ADA 2026, aggiornamento scientifico del 7 giugno

Il congresso ADA 2026 a New Orleans entra nella fase più ricca: i dati più caldi ruotano attorno a incretine di nuova generazione, obesità, diabete tipo 1, tecnologia, ipoglicemia e rischio cardio-renale. Il quadro è questo: non siamo più nel “solo abbassare la glicemia”, ma nel provare a cambiare traiettoria alla malattia, come quando si sposta il timone prima che arrivi la tempesta.

1. Diabete tipo 1 e obesità: acmopatide, segnale interessante ma sviluppo fermo

La notizia più rilevante per il diabete tipo 1 arriva da ADA Meeting News: acmopatide, CT-868, doppio agonista GLP-1/GIP, ha migliorato il controllo glicemico e ridotto peso, dose insulinica e pressione arteriosa in adulti con diabete tipo 1 e obesità o sovrappeso. Nello studio di fase 2, randomizzato e controllato con placebo, l’HbA1c si è ridotta di circa 0,34% rispetto al placebo con la dose da 4,1 mg; il 56% dei partecipanti con 4,1 mg e il 44% con 6,6 mg hanno raggiunto HbA1c sotto 7%, contro il 33% del gruppo placebo. Il peso è sceso fino al 6,67% e la dose giornaliera totale di insulina fino al 15% nel gruppo a dose più alta. Punto importante: non sono emersi segnali di chetoacidosi diabetica o ipoglicemia severa. La doccia fredda, però, è che il produttore non porterà acmopatide in fase 3. Peccato, perché qui il diabete tipo 1 vedeva finalmente un po’ di luce anche sul fronte “adiuvanti metabolici”. 

2. Immunoterapia nel tipo 1: meno proclami, più meccanismi

Sempre sul tipo 1, ADA segnala una sessione dedicata all’immunoterapia. Il messaggio è sobrio ma importante: l’insulina tratta la carenza, non la causa autoimmune. Le nuove strategie puntano a modificare la progressione del diabete tipo 1 intervenendo precocemente sul sistema immunitario. Cate Speake e Lauren Higdon hanno sottolineato il valore di piccoli studi meccanicistici, utili per capire chi risponde, quando trattare e quali biomarcatori seguire. Sono citati studi su cellule T CD4 e CD8 “exhausted” correlate alla risposta immunoterapica, oltre a TrialNet, Immune Tolerance Network, antithymocyte globulin e la fase 1 TOPPLE su immunoterapia plasmidica. Qui non c’è ancora il fuoco d’artificio clinico, ma c’è il lavoro di bottega, quello che spesso prepara le svolte vere. 

3. AID, IA e closed-loop: verso sistemi meno “ibridi” e più autonomi

Sul fronte insulin delivery e AID, ADA Meeting News evidenzia il passaggio dai sistemi ibridi attuali ai sistemi closed-loop sempre più automatizzati. Boris Kovatchev ha spiegato che il salto richiede algoritmi diversi, sempre più basati su reti neurali, machine learning, grandi dataset e modelli personalizzati, i cosiddetti digital twins. L’obiettivo è anticipare pasti, esercizio fisico e variazioni quotidiane, riducendo il peso decisionale sulla persona con diabete. Interessante anche NutriBench, app per stimare carboidrati e macronutrienti da descrizioni testuali dei pasti, pensata per integrarsi con sistemi ibridi closed-loop. La vecchia conta dei carboidrati col taccuino non muore, ma comincia a guardare l’IA con aria da “nipote troppo sveglio”. 

4. Ipoglicemia: la prevenzione è un sistema, non un singolo gadget

La sessione sulla nuova frontiera della prevenzione dell’ipoglicemia mette a fuoco un punto molto clinico: nonostante tecnologia e nuovi farmaci, l’ipoglicemia resta troppo frequente e ancora gravata da morbilità e mortalità. Rozalina McCoy richiama l’attenzione su CGM, programmi di deprescribing, dosaggio insulinico computerizzato e protocolli standardizzati nelle strutture assistenziali. Il messaggio forte è che prevenire l’ipoglicemia non è “comprare un dispositivo e sperare”, ma costruire percorsi tra ambulatorio, ospedale, RSA e casa. Tradotto: meno eroismo glicemico individuale, più sistema che funziona. 

