I dati della sperimentazione indicano un calo delle domande di invalidità e inabilità previdenziale. Il nodo non è solo amministrativo, ma riguarda l’accesso reale ai diritti delle persone fragili.
In Breve:
La riforma della disabilità nasce con l’obiettivo dichiarato di semplificare l’accertamento e mettere al centro la persona. Ma i primi dati della sperimentazione raccontano un’altra faccia della medaglia: meno domande, più incertezza e il rischio che migliaia di lavoratrici e lavoratori fragili restino fuori dalle tutele.
Una riforma nata per cambiare passo
La riforma della disabilità, introdotta dal decreto legislativo 62/2024, nasce dentro un percorso più ampio di revisione del sistema italiano di riconoscimento della disabilità, con l’obiettivo di superare una logica puramente medico-legale e avvicinarsi a un modello bio-psico-sociale, più attento alla vita concreta della persona. Il nuovo impianto prevede la valutazione di base affidata all’INPS, l’uso di classificazioni come ICD e ICF e il collegamento con il progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato. (LIFC Lega Italiana Fibrosi Cistica ODV)
Sulla carta, il principio è condivisibile: meno frammentazione, meno pellegrinaggi tra sportelli, più attenzione alla persona. In pratica, però, come spesso accade in Italia, tra l’idea e il modulo telematico passa un fiume carsico di certificati, password, costi, interpretazioni e attese. La poesia della semplificazione, purtroppo, rischia di inciampare nella prosa del portale.
Cosa cambia con il nuovo sistema
Secondo l’INPS, la riforma modifica le modalità di riconoscimento della condizione di disabilità: l’Istituto diventa titolare unico dell’accertamento sanitario attraverso la valutazione di base, che prende avvio con il nuovo certificato medico introduttivo trasmesso telematicamente. La sperimentazione è partita il 1° gennaio 2025 in nove province, è stata poi ampliata e dal 1° marzo 2026 copre complessivamente 60 province. (INPS)
Il Governo ha presentato l’estensione della sperimentazione come un passaggio necessario verso l’applicazione nazionale dal 1° gennaio 2027, sottolineando l’obiettivo di semplificare l’accertamento dell’invalidità civile e introdurre una valutazione multidimensionale collegata al progetto di vita. Tra le 40 province aggiunte dal 1° marzo 2026 figura anche Bologna, insieme, tra le altre, a Milano, Roma, Torino, Cagliari, Venezia, Verona e Catania. (Ministro per le disabilità)
Il nuovo certificato medico introduttivo, sempre secondo le istruzioni INPS, può essere rilasciato da medici di medicina generale, pediatri, specialisti ambulatoriali del SSN, medici ospedalieri, medici di strutture private accreditate e medici in quiescenza iscritti all’albo. (INPS)
Il dato che preoccupa: meno domande, meno accesso
Il punto critico emerge dai dati diffusi dall’Osservatorio Previdenza della CGIL. Nelle province coinvolte nella prima fase della sperimentazione, le domande previdenziali di invalidità e inabilità risultano diminuite del 13,1%, mentre nelle province non coinvolte si registra un lieve aumento dell’1%. Nello stesso periodo calano anche le domande accolte, meno 12,1%, e le pratiche definite, meno 12,9%. (CGIL)
Non è un dettaglio tecnico. Se in un territorio sperimentale calano le domande, la domanda vera diventa un’altra: le persone stanno meglio, oppure trovano più difficile chiedere ciò che spetta loro?
La CGIL parla di un effetto di “raffreddamento” dell’accesso alle tutele previdenziali. Tradotto dal burocratese al linguaggio della vita: chi è fragile potrebbe scoraggiarsi, perdersi nella procedura, non sapere a chi rivolgersi, rinviare, rinunciare. E quando una persona malata rinuncia a un diritto, non siamo davanti a efficienza amministrativa. Siamo davanti a una porta che si chiude piano, senza fare rumore.
Il rischio nazionale: oltre 25 mila domande in meno
La simulazione dell’Osservatorio Previdenza CGIL applica il calo del 13,1% osservato nelle province sperimentali al totale nazionale delle 194.251 domande annue di invalidità e inabilità previdenziale. Il risultato potenziale sarebbe una riduzione di circa 25.447 domande all’anno una volta che il modello sarà esteso a tutto il Paese dal 1° gennaio 2027. (CGIL)
Il dato va letto con prudenza, perché si tratta di una proiezione. Ma proprio perché prudenziale, non può essere liquidato con una scrollata di spalle. Qui non parliamo di una pratica duplicata o di una marca da bollo dimenticata. Parliamo di lavoratrici e lavoratori con condizioni gravi, progressive o invalidanti, che potrebbero avere diritto all’assegno ordinario di invalidità o alla pensione di inabilità previdenziale.
