Hilde Storrøsæter ha analizzato i curricula nazionali di geografia nella scuola secondaria superiore di 9 paesi diversi. Ha esaminato cosa prevedono i piani in merito a cosa viene insegnato e come. Nonostante il concetto di "pensiero geografico" sia il fondamento della geografia, nessuno dei programmi di studio dei nove paesi lo ha descritto chiaramente. Credito Sølvi W. Normannsen/NTNUHilde Storrøsæter ha analizzato i curricula nazionali di geografia nella scuola secondaria superiore di 9 paesi diversi. Ha esaminato cosa prevedono i piani in merito a cosa viene insegnato e come. Nonostante il concetto di "pensiero geografico" sia il fondamento della geografia, nessuno dei programmi di studio dei nove paesi lo ha descritto chiaramente. Credito Sølvi W. Normannsen/NTNU

In Italia la geografia viene ridotta nei programmi scolastici e spesso insegnata senza docenti specializzati. Ma senza pensiero geografico gli studenti non comprendono sfide globali come il clima, la sostenibilità e le scelte politiche.

In Italia, come in molti Paesi europei, la geografia rischia di essere relegata a materia marginale. Ore di lezione ridotte, programmi integrati con la storia o con l’educazione civica, insegnanti spesso non specializzati. È un quadro preoccupante, che mette a rischio la capacità degli studenti di comprendere il mondo che li circonda.

Un recente studio internazionale, coordinato dalla ricercatrice Hilde Storrøsæter dell’Università Norvegese di Scienza e Tecnologia, ha evidenziato come la geografia sia sotto pressione ovunque. E l’Italia non fa eccezione.

La geografia in Italia: un ruolo sempre più ridotto

Nel nostro Paese, la geografia è presente soprattutto alle scuole medie, mentre alle superiori è stata progressivamente assorbita da altre discipline. Nei licei scientifici, ad esempio, è insegnata solo al biennio, mentre nei tecnici e professionali resta collegata a storia ed educazione civica.

Una scelta che negli anni è stata criticata da numerosi esperti: la geografia non è solo una materia di “ripasso” o un elenco di capitali e fiumi, ma uno strumento critico per interpretare globalizzazione, migrazioni, cambiamento climatico e gestione delle risorse.

Il pensiero geografico come chiave di lettura

Lo studio, pubblicato a giugno 2025 su International Geographical and Environmental Education, analizza nove Paesi, tra cui Francia, Danimarca e Stati Uniti. In nessuno di essi compare chiaramente il concetto di “pensiero geografico”, ovvero la capacità di leggere le relazioni tra luoghi, persone, ambiente e sviluppo.

Per l’Italia, questo tema è ancora più urgente. Le ultime riforme scolastiche hanno puntato molto su educazione civica e competenze digitali, ma hanno lasciato la geografia in secondo piano. Una scelta che rischia di minare la formazione di cittadini consapevoli.

“Se eliminiamo il pensiero, ci restano i fatti. Allora perdiamo la visione d’insieme”, ha sottolineato Storrøsæter.

Geografia e PNRR: una sfida mancata

Il PNRR per la scuola ha investito su laboratori STEM, innovazione tecnologica e formazione digitale. Ma la geografia è rimasta ai margini, spesso percepita come materia minore. Eppure è proprio la geografia a permettere di connettere i grandi temi della contemporaneità: crisi climatica, sostenibilità, transizione energetica, gestione del territorio.

In un Paese come l’Italia, dove frane, alluvioni e dissesto idrogeologico sono all’ordine del giorno, ridurre la geografia significa privare le nuove generazioni di strumenti di prevenzione e consapevolezza.

Insegnanti senza specializzazione

Un altro nodo riguarda i docenti. Molti insegnanti di storia o lettere si trovano a insegnare geografia senza una formazione specifica. Questo indebolisce ulteriormente la materia, che finisce per ridursi a un elenco nozionistico, senza stimolare il pensiero critico.

La richiesta degli esperti è chiara: servono programmi di formazione per insegnanti di geografia, riconoscimento della disciplina come pilastro educativo e un maggiore numero di ore dedicate, soprattutto nei licei e negli istituti tecnici.

Geografia e cittadinanza

La geografia è molto più che una materia di studio: è una palestra di cittadinanza. Permette di capire perché le persone migrano, come i cambiamenti ambientali incidono sulla vita delle comunità, perché le decisioni politiche assumono forme diverse a seconda dei territori.

Non si tratta di accumulare dati, ma di imparare a connettere i fenomeni. Per questo, la sfida del futuro non è insegnare più fatti, ma formare più pensatori geografici.


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Bibliografia: 
Tomáš Bendl, Hilde Storrøsæter, Lene Møller Madsen, David Trokšiar, Raphaële de la Martinière, Shanshan Liu, Sizakele Serame, Jerry T. Mitchell, Péter Bagoly-Simó, Yushan Duan, Gillian Kidman: «Una prospettiva internazionale sui curricula geografici: aprire una via avanti per il pensiero geografico» Educazione geografica e ambientale 
https://doi.org/10.1080/10382046.2025.2513535

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Di Roberto Lambertini

Roberto Lambertini è nato a Bologna il 4 settembre 1961. Fin da giovane è stato appassionato di lettura, libri e informazione.

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