5. Amilina e CagriSema: non solo dimagrimento, ma “health gain”

L’amilina è uno dei grandi temi ADA 2026. Nel simposio dedicato, Carel le Roux ha parlato di farmaci a base di amilina come terapie non solo per la perdita di peso, ma per un più ampio guadagno di salute. Sono stati discussi cagrilintide, eloralintide e CagriSema. Nei dati REDEFINE, CagriSema 2,4 mg ha portato molti partecipanti a perdere almeno il 5% o il 10% del peso a 68 settimane; in REDEFINE 2 si parla di riduzione del peso fino al 15,7% e di una quota significativa, 89,7%, che ha raggiunto soglie di perdita ponderale tra 5% e 20%. Gli eventi avversi più comuni restano gastrointestinali, soprattutto durante la titolazione. 

6. Berobenatide: il GLP-1 mensile che punta su aderenza e scalabilità

Altra notizia forte: berobenatide, GLP-1 RA ultra-long-acting, ha mostrato dati positivi nei trial VESPER. In VESPER-3, su adulti con obesità o sovrappeso e ipertensione o dislipidemia, la dose mensile da 4,8 mg ha raggiunto una perdita di peso placebo-corretta fino al 12,3% a 28 settimane, senza plateau. In VESPER-2, su persone con diabete tipo 2 e sovrappeso o obesità, ha ridotto HbA1c fino al 2,2% e peso fino al 10,2%. Il punto strategico è la possibile somministrazione mensile, perché nella vita reale l’aderenza non è un dettaglio, è il ponte tra studio clinico e cucina di casa

7. Retatrutide, orforglipron, CagriSema, survodutide: la corsa incretinica continua

Tra i trial più attesi figurano retatrutide, triplo agonista GIP/GLP-1/glucagone, CagriSemasurvodutide ed elecoglipron. HCPLive segnala TRIUMPH-1 e TRANSCEND-T2D-1 come presentazioni chiave: retatrutide ha mostrato risultati superiori su peso, HbA1c e fattori di rischio cardiovascolare rispetto al placebo, mentre CagriSema viene valutato nei programmi REIMAGINE anche come add-on a insulina basale nel diabete tipo 2. Survodutide, doppio agonista glucagone/GLP-1, è atteso per dati su obesità senza diabete, con riduzioni di peso e circonferenza vita clinicamente rilevanti. 

8. Obesità e accesso: efficacia alta, ma il nodo resta chi potrà curarsi

L’American Journal of Managed Care osserva che le nuove terapie GLP-1 e multi-agoniste cambieranno formulari, criteri di copertura e strategie dei payer nei prossimi 12-24 mesi. Il dato più ruvido, ma decisivo, è l’aderenza: nella vita reale, la persistenza alle terapie GLP-1 per obesità scende dal 65% a 120 giorni al 34% a un anno, con il costo out-of-pocket tra le cause principali di interruzione. La scienza corre, ma il portafoglio spesso cammina con il bastone. 

9. Rischio renale e tipo 1: finerenone da seguire

Sul fronte rene-cardio-metabolico, fuori dal programma ADA ma molto rilevante per il diabete, Reuters riporta che la FDA ha accettato con priority review una domanda supplementare per finerenone negli adulti con malattia renale cronica associata a diabete tipo 1. La richiesta si basa su uno studio che ha mostrato una riduzione di circa 25% del rapporto albumina/creatinina urinaria in sei mesi rispetto al placebo. Oggi finerenone è approvato per CKD associata a diabete tipo 2, quindi questa possibile estensione al tipo 1 sarebbe da monitorare con attenzione. 

In sintesi

ADA 2026 sta dicendo tre cose forti. Primo, il diabete tipo 1 non è più solo insulina, ma anche immunoterapia, tecnologia intelligente e forse terapie metaboliche adiuvanti, anche se acmopatide per ora si ferma prima della fase 3. Secondo, il futuro dell’AID sarà sempre più predittivo, personalizzato e integrato con IA. Terzo, la partita dell’obesità e del rischio cardiometabolico si gioca ormai tra GLP-1, GIP, glucagone e amilina, ma la vera domanda resta antica come il banco della farmacia: chi potrà accedere davvero a queste cure?

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Di Roberto Lambertini

Roberto Lambertini è nato a Bologna il 4 settembre 1961. Fin da giovane è stato appassionato di lettura, libri e informazione.

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