Una notte di ipoglicemia grave con convulsioni e una frattura al femore, il viaggio tra Sant’Orsola e Maggiore, e un augurio che sa di corsia e umanità.

Ci sono notti che non finiscono con l’alba, restano appese come una lampadina in corridoio. La mia è stata sabato 27 dicembre 2025, una di quelle in cui il calendario perde la voce e resta solo il corpo, che detta legge.

È stata una ipoglicemia grave, con convulsioni, e una frattura scomposta del femore sinistro. Da lì, il “viaggio” che nessuno prenota su un’app: OBI al Sant’Orsola, poi Semeiotica, e infine, da domenica pomeriggio 28 dicembre 2025, l’approdo all’Ortopedia dell’Ospedale Maggiore, nono piano. Il 30 dicembre 2025 l’intervento, sei ore di sala operatoria, precisione, fatica, cura.

Questo è il mio primo ricovero al Maggiore, e lo dico senza retorica, ho trovato un’eccellenza. Chirurghi, anestesisti, infermieri, operatori, una squadra “al top di gamma”, lo senti nei gesti piccoli e nel modo in cui ti chiamano per nome. Le cose importanti funzionano ancora come una volta: presenza, competenza, rispetto. Niente fuochi d’artificio, ma una mano ferma.

Cos’è davvero una ipoglicemia grave

Nel linguaggio clinico, l’ipoglicemia “di livello 3”, detta anche grave, è un evento in cui la persona ha un’alterazione tale delle funzioni mentali o fisiche da richiedere l’aiuto di qualcun altro, indipendentemente dal valore preciso misurato in quel momento. È la definizione usata negli Standard di cura dell’American Diabetes Association. (Diabetes Journals)

Le convulsioni possono comparire perché il cervello, quando resta senza glucosio, va in modalità emergenza. Non è un “calo di zuccheri” raccontato con leggerezza, è una crisi che può mettere a rischio la vita e, come dimostra la mia gamba, anche l’integrità del corpo.

I tre livelli, in parole semplici

Per orientarci, molte linee guida parlano di tre “gradini”. Livello 1 quando la glicemia scende sotto 70 mg/dL, è un campanello d’allarme. Livello 2 quando scende sotto 54 mg/dL, è ipoglicemia clinicamente importante. Livello 3 quando serve l’aiuto di un’altra persona, perché la testa o il corpo non rispondono più come dovrebbero. (ihsgonline.com)

È un linguaggio utile per capirsi, e per ricordare che non bisogna “arrivare al livello 3” per prendere sul serio il problema.

Perché una ipoglicemia può diventare anche una frattura

C’è un collegamento che spesso sottovalutiamo: l’ipoglicemia grave aumenta il rischio di cadute, e le cadute aumentano il rischio di fratture. In persone con diabete di tipo 1, la relazione tra ipoglicemia grave e rischio di cadute è stata osservata in studi specifici. (PubMed)
E meta-analisi su ampie popolazioni mostrano un’associazione tra episodi ipoglicemici e eventi come cadute e fratture. (PubMed)

Quando “si spegne la luce”, il corpo cade dove può, e spesso cade male. La frattura del femore non è una sbucciatura, è un capitolo lungo, fatto di chirurgia e riabilitazione.

Cosa fare se una persona ha convulsioni per ipoglicemia

  1. Chiamare i soccorsi, soprattutto se la persona è incosciente o ha convulsioni.
  2. Non mettere cibo o bevande in bocca, il rischio di soffocamento è reale.
  3. Mettere la persona in posizione di sicurezza, se possibile, e controllare il respiro.
  4. Se si è addestrati e disponibile, somministrare glucagone secondo le istruzioni del dispositivo, poi attendere i soccorsi.

Le indicazioni educative dell’ADA sottolineano che l’ipoglicemia grave richiede assistenza esterna e spesso trattamento con glucagone o emergenza sanitaria. (Associazione Diabete Americana)

Prevenzione, la parte noiosa che salva le ossa

La prevenzione è come il sale nell’acqua della pasta, se te ne dimentichi te ne accorgi dopo. Però alcune azioni fanno davvero differenza, e vanno sempre cucite addosso alla propria terapia con il team diabetologico.

• Rivedere target e allarmi del CGM, soprattutto di notte, e la gestione di attività fisica e alcol.
• Avere glucagone in casa, e far sapere dov’è e come si usa a partner, familiari, amici.
• Fare una “autopsia gentile” degli episodi: bolo, cena, movimento, stress, sonno, farmaci. Non per colpe, per capire.
• Se la percezione dei sintomi è ridotta, dirlo apertamente, è un tema clinico, non un difetto di carattere.