E questi non sono favori. Sono prestazioni fondate sulla contribuzione versata durante la vita lavorativa. In parole semplici: diritti costruiti nel tempo, mattone dopo mattone, busta paga dopo busta paga.
Certificati, patronati e stratificazione normativa
Tra le criticità segnalate ci sono i costi dei certificati introduttivi, la riduzione del ruolo dei Patronati nella fase iniziale, la carenza di commissioni INPS e di medici di medicina legale, oltre alla stratificazione normativa che rischia di produrre ritardi, confusione e incertezza. (CGIL)
Il tema dei Patronati è particolarmente delicato. Per molte persone fragili, anziane, malate o con ridotte competenze digitali, il Patronato non è un semplice intermediario. È spesso il traduttore umano di una lingua amministrativa che, lasciata a sé stessa, sembra scritta da un notaio in una notte di luna piena.
Ridurne il ruolo iniziale può apparire moderno, digitale, efficiente. Ma la modernità non coincide sempre con l’accessibilità. Una procedura online è davvero semplice solo se la persona riesce a usarla senza perdersi. Altrimenti non è innovazione, è selezione naturale con SPID.
La domanda politica e sociale
La riforma contiene elementi importanti: la valutazione multidimensionale, il progetto di vita, l’idea che la disabilità non sia solo una diagnosi ma l’incontro tra una condizione personale e le barriere dell’ambiente. È un cambio di sguardo necessario, persino atteso.
Ma ogni riforma si giudica non dal comunicato stampa, bensì dal tragitto reale che una persona deve compiere per ottenere ciò che le spetta. Se quel tragitto diventa più costoso, più incerto o più solitario, allora il sistema non semplifica: filtra.
E quando il filtro cade sulle persone fragili, il problema non è solo amministrativo. È democratico.
Cosa dovrebbe essere corretto subito
Serve un monitoraggio pubblico, trasparente e tempestivo degli effetti della sperimentazione, con dati disaggregati per provincia, tipo di domanda, tempi di definizione, esiti e numero di rinunce o pratiche non perfezionate.
Serve poi garantire che il certificato introduttivo non diventi una barriera economica. Una riforma che nasce per tutelare le persone con disabilità non può dipendere dalla capacità di pagare il primo passo.
Infine, occorre rafforzare, non indebolire, il ruolo di accompagnamento dei Patronati e delle reti territoriali. La semplificazione vera non è togliere passaggi sulla carta. È fare in modo che la persona non resti sola davanti a una procedura che non capisce.
FAQ
La riforma della disabilità è già in vigore in tutta Italia?
No. La riforma è in fase di sperimentazione e, secondo il calendario istituzionale, dovrebbe essere applicata a livello nazionale dal 1° gennaio 2027. (Ministro per le disabilità)
Che cosa introduce il nuovo sistema?
Introduce la valutazione di base affidata all’INPS, il nuovo certificato medico introduttivo, una valutazione multidimensionale e il collegamento con il progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato. (INPS)
Perché si parla di rischio per i diritti?
Perché nelle province sperimentali, secondo i dati CGIL, le domande previdenziali di invalidità e inabilità sono diminuite del 13,1%, mentre nelle province non coinvolte sono leggermente aumentate. Questo può indicare una maggiore difficoltà di accesso alle tutele. (CGIL)
Quante domande potrebbero mancare a livello nazionale?
Applicando il calo del 13,1% al totale nazionale delle domande annue, la CGIL stima una possibile riduzione di circa 25.447 domande ogni anno. (CGIL)
In sintesi
La riforma della disabilità nasce con un obiettivo alto: semplificare, unificare, riconoscere la persona oltre la diagnosi. Ma i primi dati della sperimentazione aprono una crepa nel racconto ufficiale. Meno domande non significano automaticamente meno bisogno. Possono significare più ostacoli.
La fragilità non aspetta che la macchina amministrativa si assesti. Chi vive una malattia invalidante, una disabilità progressiva o una perdita di capacità lavorativa ha bisogno di diritti accessibili, non di percorsi a ostacoli. Perché una società civile si misura anche da qui: da quanto riesce a proteggere chi bussa piano, perché non ha più la forza di battere forte.
Hashtag:
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