Perché non c'è insulina per tutti?Perché non c'è insulina per tutti?

L’insulina resta inaccessibile a milioni di persone non perché manchi la scienza, ma perché manca giustizia nella filiera. La molecola è vecchia di oltre un secolo, ma il sistema che la produce, la vende, la distribuisce e la rimborsa è ancora pieno di colli di bottiglia. Una scoperta nata come bene per l’umanità è diventata, in molti paesi, un bene condizionato dal portafoglio. E qui il paradosso fa male.

Il primo nodo: il prezzo

L’OMS indica tra le principali barriere all’accesso universale all’insulina i prezzi elevati, la bassa disponibilità di insulina umana, il dominio di pochi produttori e la debolezza dei sistemi sanitari. Secondo l’OMS, l’insulina consente a circa 9 milioni di persone con diabete tipo 1 di trasformare una malattia mortale in una condizione gestibile, ed è essenziale anche per oltre 60 milioni di persone con diabete tipo 2 per ridurre complicanze come insufficienza renale, cecità e amputazioni.

Il problema è che il mercato globale è molto concentrato: tre multinazionali controllano oltre il 90% del mercato dell’insulina. Quando pochi soggetti governano produzione, prezzo e disponibilità, la concorrenza diventa un ospite timido, entra in punta di piedi e spesso resta fuori dalla porta.

Il secondo nodo: gli analoghi costano di più

Negli ultimi decenni il mercato si è spostato progressivamente dall’insulina umana, meno costosa, agli analoghi dell’insulina, spesso più cari. L’OMS segnala che gli analoghi possono costare almeno 1,5 volte di più dell’insulina umana e, in alcuni paesi, anche tre volte tanto. Non significa che gli analoghi non abbiano valore clinico, lo hanno eccome per molte persone, ma quando diventano lo standard commerciale dominante rischiano di alzare il prezzo d’ingresso alla cura.

Il terzo nodo: i biosimilari arrivano, ma non abbastanza

I biosimilari potrebbero ridurre i prezzi perché introducono concorrenza, un po’ come i generici per molti farmaci tradizionali. Però l’insulina è un farmaco biologico, più complesso da produrre e regolamentare. L’OMS ha avviato nel 2019 un programma di prequalificazione dell’insulina proprio per aumentare l’offerta di prodotti sicuri e di qualità nei paesi a basso e medio reddito.

Nel 2025 l’OMS ha ribadito che i biosimilari possono espandere l’accesso ai farmaci biologici essenziali, aumentando la concorrenza e riducendo i costi, ma servono fiducia regolatoria, armonizzazione delle procedure, formazione dei professionisti e acquisti pubblici più intelligenti.

Il quarto nodo: non basta produrla, bisogna farla arrivare

L’insulina deve essere conservata e trasportata correttamente. Serve catena del freddo, logistica, farmacie rifornite, personale formato, prescrizioni appropriate, dispositivi per la somministrazione, aghi, penne, siringhe, glucometri, strisce, sensori quando disponibili. Insomma, l’insulina non viaggia da sola: ha bisogno di un sistema sanitario attorno.

Nei paesi con infrastrutture fragili, anche quando il farmaco esiste, può non arrivare dove serve, oppure arriva a un prezzo gonfiato da passaggi, margini, trasporto e scarsità. Il testo che hai fornito lo sintetizza bene: l’accessibilità dipende da una catena complessa, ricerca, produzione, regolazione, mercato, rimborso, approvvigionamento, prescrizione, dispensazione e uso. Basta che si rompa un anello e la cura diventa promessa mancata.

Il quinto nodo: i sistemi sanitari deboli

La crisi dell’insulina è anche crisi dei sistemi sanitari. L’OMS segnala che nel 2022 quasi 450 milioni di adulti con diabete nel mondo non ricevevano trattamento, con il 90% di questi casi nei paesi a basso e medio reddito. Questo dato riguarda il diabete nel suo complesso, ma racconta bene il contesto: diagnosi tardive, poca continuità assistenziale, farmaci intermittenti, educazione terapeutica insufficiente.

L’obiettivo dell’OMS per il 2030 è chiarissimo: il 100% delle persone con diabete tipo 1 dovrebbe avere accesso a insulina accessibile economicamente e all’automonitoraggio della glicemia. Il fatto che serva scriverlo come obiettivo globale dice già quanto siamo lontani dalla normalità.

Il punto politico: l’insulina è un bene pubblico o una merce qualsiasi?

Qui sta il cuore della questione. L’insulina non è un profumo di lusso, non è un gadget, non è una crema miracolosa venduta con la modella in controluce. Per una persona con diabete tipo 1 è sopravvivenza quotidiana. Per molte persone con diabete tipo 2 è protezione da complicanze devastanti.

Eppure viene trattata, troppo spesso, come una merce dentro un mercato imperfetto. I governi possono intervenire su prezzi, rimborsi, trasparenza, acquisti centralizzati, produzione locale, prequalificazione, concorrenza, distribuzione e copertura sanitaria universale. Quando non lo fanno, il prezzo della loro assenza lo pagano i corpi delle persone.

In sintesi

L’insulina resta inaccessibile perché il problema non è solo medico, è economico, politico e logistico. I grandi ostacoli sono prezzo, oligopolio produttivo, scarsa concorrenza dei biosimilari, sistemi sanitari deboli, catene di fornitura fragili e mancanza di politiche pubbliche robuste.

A più di cento anni dalla scoperta, la domanda non è se sappiamo produrre insulina. Lo sappiamo benissimo. La domanda vera è se vogliamo ancora considerarla ciò che avrebbe dovuto essere fin dall’inizio: un bene essenziale, universale, umano.

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Di Roberto Lambertini

Roberto Lambertini è nato a Bologna il 4 settembre 1961. Fin da giovane è stato appassionato di lettura, libri e informazione.

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