Il ritiro completato a fine gennaio 2026 non è solo una mossa diplomatica: è un taglio a dati, regole, influenza e, alla fine, sicurezza sanitaria.

Risposta in 30 secondi

Il 20 gennaio 2025 gli USA hanno avviato l’uscita dall’OMS, e tra il 22 e il 23 gennaio 2026 l’amministrazione ha annunciato il completamento del processo, con stop a partecipazione, personale e contributi. (The White House)
L’OMS ha espresso rammarico, e ha indicato che le implicazioni saranno esaminate dagli organi direttivi, a partire dal Consiglio Esecutivo del 2 febbraio 2026, fino all’Assemblea Mondiale della Sanità di maggio 2026. (Organizzazione Mondiale della Sanità)

Sotto la cronaca c’è una regola semplice: se esci dalla stanza dove si decidono standard e priorità, il mondo non si ferma, ma tu pesi meno.

Cinque cose che l’OMS fa anche quando non la nomini

  1. Allerta precoce e coordinamento delle risposte. I Regolamenti Sanitari Internazionali affidano all’OMS una funzione di “early warning”, informazione condivisa e coordinamento degli sforzi tra Paesi. (Organizzazione Mondiale della Sanità)
  2. Sorveglianza dell’influenza. La rete GISRS lavora da decenni su dati e virus per preparazione, risposta e, in pratica, vaccinazioni più coerenti. (Organizzazione Mondiale della Sanità)
  3. Squadre e competenze in campo. La rete GOARN, coordinata dall’OMS, ha supportato oltre 175 emergenze in 114 Paesi, con migliaia di risponditori dispiegati. (Organizzazione Mondiale della Sanità)
  4. Qualità di vaccini e farmaci. I programmi di prequalificazione OMS mirano a garantire prodotti sicuri ed efficaci per i programmi di immunizzazione e l’accesso a medicinali di qualità. (extranet.who.int)
  5. Coordinamento di team medici d’emergenza. L’iniziativa Emergency Medical Teams punta a migliorare tempestività e qualità dell’assistenza nelle crisi, e a rafforzare la capacità dei sistemi sanitari di coordinare risposte rapide. (Organizzazione Mondiale della Sanità)

Ecco perché dire “facciamo da soli” suona bene, ma in sanità pubblica spesso significa “rifacciamo da soli”, cioè spendiamo di più per ottenere di meno, e più tardi.

Cosa perdono gli USA

1) Voce e voto quando contano.
Meno spazio per orientare linee guida e risposte alle emergenze, più necessità di inseguire decisioni prese altrove. (HHS.gov)

2) Coordinamento “di prima mano” su focolai e rischio.
L’OMS è una rete operativa continua, non solo un palcoscenico. Restare fuori significa più accordi bilaterali e più pezzi sparsi. (Organizzazione Mondiale della Sanità)

3) Un esempio concreto, l’influenza.
La selezione dei ceppi per i vaccini si appoggia a scambio dati e laboratori collegati, e il CDC è stato parte attiva di questa collaborazione con l’OMS. (CDC)
Se l’architettura multilaterale si indebolisce, anche la “routine” può incrinarsi, e la routine è ciò che evita l’emergenza.

4) Soft power sanitario.
Meno credibilità per guidare standard e cooperazione, proprio quando fiducia e velocità sono moneta buona.

Cosa perde il mondo

1) Risorse finanziarie.
Nel biennio 2022-2023 gli USA risultavano il primo contributore dell’OMS, con circa 1,3 miliardi di dollari (1,284 miliardi) indicati dall’Organizzazione. (Organizzazione Mondiale della Sanità)
Quando quel rubinetto si chiude, o qualcuno compensa, o si taglia.

2) Spinta tecnica mentre le regole si rafforzano.
Nel 2024 sono stati adottati emendamenti ai Regolamenti Sanitari Internazionali, entrati in vigore nel 2025, con la nuova categoria di allerta “pandemic emergency”. (Organizzazione Mondiale della Sanità)
Nel 2025 l’Assemblea Mondiale della Sanità ha adottato un Accordo pandemico, senza partecipazione USA. (Organizzazione Mondiale della Sanità)
Il paradosso è qui: il sistema prova a diventare più robusto, proprio mentre perde un pilastro.

3) Un vuoto geopolitico.
Influenza e agenda tendono a spostarsi verso chi resta e verso chi paga.

4) Un precedente.
In tempi di sfiducia e conti pubblici tirati, l’idea del “me ne vado” può diventare contagiosa.

La domanda che tutti fanno

“Saremo meno sicuri?”
Con gradi diversi, sì. L’OMS ha dichiarato che la scelta rende gli Stati Uniti e il mondo meno sicuri. (Organizzazione Mondiale della Sanità)

Il punto legale, in tre frasi

In passato analisi del Congressional Research Service hanno osservato che l’efficacia della notifica potrebbe dipendere anche dal rispetto di obblighi finanziari. (congress.gov)
Alcuni giuristi sostengono inoltre che la forma del ritiro lasci spazio a contestazioni sul piano del diritto internazionale. (Just Security)
Traduzione: nelle organizzazioni globali le porte hanno più serrature, e le chiavi non sempre stanno tutte in una sola tasca.

Tre scenari possibili

  1. Cooperazione minima necessaria. Contatti tecnici selettivi, ma meno governance. (HHS.gov)
  2. Compensazione parziale. Altri donatori coprono una parte, il resto diventa taglio.
  3. Rientro futuro. L’OMS ha detto di sperare in un ritorno della partecipazione USA. (Reuters)

FAQ rapida

L’uscita è definitiva?
Per il governo USA sì, perché il processo è stato dichiarato completato a gennaio 2026. (HHS.gov)

Gli USA possono collaborare comunque?
Sì, ma più limitatamente e caso per caso. (HHS.gov)

Che cosa cambia per noi, in Europa?
Quasi nulla oggi; molto domani, se una crisi richiede scambio dati e coordinamento rapido.

Tre takeaway da portarsi a casa

  • L’OMS non è solo burocrazia: è rete, standard, allerta precoce, risposta in campo, qualità dei prodotti sanitari. (Organizzazione Mondiale della Sanità)
  • Quando il primo donatore esce, la coperta si accorcia: qualcuno copre, oppure si rinuncia a qualcosa, spesso lontano dai riflettori. (Organizzazione Mondiale della Sanità)
  • La sicurezza sanitaria è una tradizione moderna: si costruisce con abitudini condivise, non con annunci, e si misura nei momenti in cui nessuno vorrebbe essere “il primo caso”.

Chiusura, un po’ all’antica

Per decenni la cooperazione sanitaria internazionale è stata manutenzione invisibile, come oliare i cardini. Non fa notizia, finché qualcuno decide di sbattere la porta, e poi scopri che il rumore rimbalza, non solo in casa propria.

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Di Roberto Lambertini

Roberto Lambertini è nato a Bologna il 4 settembre 1961. Fin da giovane è stato appassionato di lettura, libri e informazione.

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Chaleco moldeador – manga sisa.