Le linee guida italiane per il diabete di tipo 1 includono strategie e tecnologie per ridurre l’ipoglicemia e i suoi esiti, aggiornando raccomandazioni in base all’evidenza. (siditalia.it)

Domande rapide, risposte utili

Chi dovrebbe sapere usare il glucagone?
Chi vive con te, chi ti vede spesso, e almeno una persona “di fiducia” fuori casa. La tradizione qui è rivoluzionaria: provarlo insieme, a tavolino, prima che serva davvero.

Il sensore basta a evitare tutto?
Aiuta, ma non è un talismano. Gli allarmi riducono il rischio, non lo annullano. Serve una strategia condivisa. (siditalia.it)

Dopo un episodio grave, cosa conviene rivedere con il team?
Target notturni, rapporti insulina carboidrati, correzioni serali, attività fisica del pomeriggio, alcol, e soprattutto la gestione degli “impilamenti” di bolo. Non è colpa, è manutenzione.

Serve parlarne, anche se fa impressione?
Sì. L’ipoglicemia grave ha un costo emotivo, e anche il silenzio costa. Dirlo, scriverlo, chiedere aiuto, è già cura.

Integrazione al racconto

Va precisato che l’episodio non è avvenuto in movimento, ero a letto, accanto a mia moglie. La crisi ipoglicemica è quindi stata notturna, a riposo, e questo dettaglio conta, perché smonta l’idea comoda che il pericolo arrivi solo mentre cammini, guidi, fai sport. Di notte il corpo è più silenzioso, i segnali possono attenuarsi, e l’ipoglicemia può diventare profonda senza fare rumore, finché lo fa.

Perché “a letto” è un’informazione chiave

Una ipoglicemia notturna può essere più insidiosa perché:

  • i sintomi di allarme si percepiscono meno durante il sonno,
  • l’intervento è spesso affidato a chi dorme accanto a te, più che alla tua lucidità,
  • il tempo di reazione può allungarsi, perché prima bisogna svegliarsi, e non è un dettaglio.

Qui entra in scena una verità antica, quasi da cucina della nonna, ma clinicamente modernissima: la sicurezza non è solo tecnologia, è anche relazione. La persona accanto a te diventa parte del piano, non per “controllarti”, ma per proteggerti quando tu non puoi.

Box risposta rapida

D: Si può avere una ipoglicemia grave anche dormendo?
Sì. Le ipoglicemie notturne possono essere particolarmente pericolose perché durante il sonno i sintomi sono meno percepiti e la persona può aver bisogno dell’aiuto del partner o dei soccorsi.

Mini elenco pratico, da aggiungere alla sezione prevenzione

  • Allarmi notturni del CGM, volume, soglia e ripetizione, tarati con il team.
  • Glucagone disponibile e “istruzioni di casa”, due minuti di prova a mente lucida valgono oro quando la lucidità non c’è.
  • Regole serali tradizionali e sane, cena, bolo, correzioni tardive, attività fisica e alcol, riviste con attenzione, perché la notte presenta sempre il conto, anche quando sembra gentile.

Il mio augurio, dalla corsia

Capodanno quest’anno passa qui. Niente piazza, niente brindisi, al massimo la “discoteca dei bip” dei monitor. Però c’è una cosa che non passa mai di moda, dire grazie.

Grazia a mia Sorella, Lucia, che si era accorta di quanto mi stava accadendo e svegliando mia moglie Sandra Spadoni, sempre vicina, sono riuscito a chiamare il 118 e salvarmi la pelle. Grazie a Klau Kostaj, a Salvatore Santoro, e a tutta AGD Bologna. E grazie all’équipe del Maggiore, perché la competenza senza umanità è solo tecnica, e l’umanità senza competenza è solo buon cuore. Qui ho trovato entrambe.

Buon anno, dal nono piano con la gamba in riparazione e la gratitudine intatta.

Nota: non è un consulto medico, confrontati con il tuo team curante.

Hashtag: #DiabeteTipo1 #IpoglicemiaGrave #Bologna #AGDBologna

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Di Roberto Lambertini

Roberto Lambertini è nato a Bologna il 4 settembre 1961. Fin da giovane è stato appassionato di lettura, libri e informazione.

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