La cultura digitale amplifica comportamenti regressivi: tra influencer, talk show e politica spettacolo, il rischio è un Paese che si abitua alla superficialità.

C’è un filo sottile che unisce il linguaggio degli influencer su TikTok, le polemiche urlate nei talk show televisivi e le campagne politiche ridotte a slogan da dieci secondi: si chiama infantilismo di massa.

In Italia questo fenomeno ha trovato un terreno fertile. Non solo perché siamo un Paese fortemente legato alla televisione e ora ai social, ma perché la comunicazione pubblica è spesso costruita sul modello della “battuta pronta”, del gesto plateale, dell’emozione istantanea. Un modo di comunicare che parla più al bambino interiore che all’adulto razionale.

Basta guardare:

  • Politica spettacolo: le conferenze stampa trasformate in show, i leader che comunicano più con i meme che con i programmi.
  • Influencer culture: milioni di follower catturati da balletti e frasi motivazionali vuote, che diventano trend senza sostanza.
  • Talk show e reality: litigi, urla e gossip usati come intrattenimento di massa, normalizzando il conflitto infantile come unico registro.

Questo cretinismo digitale non è un’offesa, ma un fenomeno sociale: la riduzione del pensiero critico a un riflesso emotivo, spesso immediato e banale.

Eppure, l’Italia ha gli strumenti culturali per reagire. È il Paese di Dante e Manzoni, della filosofia di Croce e del pensiero civile di Gramsci. La nostra tradizione ci ricorda che la parola non è solo intrattenimento, ma responsabilità.

Tre passi per invertire la rotta

  1. Educazione civica digitale: già a scuola, insegnare a leggere i media con occhio critico.
  2. Valorizzare la cultura lunga: libri, giornali, podcast di approfondimento che sfidano l’algoritmo della superficialità.
  3. Responsabilità personale: ogni click è una scelta. Scegliere contenuti maturi significa alimentare un ecosistema più sano.

Se non vogliamo che la società adulta si trasformi in un gigantesco asilo virtuale, è tempo di riscoprire la forza del pensiero e la bellezza della maturità. Perché crescere, oggi, è l’atto più rivoluzionario.


Hashtag per i social

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Di Roberto Lambertini

Roberto Lambertini è nato a Bologna il 4 settembre 1961. Fin da giovane è stato appassionato di lettura, libri e informazione.

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