell’attuazione completa e omogenea tra le regioni. (Ministero della Salute)

A dodici mesi dall’avvio del pacchetto, analisi indipendenti hanno evidenziato ritardi nei decreti attuativi e un impatto ancora parziale sul cittadino. È un richiamo utile, perché ci ricorda che le riforme in sanità vivono nella pratica quotidiana dei Cup, degli ambulatori, dei reparti, più che nei titoli. (L’Espresso)

Dermatologia, fisiatria, radiografia: tre nodi, tre percorsi

Dermatologia. In alcune aree del Paese l’offerta pubblica di dermatologia ambulatoriale è stata compressa, per carenze di personale o riallocazioni, con appuntamenti che scivolano oltre le soglie. Le aziende sanitarie territoriali riconoscono l’aumento dei tempi e, in certi periodi, riorganizzano l’accesso per priorità cliniche, ma al cittadino spesso resta la sensazione di “solo privato”. Quando vi sentite dire che l’agenda pubblica è chiusa per mesi, chiedete di rivalutare la priorità o di verificare la disponibilità in altre strutture della stessa regione. (ASUGI)

Fisiatria. Qui pesa l’aumento della domanda legata all’invecchiamento, alla cronicità, agli esiti post-chirurgici o post-traumatici. Alcune strutture dichiarano tempi medi sotto i 120 giorni, ma la realtà locale può sforare di molto se l’accesso è solo programmabile e il territorio è in sofferenza. La lezione è una: farsi attribuire sempre la classe corretta e pretendere, se la condizione cambia, una revisione della priorità da parte del medico prescrittore. (Villa Serena)

Radiografie e diagnostica. Anche una “semplice” Rx può tardare quando il servizio è saturo o il macchinario è condiviso con altre attività. Le regioni pubblicano cruscotti periodici dei tempi per esami diagnostici e visite, utili per orientarsi e scegliere la sede più rapida dentro il SSN. Vale la pena consultarli prima di prenotare, verificando la disponibilità in più distretti della stessa regione. (Regione Piemonte)

Come tutelarsi, concretamente, senza perdere poesia

La poesia serve, perché ci ricorda che la salute è tempo vissuto, non tempo in coda. Ma servono anche mosse pratiche, nel rispetto delle regole. Ecco una checklist da usare subito.

  1. Controllate la classe di priorità sulla ricetta. U 72 ore, B 10 giorni, D 30 visite e 60 accertamenti, P entro 120 giorni. Se non è indicata o se lo stato clinico peggiora, tornate dal medico per una rivalutazione scritta. Questa è la chiave per non finire automaticamente in fondo. (Info Data)
  2. Usate più canali Cup. Sportello fisico, numero verde, portale regionale. A volte una sede diversa, anche a pochi chilometri, ha slot liberi prima. Le regioni pubblicano i tempi medi aggiornati per struttura, consultateli. (Regione Piemonte)
  3. Chiedete l’erogazione in altra struttura pubblica della stessa regione. Se il vostro distretto non rispetta i tempi massimi, fate presente la normativa e chiedete un’alternativa nei tempi dovuti. Il decreto ha rafforzato trasparenza e monitoraggio, strumenti che potete evocare con educazione e fermezza. (Ministero della Salute)
  4. Valutate l’intramoenia al prezzo calmierato, se disponibile. Quando l’attesa supera lo standard e non c’è alternativa, alcune aziende attivano l’attività libero-professionale intramuraria con tariffe calmierate. Informatevi presso il Cup su condizioni e tempi reali. (Ministero della Salute)
  5. Segnalate e fate rete con le associazioni. Le indagini civiche sono preziose perché trasformano i casi singoli in dati. Segnalazioni puntuali aiutano a correggere le storture. (Federconsumatori)

Trasparenza e verità, senza sconti

Non tutto è nero. Analisi comparative internazionali ricordano che l’Italia non è sempre il fanalino di coda, e che in alcune aree i tempi mediani risultano anche migliori di altri Paesi Ocse. Ma la mediana non consola chi attende mesi per una visita o rimanda un controllo dermatologico necessario. È qui che si gioca la credibilità del sistema pubblico. (Quotidiano Sanità)

Le istituzioni nazionali dichiarano di voler spezzare il circolo vizioso delle attese con nuove assunzioni, più orari di apertura, monitoraggi centralizzati. È la strada giusta, purché la promessa si traduca in turni, agende, aperture serali e nei weekend dove serve davvero. E purché la piattaforma nazionale diventi per i cittadini uno strumento consultabile, non solo un cruscotto per addetti ai lavori. (Governo)

Conclusione, in chiave antica

La tradizione ci dice che una comunità si riconosce dalla cura dei suoi fragili. Il SSN è figlio di questa idea semplice, antica e potentissima. Difenderlo oggi significa pretendere tempi giusti, percorsi chiari, responsabilità condivise. Significa anche usare bene gli strumenti che abbiamo, senza arrenderci all’inerzia.
Perché “due anni per una visita” non diventi il modo in cui raccontiamo la nostra rassegnazione, ma il punto da cui ripartiamo, con pazienza, ironia, ostinazione, per restituire alla salute il suo tempo, che è il tempo delle nostre vite.


Box pratico, da salvare

  • Fisiatria: se vi danno appuntamento oltre 120 giorni con priorità P e i sintomi limitano funzioni e autonomia, chiedete al medico di famiglia una rivalutazione della priorità o un invio presso altra struttura con disponibilità conforme. (Info Data)
  • Dermatologia: per lesioni sospette o peggioramenti rapidi, il codice B o D fa la differenza. In caso di agende chiuse, fate annotare sul promemoria che la prestazione non è stata resa nei tempi e chiedete alternative nella stessa regione. (Info Data)
  • Radiografie: verificate online i tempi per struttura e valutate sedi alternative. In caso di traumi o sospetti clinici rilevanti, passate dal Pronto soccorso solo quando appropriato, per non sovraccaricare e per garantirvi la strada corretta. (Regione Piemonte)

Fonti principali

Ministero della Salute, “Liste di attesa, novità del DL 73/2024” e Piattaforma nazionale; Presidenza del Consiglio, dichiarazioni 2024 su tetti e assunzioni; report Federconsumatori 2024-2025; analisi su rinuncia alle cure 2025; cruscotti regionali sui tempi per visite ed esami; approfondimenti su diagnostica per immagini; spiegazione ufficiale delle classi U B D P. (Ministero della Salute)


Hashtag: #ListeDAttesa #SanitàPubblica #DirittiInSalute #EmiliaRomagna

...

Di Roberto Lambertini

Roberto Lambertini è nato a Bologna il 4 settembre 1961. Fin da giovane è stato appassionato di lettura, libri e informazione.

Rispondi